DEEP SPACE 9 SU CANAL JIMMY
di Susanna Ricci


Reduci dalla maratona (!) notturna di programmazione RAI per Voyager, gli intrepidi seguaci di Star Trek sono pronti per arrivare là dove nessun fan è mai giunto prima: arrampicati sulle parabole, si affidano speranzosi alle TV satellitari, sperando che il loro programma preferito (miiiii, non ci posso creeedere!!!) possa avere miglior fortuna in un canale a pagamento.
Premetto che non sono tra i fortunati possessori di questa innovativa tecnologia, per cui non dovrò preoccuparmi di puntare il videoregistratore, non mi verranno i patemi da "avrò ancora abbastanza spazio sulla cassetta per un altro episodio", né quelli derivanti da eventuali slittamenti, cambiamenti di orario (solare/legale, devo andare un'ora avanti o un'ora indietro?) e di palinsesto: ho le cassette in lingua originale e sono arrivata a guardarmi anche 4 episodi alla volta senza interruzione (filo diretto col frigo, gatto sulle ginocchia, cuffie e occhio iniettato di sangue verso la terza ora di proiezione consecutiva).
Devo però confessare che invidio un po' quelli che ancora invece se le devono gustare: come dire, la troppa ingordigia mi ha fatto consumare velocemente un piacere che invece le televisioni di stato e non ci fanno centellinare. Non me la sento quindi di biasimare questi mezzi di comunicazione che tengono a freno in qualche modo i nostri più biechi istinti e fanno aumentare in tutti noi l'attesa e quindi il successivo piacere di poter finalmente vedere un nuovo episodio: secondo me Leopardi ha sempre avuto ragione quando diceva che tutto sommato il sabato era la giornata più interessante (in quanto di preparazione per la festa).
È un ragionamento un po' masochista, ma d'altra parte non ho mai fatto mistero della mia predilezione per il popolo Klingon…
Trovo inoltre che la scelta di Canal Jimmy di trasmettere le successive stagioni di DS9 in lingua originale, seppur dettata da mere considerazioni economiche (risparmio sulle spese del doppiaggio), sia la più indovinata. Mi rendo conto che non tutti conoscono l'inglese e che seguire i dialoghi di telefilm alle volte anche molto complicati (così pieni di intrighi e riferimenti incrociati) possa risultare difficile, ma da qualche parte occorre iniziare; e poi diciamoci la verità: ormai chi non conosce almeno un po' di inglese, almeno quello scolastico?
Certo guardarsi un intero telefilm è diverso dal saper tradurre "This is the table", anche perché una cosa è la lingua scritta e un'altra è la lingua parlata.
Personalmente ho avuto modo di constatare che la full immersion è estremamente interessante: molte battute, molti doppi significati, molti riferimenti durante i doppiaggi vengono inevitabilmente perduti, così come la vera recitazione dei nostri beniamini.
Per quanto in Italia esista il miglior sistema di doppiaggio del mondo e tutti i nostri doppiatori abbiano un talento straordinario, godersi la visione di un telefilm di DS9 con il vocione di Sisko che rimbomba sulle pareti di casa è tutto un altro andare!
Inoltre penso che, come per tutte le cose, sia una questione di abitudine: la prima puntata che ho visto in inglese mi ha lasciato stralunata e con un grosso punto interrogativo disegnato tre le rughe della fronte (nelle cassette originali non ci sono sottotitoli), ma mano a mano che andavo avanti le cose diventavano più semplici, le voci più familiari, quegli strani suoni acquisivano sempre più significato.
Ho avuto modo di scambiare opinioni con fan scontenti della presenza dei sottotitoli o delusi dalle effettive voci originali che immaginavano diverse: certo il primo impatto lascia sempre una impronta profonda, ma credetemi, bastano poche puntate per innamorarsi di questi nuovi episodi e quando si torna indietro saranno le voci del doppiaggio a risultare assolutamente sbagliate.
