CLONAZIONE e INGEGNERIA GENETICA
Tra etica, scienza e fantascienza

a cura di Diego "Tug" Cacchiarelli


Parlare di clonazione oggi, non è parlare di una novità. Questa tecnica (la parola "clone" deriva dal greco klon, in biologia indica la possibilità di "duplicare" il patrimonio biologico - genetico di qualsiasi essere vitale) affonda le sue radici nel lontano 1951, quando si effettuarono con successo i primi esperimenti sulle rane. Successivamente, attraverso il perfezionamento delle tecniche utilizzate si è arrivati nel 1993 a duplicare embrioni umani. Il 13 ottobre 1993 infatti, Jerry Hall e Robert Stillman, due ricercatori del dipartimento di ostetricia e ginecologia della George Washington University, hanno annunciato che si era portato a termine con successo l'esperimento di clonazione di 17 embrioni umani, ottenuti con la fecondazione in vitro. Da tale esperimento si ebbero 48 embrioni geneticamente identici.
E allora, perché tanto chiasso di fronte al sorriso ebete della pecora Dolly in quell'oramai lontano 22 febbraio del 1997? In effetti il motivo c'è: fino alla nascita di Dolly si pensava che una cellula somatica già differenziata di un mammifero non fosse in grado di ritornare totipotente, cioè di essere in grado di sviluppare il proprio DNA come una cellula embrione. I professori Wilmut e Campbell con i loro collaboratori del Roslin Institute di Edimburgo hanno dimostrato invece che ciò è possibile.
Ma vediamo in maniera più dettagliata le fasi che hanno portato alla "creazione" di Dolly. Il procedimento adottato può essere suddiviso in 7 passaggi:

1. Viene estratta da una pecora A una cellula della mammella.
2. Posta in una soluzione priva di nutrimento, la cellula si despecializza.
3. Viene estratto un ovocita da una pecora B.
4. L'ovocita è svuotato del nucleo ed il nucleo della cellula della mammella viene inserito nell'ovulo denucleato.
5. Una debole scarica elettrica innesca la fusione cellulare e la nuova cellula si comporta come ogni embrione moltiplicandosi in vitro.
6. L'embrione viene inserito nell'utero di una pecora C.
7. Dalla gravidanza della pecora C nasce Dolly che è identica alla pecora A.

Dolly è il clone della pecora A: presenta, quindi, lo stesso patrimonio genetico. Il professor Vilmut ha dichiarato che la fusione riuscita è avvenuta dopo una serie di 269 tentativi falliti.
Quel giorno la comunità scientifica ha esultato, la gente comune ha tremato. Le porte aperte da questa nuova tecnica sono molteplici, alcune delle quali rischiose, altre da non valicare. Sta di fatto che il 12 marzo dello stesso anno, cioè pochi giorni dopo la comunicazione al mondo dell'esistenza di Dolly, il Parlamento Europeo approva a Strasburgo l'adozione di un bando mondiale della clonazione umana e si pronuncia per l'istituzione di un comitato etico dell'Unione Europea.
Sono passati oramai alcuni anni e le tecniche, come il pensiero umano, hanno fatto grandi passi relativamente a questo argomento. Vediamo cosa sta succedendo oggi e dove si è diretta la comunità scientifica.
È notizia di pochi giorni fa: 14 pazienti hanno ricevuto un trapianto di cornee coltivate in laboratorio a partire dalla clonazione di cellule staminali. Sono i primi interventi di questo tipo eseguiti nel mondo e il successo ottenuto è stato del 78%. Il primo paziente, operato un anno e mezzo fa, ha recuperato dieci decimi di vista. Le cornee sono state coltivate in laboratorio a partire da un millimetro quadrato di tessuto sano prelevato dall'occhio dello stesso paziente cui è destinato il trapianto.
Vediamo ancora un'altra notizia: un gruppo di scienziati del Massachusetts è riuscito a "resuscitare" un animale in via d'estinzione, il rarissimo bue asiatico "Gaur", nativo delle giungle di bambù dell'India e della Birmania, clonando le cellule di un esemplare morto. Servendosi di una singola cellula epidermica estratta dal "Gaur" deceduto, i ricercatori sono riusciti a fonderla all'ovulo di una comunissima vacca americana, Bessie, i cui geni sono stati rimossi per dar vita a un embrione geneticamente identico al donatore e poi impiantato nell'utero della mucca. Il rivoluzionario esperimento - descritto sulla prima pagina del Washington Post - consentirà a Bessie di partorire il miracoloso "Gaur".
Oggettivamente i vantaggi sono indiscutibili, come lo sono anche gli svantaggi, soprattutto se, con un po' di immaginazione, si tenta di applicare tali tecniche all'uomo e per gli interessi più disparati. L'immaginazione qualcuno l' ha già usata per noi e, grazie a quel genere letterario/cinematografico chiamato fantascienza, abbiamo potuto balzare in avanti di qualche secolo per dare un'occhiata al futuro della nostra civiltà e ai suoi traguardi. Star Trek in particolare (ma non è l'unico, ricordiamo Blade Runner, Alien ed altri) ha avuto la capacità di raccontare all'uomo di oggi il futuro, in ogni sua piega e sfumatura.


