COME HO "ADOTTATO" LA "FAMIGLIA PICARD"
Seconda parte

di Anna "Ro Laren" Manfredini

Che dire di Worf? Già la volta scorsa accennai al fatto che il mio primo impatto con questo personaggio generò in me una sorta di perplessità, in quanto TOS mi (e ci) aveva insegnato a detestare cordialmente i Klingon e pareva impossibile imparare a considerare questa razza da un punto di vista obiettivo, come accade anche - pur essendo cosa da evitare - per tutti gli altri nemici storici della Federazione. Ebbene, dopo qualche episodio questo animalesco guerriero mi si rivelò in tutto il suo fascino: non solo per la determinante componente fisica (la misteriosa evoluzione genetica dei Klingon ha decisamente accresciuto l'interesse nei confronti di questa razza), ma soprattutto per la complessità del suo profilo psicologico. Un guerriero klingon, educato all'onore, al coraggio, allo scontro all'ultimo sangue, una figura che per sua natura segue l'istinto prima di tutto e in nome degli ideali del suo popolo è sempre pronto ad uccidere e a sacrificare la propria vita, si ritrova costretto a un inquadramento gerarchico, sociale e morale che cozza drasticamente contro i suoi principi di vita. Un inquadramento che provoca in lui terribili conflitti interiori e che gli procura l'inevitabile disprezzo dei suoi simili, tanto che in innumerevoli occasioni è costretto a sopportare onte ignominiose e a dare dimostrazione della propria integrità spirituale.
Worf mi affascina perché è un Klingon "anomalo" suo malgrado; la continua, intima lotta che affronta nella sua anima è fonte di momenti di rara profondità all'interno delle vicende raccontate. Come non amare il guerriero psicologicamente annientato di "I peccati del padre" o di "La via di Klingon"? Come non provare un intenso senso di amarezza ogni volta che le sue ataviche e incrollabili certezze vengono inesorabilmente abbattute? Come non sorridere - mi verrebbe da dire di tenerezza - alle espressioni cariche di rabbioso imbarazzo quando è costretto a vivere situazioni (la scelta di un regalo per un matrimonio, ad esempio, in "Una giornata di Data") lontane anni luce dalla sua linea naturale di comportamento? O al furore faticosamente represso ai caustici dardi di Q, che non perde occasione per ricordargli le sue origini ferine? È inevitabile, anche dentro di me si scatena un moto di rabbia - e insieme di ilarità - ogni volta che Worf viene preso di mira dalla capricciosa Entità: "Ringhia per me, Worf, dimostrami che mi vuoi ancora bene!", "Worf, hai mangiato qualche buon libro di recente?", "In questo momento per me sarebbe possibile fare ciò che chiedi (in riferimento al fatto di rimettere al suo posto una luna uscita dall'orbita, in "Dejà Q", episodio in cui Q ha perso tutti i suoi poteri) come per te vincere un concorso di bellezza..."
E in ultima e più frivola analisi, vi rivelo che il personaggio Worf - insieme ai Klingon in generale - ha originato tutta una serie di spassosissimi giochetti reali che mi capita spesso di "recitare", anche per strada, con il mio amichetto del cuore: un ringhio... "Stai forse iniziando un rituale di accoppiamento?" ... uno spintone... "Le femmine umane sono troppo fragili per reggere la potenza di un Klingon..."

Di Beverly Crusher, la dottoressa dai fin troppo saldi principi etici e incondizionatamente memore del giuramento di Ippocrate, mi colpiscono soprattutto - al di là della sua inappuntabile professionalità in campo medico - l'anima "letteraria", la passione per il teatro, l'innato talento di scrittrice. Come ogni altro protagonista di The Next Generation, anche lei rivela subito - oltre il suo impegno di ufficiale medico capo - una personalità complessa, fatta di mille sfaccettature che le derivano da altrettante esperienze vicine e lontane e mai raccontate per il semplice gusto di raccontarle. È una donna totalmente emancipata, forte delle proprie competenze, determinata; ma è anche una donna che ha perduto il marito che amava quando era ancora troppo giovane, che ha dovuto crescere un figlio da sola, essendo per di più costretta a lunghi periodi di lontananza; una donna che, pur consapevole dei prioritari doveri di ufficiale, non perde mai di vista le proprie passioni, le proprie fonti di svago (trovo sia memorabile la sua lezione di tip tap a un Data vagamente disorientato nel già citato "Una giornata di Data") e i propri ideali.
Forse tra tutti i personaggi che animano la plancia dell'Enterprise-D Beverly è quella che meno si avvicina al mio modo di sentire; ma restano nella mia memoria emotiva tutti quei momenti di calibrata intimità che la vedono protagonista, dal tè sorseggiato insieme a Picard a colazione, alle "maternali" fatte a Wesley, alle confidenze con Guinan, alle rapide battute mentre gioca a poker, ai fuggevoli amori vissuti sempre a metà, al calice di vino frizzante centellinato in solitudine prima di dormire... E, per il privilegiato rapporto che la lega al Capitano, occuperà sempre un posto molto importante nel mio cuore di trekker.

