I BORG COME UNA DELLE POSSIBILI SOCIETA' UMANE
di Carlo Schiavo

Ha sostenuto qualcuno che l'invenzione della regina ha depauperato, per fini puramente commerciali, tutta l'ideologia che stava alle spalle dei Borg. Con l'introduzione cioè di un Singolo dall'individualità ben definita e con evidenti mansioni direttive, sarebbe stata vanificata la radicale alterità di questa razza rispetto ai normali canoni umani. Detta razza, e la sua organizzazione sociale, avrebbero in tal modo visto declinare il proprio fascino, il quale derivava esattamente dalla citata dissomiglianza. Ma siamo sicuri che i Borg siano (e fossero) poi così "diversi"? Coll'andare del tempo, le caratteristiche e gli ordinamenti di questi droni si sono andati vieppiù definendo. Siamo così giunti a scoprire che il loro scopo principale è il raggiungimento della perfezione. Già più di un semplice sospetto ci era invero sorto, considerando la fusione a loro pertinente, a livello fisico, tra il "meglio" della biologia e della fisiologia e quello, per esse "correttivo", della meccanica e della cibernetica. Ma è infine giunta l'esplicita dichiarazione di Sette di Nove, la quale ha espressamente manifestato detto fine parlando del rifiuto dell'assimilazione dei Kazon (inadatti poiché "inferiori"). Ecco dunque che subito si pone la prima, e fondamentale, similarità: quale altra caratteristica è difatti più umana della continua ricerca di miglioramento (almeno secondo le concezioni antropologico-culturali dominanti)? Il fatto che i Borg vi aspirino come collettività prima che come individui è, da questo punto di vista, insignificante: per loro, la perfezione dei singoli deriverebbe per conseguenza diretta e necessaria da quella dell'insieme.
Ma proseguiamo. L'entrare a far parte della comunità Borg comporta la perdita dell'identità individuale e dell'autodeterminazione. L'assimilazione di un individuo ingenera insomma un vero e proprio "salto" nella sua normale linea evolutiva, in quanto egli, di botto, diventa pressoché perfetto, e viene inserito in una società che al suo interno è, diciamolo pure, ideale, come ci viene spiegato da Reilly Frazer nella puntata di Voyager "Unito".
A ben vedere, allora, questa non è nient'altro che una versione "violenta" del celebre tema dell'Eden, topos che attraversa l'intera Star Trek fin dalla Serie Classica. In questo senso, i Borg non farebbero che rappresentare l'unione tra quelle che ancora in detta prima serie erano due entità ben distinte: i dominatori e i dominati, il principio (spirituale, umano o materiale che fosse) che creava l'Eden e coloro che ne erano soggiogati. Da ciò, risulta quindi visibile l'accordo anche sul piano drammaturgico, col "reinserimento" dell'apparente novità assoluta della tematica Borg in un alveo invece ben noto.

Diventa però inevitabile, a questo punto, porsi la questione di come nascano e da dove provengano i Borg. La risposta a tale dubbio, invero mai sciolto esplicitamente, risulterà basilare per fondare l'attendibilità delle precedenti asserzioni.
Per fornire una versione piuttosto verosimile di tali oscure origini, non ci si può che rifare alla suvvista puntata "Unito", considerandola in qualche modo esemplare e allegorica. In questo episodio, per cominciare, viene messa in scena una micro-società che molto da vicino ricorda gli esperimenti di vita comunitaria svoltisi in varie parti del mondo nel secolo scorso. Tra questi, ritengo significativo quello di Brook Farm, poiché avvenuto negli States, e in quanto si rifaceva alle teorie di Fourier sull'associazionismo anticomunista. Queste teorie, inoltre, insieme a quelle di Godwin e Proudhon, verranno in certo senso riprese e rielaborate dal contemporaneo pensiero post-strutturalista sull'anarchismo, secondo cui la costituzione di una società perfetta passa per la piena realizzazione delle coscienze degli individui.
Essa avverrebbe nel senso dell'abolizione di ogni barriera tra teoria e prassi, ove ciascuno sappia riconoscere e soprattutto accettare, e allo stesso tempo veda riconosciute e accettate dagli altri, le proprie capacità e i propri limiti. E questo è esattamente quanto avviene fra quei pochi "illuminati" del pianeta di "Unito". Potremmo a buon diritto immaginare, dunque, che l'intera comunità Borg condivida questi primordi, tanto più che la stessa Janeway, alla richiesta di Chakotay, si chiede titubante: "aiutare una collettività a nascere; chi lo sa quali ripercussioni potrebbe avere".
Mi sembra quindi di aver posto una solida base a entrambe le mie affermazioni, e in special modo alla prima, quella che maggiormente ne abbisognava. I Borg, in sostanza, si rivelerebbero i veicoli dell'ennesima allegoria umana. Compiendo poi un piccolo, ma non del tutto arbitrario, sforzo d'immaginazione, potremmo addirittura vedere in Reilly Frazer il "prototipo" della tanto vituperata regina (da "prima inter pares", naturalmente. E detto sempre tra parentesi, dichiarando di essere "l'uno e il molteplice", la regina "originale" potrebbe in ogni caso essere considerata nient'altro che un'incarnazione allegorica figurale dell'intera comunità).
Certo, quella che ho esposto è solamente un'ipotesi; eppure, ritengo che la validità del parallelo umani/Borg, secondo le coordinate prese in considerazione, possa permanere persino se la supposta allegoria di "Unito" sulla loro nascita venisse sconfessata.
Sono in ogni caso piuttosto scettico circa la "buona riuscita" della nuova comunità, a meno che essa non resti appannaggio quasi esclusivo di un'élite "morale", magari via via, spontaneamente e non forzosamente, allargantesi (come, del resto, le piccole confederazioni anarchiste preconizzate da Proudhon). Difatti, i cinque anni trascorsi da quegli ex-Borg, per una ricerca comunque indiretta e "forzata" dagli eventi di una "maturazione" individuale, mi sembrano decisamente pochi. Proprio Chakotay, al temine dell'episodio, riflette a mo' di chiosa: "mi chiedo quanto resisteranno i loro ideali alla prova dei fatti". La storia umana stessa, per di più, dimostra quanto frequenti siano le ricadute nei medesimi errori.
Un'ultima considerazione per quel che concerne il lato narratologico. Dato il successo ottenuto dall'invenzione dei Borg, gli sceneggiatori di Star Trek si sono visti "costretti", per le leggi non scritte della serialità, a continuare a proporre storie che li vedessero coinvolti. Perciò, l'alone di mistero e di "non-detto" che all'inizio li avvolgeva, e che consentiva appunto di immaginarsi una radicale alterità, per forza di cose si è andato vanificando con le ripetute trattazioni delle tematiche a loro concernenti. Se, insomma, quel margine poteva esistere all'interno di un "unicum" (episodio o film che fosse), la persistenza della sua leggittimità non gli si poteva accordare nell'ambito degli sviluppi della serie. Ciò in accordo anche a quanto già in passato ebbi modo di sostenere sull'immaginazione umana, la quale, come ci è stato ripetutamente reso palese da Dante su su fino a Calvino, non può in alcun modo trascendere le categorie, appunto, umane.
Vedremo, ora, se pure l'oramai impellente problema delle origini verrà trattato compiutamente, o se Berman e compagnia si limiteranno a spargere indizi qua e là, lasciando campo aperto alle interpretazioni degli spettatori.


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