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JANEWAY: AMATA E CRITICATA
di Fabiano
"Langley" Piccione e Matteo
"Norton" Bistoletti
Ora
che in Italia i fan hanno potuto vedere anche la quarta stagione, dopo
lungo penare, crediamo si siano fatti un'idea più completa del Capitano
della nave stellare Voyager. Diciamo questo perché nella quarta stagione,
con l'arrivo di Sette di Nove, l'equilibrio delle relazioni a bordo della
Voyager è stato leggermente quanto inevitabilmente modificato, dando tra
le altre cose una nuova sfumatura al Capitano che prima era molto più
in ombra: l'aspetto materno, che più volte abbiamo citato riguardo a tutto
l'equipaggio e specie all'atteggiamento di Janeway verso l'ex-drone di
bordo, descrivendolo quasi come un rapporto madre-figlia ribelle.
A
nostro avviso Kathryn Janeway è una delle figure più umane di tutto Star
Trek, perché…è un personaggio del quale gli scrittori non hanno mai
risparmiato di mettere in mostra ombre e difetti. Forse si può addirittura
dire che, fra i quattro capitani di tutta la saga di Star Trek,
Kathryn Janeway sia la più spesso visibilmente "fallibile".
Perché gli scrittori hanno deciso di mettere in mostra così tanto
i suoi difetti e i suoi errori? Forse perché sapevano che dare al personaggio
una spiccata aura di "imperfezione" avrebbe aumentato la drammaticità
della delicata situazione della Voyager, sola nello spazio, sotto il suo
comando. Kathryn, diciamolo pure chiaramente, ne ha passate di tutti i
colori durante questi anni, a partire dalla decisione di salvare gli Ocampa
(che costò la rinuncia alla possibilità di tornare a casa), fino
al patto coi Borg in "Il patto dello scorpione"; senza contare
in seguito "Un anno d' inferno". Janeway ha sempre dovuto prendere
decisioni davvero drammatiche, in situazioni davvero disperate, che avrebbero
coinvolto i destini di tutto l'equipaggio. Alcuni diranno che il destino
di ogni equipaggio è in mano al suo Capitano; ci sentiamo però
di controbattere che nel Quadrante Delta il carico emotivo è obiettivamente
maggiore di quello che sopporta un qualsiasi altro Capitano nel più familiare
spazio federale. Molte sono state le situazioni, oltre alle succitate,
in cui Janeway ha dovuto affrontare una situazione "senza possibilità
di vittoria". La prima che ci viene in mente è "Tuvix", in cui
è lei a decidere, arbitrariamente, di separare Tuvix di nuovo in Neelix
e Tuvok, condannando a morte la forma di vita che era derivata dalla loro
unione. Una vera e propria giusta decisione a nostro avviso non ci sarebbe
stata: moralmente entrambe sarebbero state discutibili. Lei ne prese una,
tranquillamente criticabile ed eticamente dubbia.
Anche
ne "L'addio di Kes" la decisione di separare Sette dal collettivo
è totalmente arbitraria. Janeway decide cosa crede sia meglio per la ragazza,
pensando di poterle offrire qualcosa di migliore; Sette non è particolarmente
felice della scelta che Janeway fa al suo posto e che le impone, quindi
anche in questo caso si può dire che il Capitano abbia preso una decisione
criticabile. Come criticabile può essere la sua scelta di punire Sette
di Nove, in "Prede", per aver preso un'iniziativa del tutto personale
contro i suoi ordini: Janeway ha più volte incoraggiato Sette a mostrare
la sua individualità, a rimpossessarsene. Quando ciò avviene, nel modo
più palese, risulta evidente come tale riacquisita individualità possa
essere "scomoda" per la Janeway, perché tutt'altro che ad immagine e somiglianza
del suo modo di pensare e di vedere. La "figlia" si è ribellata agli insegnamenti
della "madre", mettendoli in discussione e disobbedendo perché la pensava
diversamente: ma ha disobbedito, ed è stata punita. Punita ovviamente
perché irrispettosa della gerarchia di comando a bordo della nave, ma
sotto sotto punita anche perché è andata contro alla morale del Capitano;
una morale che Janeway si è sempre sforzata di trasmetterle e che Sette
non ha assimilato nel modo in cui Janeway si sarebbe aspettata. Giustamente
accusata di temere la riemergente individualità di Sette, non può che
ammettere, velatamente, che il suo disappunto dipende anche dal fatto
che non è riuscita a plasmare l'ex drone esattamente come voleva
lei, a trasferire completamente in lei i propri valori e la propria etica.
