LA MUSICA DI STAR TREK - PARTE VII STAR TREK V - THE FINAL FRONTIER
Il ritorno di un grande maestro per un episodio di discussa qualità.

di Gianni Bergamino

1. Un musicista in crisi

Quando Jerry Goldsmith ricevette l'incarico di occuparsi della colonna sonora di STAR TREK V - THE FINAL FRONTIER, nel 1988, stava attraversando uno dei momenti più difficili della sua carriera: dopo quel periodo la sua musica, pur rimanendo eccellente ed impareggiabile, non sarebbe più stata la stessa.
Due anni prima infatti, nel 1986, la sua curatissima partitura sinfonica e corale composta per il fantasy di Ridley Scott LEGEND - in occasione della distribuzione americana del film - era stata sostituita con una colonna sonora elettronica composta dal gruppo germanico dei Tangerine Dream. Lo shock patito in quella circostanza fu determinante per sconvolgere e ridisegnare la visione creativa del musicista.
Se tutto il periodo precedente può essere preso come riferimento per conoscere il periodo aureo della creatività goldsmithiana, dall'86 in avanti la musica di Goldsmith è diventata l'opera di un eccellente artigiano, capace di trovare sempre la miglior interpretazione sonora da attribuire ad un film, ma senza i guizzi di genialità e le raffinatezze da grande musicista che avevano contraddistinto le opere degli anni prima.
Disilluso dal trattamento ricevuto dai produttori cinematografici, dopo "l'incidente LEGEND" Goldsmith sembra aver rinunciato a tutto quello studio, quelle cesellature timbriche, quelle ricercatezze sonore che avevano caratterizzato le sue corpose e ricchissime partiture. L'uso dell'elettronica è diventato predominante, gli strumenti si muovono a gruppi compatti, il contrappunto si riduce al minimo essenziale, spesso a semplici accordi, le melodie diventano schematiche, lineari, spesso ripetitive. Sono abbandonati per sempre quegli influssi avanguardistici e dissonanti che avevano reso grandi opere come PLANET OF THE APES del '69 o THE OMEN del '75.

2. Il confronto con l'opera del 1979.

Tuttavia, nonostante queste premesse, nel 1988, alla notizia che Goldsmith era stato scritturato per le musiche di THE FINAL FRONTIER, gli appassionati di musica cinematografica e di fantascienza hanno esultato, sperando che un nuovo viaggio a bordo dell'Enterprise potesse risvegliare il vulcano creativo presente in lui, permettendogli di ritrovare le corde che quasi dieci anni prima gli avevano ispirato uno dei suoi più amati capolavori, la colonna sonora di STAR TREK - THE MOTION PICTURE (di cui ci siamo occupati nel secondo appuntamento della nostra rubrica).
L'opera scritta da Jerry Goldsmith per il quinto capitolo cinematografico della saga è molto bella, scintillante, a tratti entusiasmante, ben superiore in qualità rispetto alla pellicola per cui è stata composta, tuttavia in termini di stile musicale ci troviamo ad anni luce dal profluvio di inventiva e di genuina grandezza rappresentata dal lavoro precedente.
Siamo, per dirla in parole povere, in un altro quadrante della galassia.
D'accordo che un livello simile a quello delle musiche di THE MOTION PICTURE è così elevato che difficilmente un autore, sia pur dotato di eccellente mestiere, può raggiungerlo più volte nella propria carriera senza ripetersi.
D'accordo che il film diretto da Shatner è così vacuo, sfilacciato, inerte da non poter stimolare più di tanto la fantasia melodica del maestro…
Ma alla base di tutto resta un dato oggettivo, facilmente verificabile: la musica di Goldsmith, nel 1988, non è assolutamente più quella del 1979. Le due partiture di STAR TREK, la prima e la quinta, se messe a confronto, rivelano con evidenza assoluta questo salto stilistico.
Tutti noi sappiamo che Goldsmith, negli anni successivi, tornerà ad occuparsi di Star Trek in altre tre occasioni (la sigla di VOYAGER, FIRST CONTACT e INSURRECTION): quando arriveremo ad occuparci di quelle musiche, potremo osservare come la crisi della seconda metà degli anni '80, sebbene abbia lasciato una cicatrice indelebile, oggi sembri quasi del tutto superata. All'ingresso nel terzo millennio, Goldsmith gode di una fama assoluta.
Assieme a John Williams è considerato una leggenda vivente, il suo nome entra ormai di diritto nell'elenco dei pochi che sono considerati maestri della musica scritta per il cinema (assieme appunto a Williams, a Morricone, agli scomparsi Korngold, Herrmann, Steiner, Rota).
In occasione dei suoi rari concerti (l'ultimo, a Londra, nel maggio di quest'anno, ha visto un'intera serata dedicata a Star Trek ed alla musica del cinema fantastico) i fans si accapigliano desiderosi di ottenere un suo ambito autografo.
Ogni suo nuovo disco richiede tirature inconsuete (per la film music), e molte etichette specializzate si sono arricchite producendo prime edizioni di suoi vecchi lavori inediti, spesso stampati in numero limitato di copie (un consiglio: gli appassionati dello stile musicale del primo Star Trek non devono lasciarsi sfuggire l'entusiasmante soundtrack di THE CHALLENGE, targato 1981 e portato recentemente alla luce dall'etichetta belga "Prometheus").
I suoi ultimi impegni lavorativi, coronati da larghi consensi della critica specializzata e profondamente graditi dal pubblico di affezionati (LA MUMMIA, IL 13° GUERRIERO, HAUNTING - PRESENZE ed il recentissimo L'UOMO SENZA OMBRA) non fanno che confermare tutta la sua consolidata carriera musicale quale artista profondamente devoto al cinema, di cui per oltre quarant'anni si è dimostrato eccellente interprete.