È un'associazione spontanea quella che mi sento di fare ora: l'ho nominata e devo parlarne. Guinan. Whoopi Goldberg, innegabilmente. Insieme a Picard, Data e Q uno dei personaggi - io credo - meglio riusciti di tutta la saga. Unica, subito, a cominciare dai meravigliosi copricapi che indossa. Antica, così antica che non sarebbe stato possibile per me immaginarla bambina se non l'avessi vista dopo l'incidente al teletrasporto in "Giovani eroi". Depositaria di una saggezza tranquilla e senza tempo, Guinan "sa" perché "vede" le cose, oltre lo spazio, oltre il tempo. Ascolta. Trasuda sincerità severa, soave gentilezza, infinita comprensione. Gli episodi in cui appare, anche se solo per pochi istanti dietro il bancone del Bar di Prora, anche se solo per pronunciare una breve frase, si caricano per me di ineguagliabile spessore. Attraverso di lei vengono sfiorate verità universali e forse eterne, come in "La misura di un uomo" quando, con misurata freddezza, evoca agli occhi annebbiati di Picard lo spettro dello schiavismo che incombe sulla Federazione... Spesso vorrei essere come lei: un'El-Auriana capace di "vedere" in tempo reale le risposte ai crucci interiori di chi la circonda, capace di infondere certezze incrollabili, capace di risolvere con una semplice parola dubbi di portata galattica... ma capace anche di un silenzio frastornante alle parole piene di inatteso tormento di un giovane Borg (3di5, Hugh, indimenticabile protagonista di "Io, Borg") imprigionato dietro il campo di forza di una cella: "Ti senti sola? Non hai più una casa? Anche noi... anche noi siamo soli...".

Continuando sulle forti presenze femminili a bordo dell'Enterprise-D, trovo che il consigliere Deanna Troi sia l'incarnazione di un messaggio cosmico particolarmente vicino a "noi donne": con lei, bellissima, sensuale, intelligente e raffinata, si sfata finalmente l'assurdo assioma del maschilismo più "classico", secondo il quale bellezza e intelligenza in una donna sono assolutamente incompatibili. Certo, a volte appare un po' forzato in lei il connubio tra carica erotica e competenza professionale; ma sono molte di più le occasioni in cui non si fa caso all'esteriorità e ci si concentra sui contenuti. Non dimentichiamo poi che TNG nasce e cresce in un periodo storico - gli anni Ottanta - di grandi trapassi, di mutamenti sociali, di lotte contro ogni forma di discriminazione: ho già avuto modo di dirlo, amo Star Trek (e TNG in particolare) anche perché si fa portavoce consapevole di tali sacrosanti principi.
Ed è un dato di fatto, dimostrato dall'evoluzione di Star Trek in questo senso, che la denuncia dell'atteggiamento sessista e l'appoggio alla causa dell'emancipazione femminile siano uno dei punti saldi all'interno della saga: mentre in TOS raramente ci siamo trovati di fronte a personaggi femminili che fossero qualcosa di più di fatue bambolone sexy (la povera Numero Uno del pilot "The Cage", primo tentativo di ufficiale superiore donna, fu inesorabilmente "trombata" negli episodi successivi), in TNG sono moltissime le donne che ricoprono le cariche più alte all'interno delle gerarchie federali, in DS9 un personaggio come Jadzia Dax sigilla definitivamente la raggiunta parità di diritti e in VOY si va addirittura oltre, facendo del Capitano Kathryn Janeway il fulcro attorno al quale gravita l'intero universo narrativo della serie.

Tasha Yar mi piacque subito moltissimo: dura, determinata, schiva e solitaria, così fine nei lineamenti eppure così "maschia" negli atteggiamenti... Una presenza che avrebbe potuto diventare determinante a bordo dell'Enterprise di Picard... Peccato non averne potuto seguire l'evoluzione, del suo personaggio purtroppo abbiamo avuto solo un accenno; dentro di me resta il desiderio di conoscere meglio il suo spaventoso passato, di chiarire ogni dubbio sulle vicende inter-temporali che l'hanno coinvolta, di saperne di più sulla sua personalità... Lei che tra le altre cose fu l'unica a sperimentare le "tecniche multiple" di Data, proprio all'inizio della storia, in "Contaminazione"... Non riuscirò mai a darmi pace al pensiero dell'inutile morte che ha fatto e che a livello istintivo - razionalmente sì, lo so che Denise Crosby fece espressa richiesta di uscire dal cast e per questo fu falciata dal terribile Armus in "La pelle del male" - ancora non riesco a spiegarmi. E di lei ora resta soltanto un piccolo ritratto olografico che Data custodisce gelosamente tra i suoi effetti personali...
Non posso dire che mi abbia ispirato altrettanta simpatia un altro personaggio fortunatamente di passaggio, la dottoressa Pulaski. L'ho tollerata nei suoi atteggiamenti di presuntuosa superiorità soltanto perché sapevo che di lì a poco la mia beneamata Beverly avrebbe ripreso il suo posto...