Nel futuro di Star Trek l'ingegneria genetica e la clonazione sono oramai un fatto acquisito. Se ne parla praticamente in tutte le serie, ad iniziare dalla Serie Originale con l'episodio "Spazio profondo", per passare a The Next Generation con un nutrito gruppo di episodi ("Il ritorno di Kahless", "Una società perfetta", "Questione di etica", "L'avventura del Mariposa" ), per arrivare a Deep Space Nine con "La scelta di Bashir" e "Doctor Bashir, I presume".
È un dato di fatto che la fantascienza non è la scienza del futuro, tuttavia è un suo possibile sviluppo e come tale può essere un buon punto di partenza per alcune riflessioni legate a questi argomenti. L'altro motivo per cui ho deciso di partire da quest'ipotetico futuro, è stata la mia reazione ai problemi proposti negli episodi citati. Per essere più precisi avrei dovuto dire la mia non-reazione ai problemi proposti. Sì, perché, se nella vita di tutti i giorni gli argomenti ingegneria genetica e clonazione destano in me una notevole quantità di dubbi e di domande spesso senza risposta, nel futuro, per lo meno in quello di Star Trek, la tensione con cui vivo questo tipo di problematiche è nettamente più bassa. La cosa mi ha dato da pensare e ho cercato quindi una motivazione razionale e soddisfacente a questo mio "doppiopesismo".
La motivazione a mio avviso va ricercata in un concetto più ampio, e cioè il principio che afferma che ogni piccolo o grande cambiamento della storia dell'uomo e dell'uomo stesso viene valutato diversamente a seconda del tempo che è trascorso dal suo venire in essere.
Una seconda considerazione che si può estrapolare dalla nostra storia è che nel campo scientifico le scoperte, le invenzioni o le innovazioni si comprendono, accettano o abbandonano solo dopo un'attenta verifica e un discreto lasso di tempo, che permettano la sperimentazione su ampia scala e l'osservazione degli effetti lungo un periodo significativo.
In buona sostanza, questa mia "tranquillità" deriverebbe quindi dalla consapevolezza che in quest'ipotetico futuro la clonazione e l'ingegneria genetica sono state già oggetto di discussione, ricerca approfondita e sperimentazione per lungo tempo.
Ora, è senz'altro vero che si sta parlando di fantascienza, ma è altrettanto vero che l'uomo di oggi usa normalmente questo tipo di atteggiamento in ogni sua considerazione. Sempre riferendoci al campo scientifico, pensiamo solo per un momento alle grandi dispute sui trapianti o alle infinite disquisizioni sulla fecondazione artificiale di qualche decennio fa. Oggi tutto questo non rappresenta più terreno di scontro tra fazioni di opposte vedute, né terreno di conquista per scienziati, filosofi e teologi. Casomai rimane in piedi una dialettica utile e civile che permette, momento dopo momento, una migliore comprensione e un miglior adeguamento della scoperta/invenzione all'uomo odierno, sia da un punto di vista scientifico che etico.
Ed entriamo per un momento nello spinoso campo dell'etica. Vorrei prendere in considerazione due punti di vista, quello laico e quello religioso. Per quanto riguarda quello religioso, va sottolineato che la chiesa di Roma per diffusione e presenza continua nell'arco dei secoli ha indubbiamente influenzato e guidato in Occidente il concetto di etica, anche al di fuori dell'ambito dei religiosi. Inoltre, gli Stati che oggi si definiscono laici sono comunque fortemente impregnati di cultura cristiana e come tali giudicano e operano.
