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LA PROPULSIONE A IMPULSO
di Diego "Frankino"
Martin
Ai
fini dell'esplorazione spaziale la propulsione a curvatura riveste un
ruolo essenziale. La possibilità di spostarsi a velocità migliaia di volte
superiori a quella della luce elimina, fino ad un certo punto, uno dei
principali ostacoli dell'esplorazione, ossia le emormi distanze da compiere,
che richiederebbero un tempo lunghissimo per essere percorse e presupporrebbero
missioni ben più che "quinquennali". Ma anche la propulsione subluce riveste
una importanza vitale in situazioni particolari. Il viaggio all'interno
di sistemi stellari, l'avvicinamento ad un attracco o la navigazione in
zone dello spazio non adatte alla creazione di un campo di curvatura stabile
(necessario per la propulsione warp), come per esempio le Badlands, richiedono
l'utilizzo di un sistema di propulsione subluce. Da qui la necessità di
montare motori ad impluso anche su navi stellari di grandi dimensioni.
Sulle
navi di classe galaxy il gruppo ad impulso è composto d 4 motori posizionati
sulla poppa del ponte 23, sezione sala macchine; la sezione a disco, in
caso di separazione, viene spinta da 2 coppie di 2 motori poste a poppa
del ponte 10.
Ogni motore è composto da diversi elementi: una camera di reazione a impulso,
un generatore/acceleratore, un gruppo di bobine motrici ed un direzionatore
di scarico.
Ogni
motore dispone di 3 camere di reazione ad impulso in serie, le quali accolgono
il deuterio proveniente dai serbatoi, composti da una lega di Cortanio
2378 a matrice fornaza ed acciaio inossidabile. In ogni camera di reazione,
dal diametro di circa 6 metri, viene immesso deuterio attraverso una apposita
rete di distribuzione. All'interno di ciascuna camera di reazione avviene
un processo di fusione protone-protone standard, in grado di fornire una
resa energetica istantanea oscillante tra i 108 ed i 1011 megawatt. Il
plasma ad alta energia prodotto durante la fusione viene incanalato nel
generatore-acceleratore, che si occupa di smistare il plasma tra le prese
di alimentazioni EPS ed il gruppo bobine motrici.
Nel
caso in cui i motori vengano utilizzati per la spinta della nave, il plasma
viene immesso quasi interamente nel gruppo di bobine motrici. I gas di
scarico prodotti all'interno di queste bobine vengono emessi dall'impianto
direzionatore scarico, che si occupa di direzionare i gas di scarico emessi
e di far quindi muovere la nave nella giusta direzione.
I motori ad impulso non hanno la sola funzione di propulsione: essi rappresentano
anche una fonte di energia estremamente rilevante. Per svolgere tale funzione
il plasma ad alta energia creatosi nelle camere di reazione viene incanalato
normalmente in un generatore/acceleratore inattivo. Da
qui viene dirottato alle prese di alimentazione EPS e smistato verso i
distributori di alimentazione EPS (Sistema ElettroPlasmatico), la fonte
di energia standard in una nave spaziale della Flotta Stellare.
È inoltre possibile utilizzare contemporaneamente i motori ad impulso
come fonte di spinta e di energia, mantenendo attivo il generatore/acceleratore
ed inviando solamente parte del plasma verso le bobine motrici. La restante
parte del plasma verrà quindi utilizzata nei sistemi EPS come precedentemente
descritto. (Potete cliccare sulla foto qui sopra e sulla foto qui a destra
per ingrandirle, n.d.R.)
I motori ad impulso richiedono una quantità di energia infinitamente inferiore
rispetto ai motori a curvatura ma, date le caratteristiche meccaniche
e termiche, richiedono una manutenziuone estremamente più accurata e frequente.
Altro
inconveniente è la scia di gas di scarico prodotte dai motori stessi,
difficilmente occultabile e quindi di semplice rilevazione da parte di
altri vascelli, il che porta una certa facilità di individuazione durante
la navigazione ad impulso.
Individuazione comunque semplice date le velocità raggiunte; pieno impulso
corrisponde a circa 1/4 della velocità della luce. Benchè i motori siano
in grado di arrivate a 3/4 della velocità della luce, questa resa non
viene mai utilizzata sia per motivi di usura e rendimento dei motori stessi,
sia a causa di complicazioni relativistiche legate al movimento a velocità
prossime a quelle della luce senza l'utilizzo di un adeguato campo di
curvatura.
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