3. La qualità del nuovo capitolo musicale.

Dopo quanto ho appena premesso, si potrebbe pensare che la musica di STAR TREK V rappresenti una caduta di tono, rispetto alla serie di opere eccellenti che sono venute prima (oltre allo stesso Goldsmith del capitolo uno, è bene ricordare gli esplosivi e sorprendenti episodi musicati da James Horner - il secondo ed il terzo film -, nonché il maltrattato, ma inconsueto lavoro di Leonard Rosenman per il quarto).
Bisogna evitare subito questo equivoco: le cose non stanno così, naturalmente. Chi conosce la musica di Goldsmith sa benissimo che anche quand'è meno ispirato questo autore si pone ad un'altezza spesso irraggiungibile da molti altri colleghi che operano nel settore.
Sebbene non degna della sua colossale prima partitura, quella di THE FINAL FRONTIER può essere considerata tranquillamente un nuovo fiore all'occhiello nel panorama musicale delle musiche "trek".
Il CD relativo (che ne contiene circa 40 minuti), uscito in contemporanea con il film ad opera della Epic, un'etichetta affiliata alla CBS, rappresenta ben più che un normale pezzo da collezionisti: lo si ascolta volentieri e spesso, ed ogni volta si prova il piacere di sentire rappresentato in musica tutto l'universo di avventura e di ideologie che ognuno di noi associa automaticamente all'equipaggio dell'Enterprise.

4. L'ignominia del nuovo capitolo cinematografico.

Peccato che nell'apprezzamento delle musiche non si possa fare alcun riferimento alle scene del film, se non si vuole correre il rischio di contaminarle con il ricordo di una pellicola dalla trama tanto mediocre. Il guaio del film di Shatner è rappresentato essenzialmente proprio da Shatner. Come soggettista e regista, l'istrionico Billy non è di sicuro pari a Leonard Nimoy.
Oltre ad una recitazione personalissima che fa discutere ancora oggi gli appassionati della serie (tutti quei gesti delle braccia, quelle espressioni di attonita sorpresa, quell'irruenza spesso goffa e impacciata), il noto interprete del capitano Kirk sembrerebbe non manifestare la stessa capacità ironica e la stessa sottile leggerezza che aveva contraddistinto le due precedenti regie affidate all'amico e compagno di set Nimoy.
Ma più di tutto è sembrata astrusa, grossolana ed ambiziosa la trama cogitata dallo stesso Shatner, nel corso della quale l'Enterprise del sempre più egocentrico Kirk si confronta nientemeno che con Dio, relegato al centro dell'universo, sul pianeta paradisiaco di Sha Ka Ree.
Personaggi sbozzati con la scure, scene d'azione improvvisate, dialoghi che strappano sorrisi involontari, episodi che coinvolgono gli eroi della serie classica in avventure a dir poco imbarazzanti (penso soprattutto alla scena di Scotty che sbatte la testa in una traversina nei tubi di jeffreys; o alla sequenza dell'ormai corposa Uhura che danza seminuda, al chiaro di luna, per distrarre con il suo grottesco diversivo un gruppo di terroristi allupati; o ancora a Kirk che si dà al freeclimbing e viene recuperato a testa in giù da uno Spock dotato di stivali a razzo; al trio di protagonisti che canticchia "row row gently down the stream" arrostendo marshmallow su un fuoco da campo… e così via.).
THE FINAL FRONTIER rappresenta un capitolo da dimenticare, nel ciclo cinematografico della serie classica, che ha rischiato di chiudere definitivamente su una vicenda tanto infantile e grottesca. Le trovate della trama sono state respinte integralmente dai cultori della serie e tutto lo Star Trek venturo sembra fingere che quest'avventura non sia in realtà mai avvenuta.
Oltre a ciò, il crescente cachet economico preteso da Shatner (e da Nimoy, che non ha voluto essere da meno) ha ben presto corroso la parte del budget destinata agli effetti speciali, che hanno dovuto essere ridotti all'osso, privando i fan dell'epica grandiosità che aveva caratterizzato le avventure precedenti. Basta pensare che dopo i fasti delle visualizzazioni di Douglas Trumbull per il primo film siamo precipitati alle nuvolette di liquido azzurro che vengono adottate per illustrare il volo attraverso la barriera di Sha Ka Ree. Se non altro, una simile impostazione può aver accontentato i nostalgici della vecchia serie televisiva, che sentivano la mancanza di effetti ottici tanto meschini.
Alla fine dell'operazione, solo due sembrano essere state le scelte veramente ispirate che Shatner ha operato come "timoniere" del nuovo film: quella di introdurre l'allucinato personaggio del vulcaniano Sybok, interpretato con suggestivo magnetismo dall'attore Laurence Luckenbill; e quella di rivolgersi ancora una volta al grande Goldsmith per l'allestimento della partitura musicale.
Memore del potente carisma esercitato dalle musiche del primo episodio diretto da Robert Wise, Shatner, che non voleva lesinare sui riflussi filosofici e metafisici proposti nel suo esordio cinematografico, si è rivolto a Goldsmith per ammantare la vicenda delle giuste atmosfere dense di suggestione e mistero.