Dato per acquisito questo fatto, cerchiamo di capire come si schierano la Chiesa e il mondo laico su questo tipo di problematiche. La Chiesa si concentra con rigore verso il problema più specifico della clonazione riferita all'uomo e l'atteggiamento è di grande attenzione e cautela; tuttavia non è miope. Va detto che in ogni questione etica legata a problematiche di questo tipo la Chiesa ha due punti fermi: la difesa dell'unicità e la necessaria dignità che deve avere il dono "vita". Sostanzialmente questi due punti fermi (ma non rigidi, tutt'altro!!!) vanno a confermare che esiste una soluzione reale ed utilizzabile, che si deve comunque collocare all'interno di un discorso di non "stravolgimento" di quello che è il naturale corso del vivere umano. In un documento della Pontificia Accademia pro vita si accenna ad alcune situazioni paradossali ed effettivamente pericolose. Ecco un esempio: "Nel processo di clonazione vengono pervertite le relazioni fondamentali della persona umana: la filiazione, la consanguineità, la parentela, la genitorialità. Una donna può essere sorella gemella di sua madre, mancare del padre biologico ed essere figlia di suo nonno." Piuttosto impressionante direi…
Per il mondo laico utilizzerei, sempre in riferimento alla clonazione umana, quest'estratto proveniente dal rapporto statunitense Splicing Life (1): "…La clonazione apre anche la strada al miglioramento (eugenica) dell'uomo. Ma "chi" stabilisce gli standards per dire quale tipo di uomo è migliore? "Chi" stabilisce la giusta statura della natura umana? Pertanto non si può considerare questa intenzione eticamente accettabile per almeno quattro ragioni: 1) il concetto di miglioramento è materia di giudizio soggettivo; 2) il miglioramento non terapeutico apre la strada alla costruzione dell'uomo perfetto; 3) la costruzione di uomini migliori di altri infrange il principio di uguaglianza fra gli esseri umani; 4) non sono controllabili i rischi per le future generazioni…"
Alla luce di queste diverse informazioni e punti di vista, tentiamo di tirare alcune conclusioni: da un lato è un dato di fatto che il progresso scientifico non si può né si deve arrestare; la ricerca e il tentativo di migliorare sono nella natura stessa dell'uomo. Dall'altro è comunque vero che la scienza ha fatto e farà passi falsi, a volte con gravi rischi per l'esistenza stessa della vita sul pianeta. Sta però all'uomo in ogni sua forma espressiva e di organizzazione il compito di analizzare e accettare quanto di buono gli è stato proposto dalla scienza, rifiutando o non utilizzando quello che invece considera non adeguato o addirittura pericoloso.
In conclusione, pur senza esprimere un parere totalmente positivo, credo che si possa affermare che il tempo, l'intelligenza e l'amore per la vita, riusciranno a fare sì che l'uomo moderno utilizzi queste nuove conoscenze per l'UOMO. La strada sarà lunga e di certo tortuosa, ma il pensiero che si riuscirà a "distillare" sarà indubbiamente valido, utile e fruibile.
In fondo, e mi riporto per un momento qualche secolo avanti, sia Kirk che Picard hanno spesso parlato della razza umana come una civiltà spesso sull'orlo del baratro, ma sempre capace di riprendersi, migliorarsi ed evolversi. Bene, anche questa sarà una prova ulteriore per dimostrare queste qualità.
Rimbocchiamoci le maniche e al lavoro!

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(1) PRESIDENT'S COMMISSION FOR THE STUDY OF ETHICAL PROBLEMS IN MEDICINE AND BIOMEDICAL AND BEHAVIORAL RESEARCH, Splicing Life: The social and ethical issues of genetic engineering with human beings, U.S. Government Printing Office, Washington, DC 1982.


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