Ritornando al discorso sulla difesa dei diritti universali dell'uomo, anche Geordi LaForge fa parte della nutrita schiera di "messaggeri sociali": mi sono chiesta subito (e credo che tutti voi abbiate fatto lo stesso) come mai, avendo a disposizione la fantastica tecnologia del XXIV secolo, un irrilevante difetto fisico come la cecità non sia mai stato corretto, costringendo invece l'ingegnere capo all'utilizzo di un visore che spesso è anche fonte per lui di seri disagi. È palese, ovviamente, il riferimento al problema - così attuale nella nostra società reale - dell'integrazione dei disabili. Al di là di questo aspetto, Geordi è un altro individuo ben definito all'interno del cast di TNG, accuratamente caratterizzato dal punto di vista psicologico e disegnato in modo da fare anche di lui un unicum tra i protagonisti. È il "migliore amico" di Data, e questo già lo pone tra i miei preferiti; trovo molto affascinante l'esclusivo, inusuale rapporto che li lega, possibile proprio grazie al particolare carattere di Geordi. Razionale, riservato, si sente perfettamente a suo agio soltanto in Sala Macchine: chi più di lui avrebbe potuto avvicinare la seducente anima positronica dell'androide di bordo? Fra l'altro - è una considerazione più che personale - il fatto che Geordi incontri evidenti difficoltà nei rapporti con il gentil sesso mi fa immaginare (ne parlai a lungo nell'articolo pubblicato su STIM anno 1 n° 1) che avrebbe potuto essere proprio lui quel famoso personaggio gay che la Paramount non ha mai accettato di inserire...

Geordi ha un rapporto abbastanza intimo anche con un altro personaggio, dai più cordialmente detestato: Wesley Crusher. Beh, ve lo dico: a me il piccolo Wes non è mai stato antipatico. Almeno, non finché è stato quel tenero virgulto capace di far perdere le staffe al Capitano... Sì, è un saputello, a volte risulta forse un po' pesante, ma è un ragazzino e a me piacciono molto i ragazzini... Ma guardatelo, non è carino? Che fa se gli sono scappati un paio di naniti modificati che hanno messo a repentaglio la sicurezza dell'Enterprise? E poi che volete, io ho impresso nella mente il fragile Wil Wheaton di "Stand by Me", film che adoro... Effettivamente crescendo Wil/Wes ha perso molto di quell'aspetto tenero che lo contraddistingueva e il fatto che il Viaggiatore se lo sia portato via alla scoperta di chissà quali inesplorate dimensioni ha interrotto una fase sicuramente in declino della sua carriera a bordo dell'Enterprise...

Bene. Su TNG per ora ho concluso, ma a questo punto devo spendere due parole a proposito di DS9 e di VOY. Entrambe serie bellissime, la prima più della seconda, ma entrambe su un piano differente rispetto a TNG. Per due ragioni pratiche fondamentali, secondo il mio punto di vista: il fatto che il Grande Uccello della Galassia (ovverossia il nostro compianto Eugene Wesley - sarà un caso? - "Gene" Roddenberry) non fosse più tra noi al momento della loro nascita e la mancanza di un cast del livello di quello di TNG. DS9 ha dalla sua un contesto completamente nuovo, la continuità narrativa che la caratterizza è davvero unica in tutto Star Trek, alcuni personaggi (Garak, Quark, Odo, Gul Dukat) e molti episodi (ne cito solo un paio: "Trials and Tribble-Ations", "Little green Men") sono memorabili. VOY ha in sé moltissimi ottimi spunti, spesso però - a mio parere - abbandonati senza un adeguato sviluppo; manca sostanzialmente quell'elemento aggregante e trascinante (la cui natura effettiva sfugge anche a me) che fa della nave una casa, dell'equipaggio una famiglia, di ogni singolo personaggio un "amico".
E in ultima analisi manca, in entrambe, quella componente "spirituale" fatta di impegno sociale, di arte, di letteratura, di musica, di silenzi e di riflessioni profonde... Insomma, quella componente così serenamente umana che in TNG ha la capacità di avvicinare prodigiosamente a noi una realtà altrimenti lontanissima... e che incarna, a mio avviso, i più puri ideali roddenberriani e, di conseguenza, i più puri ideali trek.


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