Se dovessi stilare una classifica in base al fascino ed alla comprensibilità, classifica totalmente personale, direi che il più chiaro in assoluto risulta essere Worf: voce ben impostata, scandisce le parole con una precisione e con un ringhio tutto klingon. Piccola nota: nell'episodio Far Beyond the Stars (VI stagione), Michael Dorn dà una grande prova delle sue abilità recitative nell'interpretare un asso del baseball degli anni '30/'40. Utilizza lo slang, un tono di voce completamente diverso, si mangia le parole e non si capisce assolutamente niente di quello che dice, cadendo dal primo all'ultimo posto della classifica della chiarezza! Segue a ruota Sisko, altrimenti soprannominato scat-man per la sua peculiarità nel parlare molto a scatti: diciamo che esagera nello scandire le parole. Una prova particolarmente brillante la offre nel bellissimo Our Man Bashir (IV stagione), telefilm in cui interpreta uno scienziato pazzo, nella migliore tradizione iconografica del genere. Da tenere particolarmente in considerazione anche In the pale moonlight (VI stagione), episodio molto intrigante, in cui Sisko narra in prima persona, fronteggiando la telecamera, gli avvenimenti che lo hanno portato a prendere delle decisioni molto importanti nella guerra contro il Dominio.
Molto chiaro risulta essere anche Odo, sebbene la sua voce sia roca e totalmente inaspettata, e chiarissimo è anche Weyoun, un simpatico Vorta, più tenace di uno scarafaggio (nel senso che "ma non muore mai?").
Per la cronaca, lo stesso attore che interpreta Weyoun interpreta anche saltuariamente un Ferengi di nome Brunt, antagonista di Quark: è possibile accorgersene solo dai titoli di testa, in quanto il pesante trucco di Brunt impedisce ogni possibile riconoscimento. L'attore è molto bravo inoltre nel camuffare la voce, la cadenza ed il modo di porsi, tanto da risultare quasi incomprensibile (forse anche per via delle protesi dentarie).
I Ferengi in effetti sono tutti abbastanza difficili da capire: il Grande Nagus, oltre a quella cinquantina di denti, sembra avere anche una bella patata in bocca, e la mammina di Quark ha una voce talmente stridula che al confronto un gessetto sulla lavagna risulta essere piacevole.
Rom e Nog fanno eccezione, ma non sono comunque il massimo.
Il gentile Dottore si distingue per la pronuncia tipicamente inglese (cioè dell'Inghilterra, terrificantemente diverso dall'americano), molto chiara e scolastica, ma parla in fretta e non sempre a voce alta, con il risultato che anche per lui occorre una buona dose di sano rewind/play/stop-rewind/play/stop ad oltranza.
I dialoghi che imbastisce con Miles O'Brian sono in genere i più incomprensibili, vuoi perché tra amici si tende a parlare più stretto, vuoi perché si fa spesso ricorso a situazioni note ad entrambi e quindi esistono molte cose sottintese, che vanno al di là del dialogo e rendono quest'ultimo più ermetico.
Per parte sua il buon Miles, nonostante le origini irlandesi che potrebbero candidarlo come il più chiaro in assoluto (vero, gli Irlandesi parlano il miglior inglese della Terra!), ha una voce che si adatta perfettamente al personaggio (molto simile alla voce italiana), ma purtroppo un po' impastata: troppa Guinness evidentemente (o era birra romulana?).
Che dire poi delle donne?
Quella che si capisce meglio è Kai Winn, Kira è molto agitata (ma anche per lei una nota di merito per la parte sostenuta in Our man Bashir: la spia russa, con accento slavo, è semplicemente deliziosa!) e Jadzia parla molto in fretta. Quello del parlare troppo in fretta è in effetti il problema maggiore, perché spesso ci si rende conto di avere capito il significato di una frase quando ormai il dialogo è già andato avanti e di frasi ne sono state dette nel frattempo altre tre!
Un discorso a parte deve essere fatto per Gul Dukat e per Garak: forse è perché sono Cardassiani? Forse è perché ci si aspetta che in qualche modo debbano un po' sibilare? Forse semplicemente è perché i due attori sono bravi oltre ogni dire?
Garak riesce ad essere mellifluo e intrigante, ha una pronuncia perfetta e se non si capisce cosa dice è perché non vuole far capire fino in fondo il suo pensiero (e ovviamente non mi riferisco all'inglese).
Gul Dukat riesce a mettere i brividi anche quando non parla, figuriamoci quando mette in atto tutte le sue doti seduttive, facendo uso di una voce profonda e carezzevole, proprio come lo strusciare di un rettile.
Le opinioni espresse sono ovviamente del tutto personali, maturate dalla mia esperienza (poca) della lingua inglese; ma se devo tirare le somme dell'esperienza fatta, non posso che ringraziare Star Trek, e soprattutto la televisione italiana, per avermi dato la possibilità (o per meglio dire per avermi imposto la necessità) di imparare e di migliorare la mia conoscenza della lingua inglese.
Quindi, per una volta, mi sento di spezzare una lancia contro chi cura le programmazioni di Star Trek in Italia… ah, si dice "a favore"?



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