Janeway teme la diversa visione di Sette, la trova scomoda e trova che
l'affronto alla sua morale sia inaccettabile. Il suo orgoglio di insegnante
e leader viene ferito, sotto un certo punto di vista, e quindi probabilmente
reagisce come ogni essere umano "ferito" farebbe: non ammette ulteriori
critiche e continua per la sua strada, convinta di avere ragione ed arroccandosi
sulla sua posizione difensiva.
Come
se non bastasse Kathryn si è sempre portata appresso un certo senso di
colpa per avere scelto il bene degli Ocampa a discapito del suo equipaggio,
e questo fardello si è lentamente trasformato in una sorta di ossessione
che l'ha portata più volte a prendere decisioni al limite dell'accettabilità
del rischio: il patto coi Borg è stato un azzardo poco giustificabile,
sotto un certo punto di vista, deciso da Janeway nel tentativo di giocare
il tutto per tutto pur di non dover interrompere il viaggio di ritorno
verso casa. Così come contro le manipolazioni temporali di Annorax
sarebbe stato forse più saggio fare dietrofront, cosa che Janeway non
ha voluto assolutamente prendere in considerazione, procedendo imperterrita
verso casa contro ogni rischio possibile.
Tutti
i rischi corsi da Janeway sono stati dettati dalla sua ossessione e dalla
sua cocciutaggine: in un modo o nell'altro sente di dover riportare a
casa la sua nave. Non accetta il fallimento, e la sua "balena bianca"
è l'intenzione di riportare tutti a casa, ad ogni costo, "senza mai fermarsi
anche quando gli eventi sembrerebbero suggerire assolutamente il contrario".
Dopo simili aneddoti, ed altri non citati, può apparire a prima vista
comprensibile che certi fan vedano il Capitano della Voyager come dispotico
e cocciuto. Ma crediamo che dietro l'arbitrario dispotismo che traspare
dal personaggio ci siano, ben visibili ad un attento occhio analizzatore,
tanta frustrazione e impotenza davanti a situazioni nelle quali lei non
sa davvero che pesci prendere; situazioni in cui qualsiasi opzione sarebbe
una sconfitta, o in cui gli eventi sembrano inevitabilmente dare addosso.
Possiamo veramente dire, anche di uno solo degli esempi sopra citati,
che esisteva una decisione davvero vincente da prendere? Che
esisteva una opzione davvero giusta? Ce n'è mai stata una davvero sbagliata?
Voyager è stato spesso impostato con un filo di ambiguità dagli
sceneggiatori: raramente le trame presentano situazioni in cui si possa
dire davvero cosa sia giusto o sbagliato. Questa valutazione è lasciata
allo spettatore, assolutamente e totalmente, e Janeway è il perno cui
spesso questo stile di sceneggiatura ruota attorno.
Cocciutaggine, ossessione, timore e orgoglio: sono tutte ombre di un personaggio
dal volto e dalle caratteristiche molto umane, che come ogni altro vero
essere umano sa essere dolce e sensibile a tratti, e a tratti furioso,
cieco e incosciente. Gli esseri umani hanno mille volti, quasi fossero
composti da mille persone diverse, e quelli di Janeway, sia positivi che
negativi, la rendono un personaggio a tutto tondo, capace di prendere
decisioni che soggettivamente possono essere considerate come giuste o
come sbagliate; forse uno dei personaggi più "verosimili" di tutto Star
Trek, perché fatto sia di luce che di oscurità come una qualsiasi
persona di tutti i giorni.
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