5. Temi vecchi e nuovi.

Jerry Goldsmith, naturalmente, non ha deluso le aspettative del regista… e nemmeno dei suoi fedeli appassionati.
Per non perdere di vista il collegamento ideale con il suo primo lavoro, il musicista ha pensato innanzi tutto di riproporre due dei temi più famosi di THE MOTION PICTURE: la fanfara dei titoli di testa e il noto tema dei Klingon.
A questi due temi ha aggiunto almeno altre quattro importanti idee melodiche, a cui si aggiunge un'infinità di memorabili piccole invenzioni sonore.
Ma procediamo con ordine.
Quando i trekker hanno riascoltato la splendida fanfara già usata in apertura al primo film (un tema che, come a suo tempo avevamo narrato, costò al compositore un grandissimo impegno creativo), Goldsmith venne accusato di auto-plagio.
I fans più giovani, appassionati alla nuova serie televisiva THE NEXT GENERATION (che aveva esordito pochi mesi prima dell'uscita del quinto film) avevano ritenuto assolutamente non giustificato l'uso del tema principale della serie di Picard per un film con il vecchio equipaggio di Kirk. Naturalmente non sapevano che si era prodotto il fenomeno esattamente contrario, e cioè che Roddenberry, Berman e Justman avevano voluto "sottrarre" al tema del primo film (di nove anni prima) il motivo conduttore per tutta la nuova saga spaziale.
Il lato più buffo dell'intera faccenda è dato dal fatto che Goldsmith non era stato nemmeno avvisato che il suo tema sarebbe stato impiegato come sigla della nuova incarnazione televisiva di Star Trek…
In THE FINAL FRONTIER il celebre tema dell'Enterprise torna con un'orchestrazione più asciutta, semplificata, con qualche interessante nuovo contrappunto degli ottoni e con un curioso effetto elettronico (stile "velocità warp") che fa da cesura con l'immancabile motivetto introduttivo di Alexander Courage.
Tra i nuovi temi, si segnala una meravigliosa e solenne melodia, lenta, ariosa, in quello stile che gli studiosi di musica denominano "americana" (in quanto caratteristico delle musiche sinfoniche di autori del nuovo mondo, come Aaron Copland), uno stile che si tende ad associare ai grandi spazi, alla frontiera, all'avventura, quanto mai adatto alla filosofia degli eroi di Roddenberry.
Infatti questo tema viene associato a Kirk, Spock e McCoy ed alla salda amicizia che li lega. "Sapevo che anche questa volta non sarei morto", dice Kirk alla fine del film. "Perché so che quando morirò sarò solo".
A suggello di questo nobile sentimento Goldsmith dedica dunque il suo primo nuovo tema, che chiameremo logicamente "tema dell'amicizia". Nel seconda metà del brano "The Mountain" si ha modo di ascoltarlo in tutta la sua ispirata gravità.
Un'altra interessante novità è certamente il tema di Sybok: si tratta di un'idea melodica magica e sospesa, costituita da una serie di frasi di quattro accordi, che ascoltiamo nelle primissime immagini del film, quando viene introdotto il personaggio del fratellastro di Spock, così ossessionato dalle sue convinzioni religiose da non esitare ad immolarsi per perseguire il suo folle sogno di conoscenza... L'esposizione più eterea e suggestiva di questa melodia, una composizione trasognata e tipica dello stile sospeso del miglior Goldsmith, la troviamo all'inizio del brano "Free Minds", forse il pezzo più intimista ed ispirato di tutta la partitura.
Il brano si riferisce anche ad una delle scene meglio riuscite del film. McCoy viene indotto dallo "psicanalista" telepate Sybok a svelare i dolori che tormentano i recessi più profondi della sua anima. Il fragile Bones, grazie al potere maieutico del vulcaniano, scopre in sé un radicato senso di colpa per aver concesso l'eutanasia al proprio padre sofferente, solo pochi mesi prima che la sua malattia trovasse una cura.
Il tema di Sha Ka Ree è rappresentato invece da una tematica di raccolta religiosità, una melodia ascendente spesso esposta da un suono elettronico fragile e nebuloso.
Nel brano "A Busy Man" questo tema viene condotto alla sua più smagliante esecuzione, con gli archi che ne esaltano tutta la passionale e piangente malinconia, per un finale di eccezionale luminosità.
Infine la lotta tra Kirk e la mostruosa divinità imprigionata sul pianeta (che nel film, a causa dell'esaurimento del budget, non viene mai mostrata) ha un suo tema cadenzato, martellante, che ascoltiamo nell'esordio del brano "The Barrier", in versione rallentata all'inizio di "A Busy Man" e in tutta la sua rabbiosa violenza nella parte conclusiva di "An Angry God" ed all'inizio del bellissimo brano d'azione "Let's Get Out of Here". Da notare che questo tema verrà ripreso da Goldsmith per le musiche di First Contact, quasi dieci anni più tardi.
A proposito di azione, sebbene nel disco non trovi posto l'episodio iniziale del film, in cui i pirati di Sybok invadono la cittadella di Paradise City su Nimbus III (il brano inedito "Raid on Paradise"), si ascoltano alcuni stupendi esempi dell'arte di Goldsmith di architettare complicate ed adrenaliniche strutture musicali, un ottimo propellente psicologico per dare ritmo delle scene più movimentate.
I brani in questione sono "Open the Gates", basato sul tema di Sybok e riferito alla scena del fallito tentativo di Kirk di liberare gli ostaggi di Paradise City (nel contesto della pagina troviamo qualche riconoscibile riferimento alle musiche di Goldsmith dedicate al ciclo di Rambo).
"Without Help", quasi uno "scherzo", agile, spiritoso: si riferisce alla scena del rientro della navicella sull'Enterprise, condotta manualmente da Sulu (quindi "senza l'aiuto" degli strumenti), per sfuggire all'aggressione dei malintenzionati Klingon.
Infine il già citato "Let's Get Out of Here", dove ascoltiamo un mirabolante duello musicale tra il tema della divinità e il celebre tema dei Klingon, che in quest'episodio viene condotto alle più estreme vette di parossismo.
Il tema dei Klingon, con percussioni sincopate e corni di caccia, ritorna nella suite dei titoli di coda inframmezzando due esposizioni della fanfara dell'Enterprise (da notare che il brano è stato ribattezzato "Life Is a Dream", per parafrasare uno dei tormentoni della sceneggiatura, basato non - come si sarebbe portati a credere - su qualche ricercata citazione letteraria, come avveniva nel secondo film del ciclo, ispirato a Melville ed a Lewis Carroll, bensì sul ritornello della canzoncina infantile "Row row row, gently down the stream"… come dire, da Shatner non ci si poteva aspettare molto di più…).
Il disco si completa con una canzone interpretata da Hiroshima e basata sul ballabile scritto da Goldsmith per la deprecabile sequenza del ballo notturno di Uhura ("The Moon's a Window to Heaven"). Assolutamente niente di speciale.
Come ho già anticipato, rimangono inediti molti interessanti brani, come la lunga seconda metà del pezzo iniziale "The Mountain", oppure la sequenza di fusione mentale che apre il film ("The Mind Meld"), il già citato assalto a Paradise City, la sequenza del sogno di Spock ("The Birth").
Il bilancio finale è a favore di Goldsmith: fermo restando quanto si diceva in apertura, la musica di THE FINAL FRONTIER si rivela una partitura divertente e ricca anche per gli ascoltatori più esigenti.

6. I brani del CD.

1. The Mountain (3.53)
2. The Barrier (2.53)
3. Without Help (4.21)
4. A Busy Man (4.42)
5. Open the Gates (3.02)
6. An Angry God (6.58)
7. Let's Get Out of Here (5.15)
8. Free Minds (3.19)
9. Life Is a Dreams (3.59)
10. The Moon's a Window to Heaven (3.59)
tot. time: 42:27
© 1989 CBS records CD EK 45267


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