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WARP
MAIL
a cura di Rossella
"DrBev" Marchiselli
Per scriverci
inviate un messaggio a Warp Mail
Ricevo una
mail da un nostro lettore particolarmente interessato all'articolo di
Anna Manfredini intitolato "TREK PRIDE 2000": giro quindi doverosamente
a lei l'onere della risposta, eccovela di seguito.
Per quanto riguarda l'atteggiamento di chiusura della
Paramount verso l'inserimento di un personaggio gay nella serie Star Trek
e la battaglia intrapresa dalle associazioni gay, dal defunto Gene Roddenberry
e da altri per imporre alla Paramount l'inserimento di qualche figura gay
nelle serie televisive o nei film, come esposto da Anna "Ro Laren"
Manfredini nel suo articolo "Trek Pride 2000", vorrei dire che
secondo me è sbagliato il concetto di imposizione di una "percentuale"
di gay, come potrebbe esserlo di maschi o femmine, di gente di colore o
meno, o di handicappati ecc. E' errato il concetto stesso di "categoria";
ognuno va preso per quello che è e che vale o dimostra, sia esso gay o etero,
maschio o femmina, bianco o nero o giallo, handicappato o sano, senza...
farci caso, è questo il segreto.
Quando si parla ad esempio di riservare una percentuale obbligatoria di
seggi a parlamentari donna o, peggio ancora, di assumere obbligatoriamente
gente di colore o extracomunitaria o handicappati, si dà luogo a
fenomeni come quello che, specialmente in America, genera "razzismo all'incontrario":
si preferisce cioè assumere un black invece di un bianco in un'azienda per
dare a intendere di non essere razzisti, creando nuova discriminazione…Quando
si agisce in questa maniera, dicevo, si crea discriminazione. Per quanto
mi riguarda, l'equipaggio dell'Enterprise potrebbe essere tutto etero, o
tutto gay, o tutto di colore; altri dovrebbero essere i parametri. E non
solo l'equipaggio dell'Enterprise, ma tutto il mondo dovrebbe funzionare
così...
Domanda: non è che sia proprio la lotta contro le discriminazioni che alimenta
le discriminazioni?
Ciao a tutti
Emanuele Calandrella
Caro Emanuele,
innanzi tutto non credo di aver mai parlato di "imposizione",
è una parola che infastidisce molto anche me e sono assolutamente
convinta che nessuno abbia il diritto di imporre niente a nessuno. Proprio
per questo sono una convinta seguace dell'I.D.I.C. vulcaniano (Infinite
Diversità in Infinite Combinazioni), che afferma - esattamente
come dici tu - che ognuno va preso per quello che vale e per quello che
è, che non mi stanco mai di citare e che secondo me riassume meravigliosamente
gli ideali che stanno sotto le storie raccontate in Star Trek e che ne
fanno il prodotto di livello superiore che è.
La ricchezza profonda di Star Trek - ho già avuto modo di dirlo
in parecchie occasioni - sta proprio nel fatto che dietro le vicende fantastiche,
dietro le storie fantascientifiche, dietro gli intrecci si celano messaggi
che hanno un innegabile valore sociale e culturale; Star Trek secondo
me nasce anche proprio come strumento di denuncia nei confronti di ogni
tipo di discriminazione, sia essa razziale (vedi l'inserimento di personaggi
di colore e alieni), fisica (vedi un personaggio come Geordi LaForge,
cieco dalla nascita eppure ingegnere capo), sessista (vedi il Capitano
Kathryn Janeway, prima donna protagonista al comando di un'astronave),
culturale (ogni civiltà ha il pieno diritto di esistere secondo
le proprie tradizioni e una legge - la Prima Direttiva - impedisce agli
"umani" qualsiasi interferenza). Sono anche l'ultima persona
della galassia che intende "categorizzare", proprio perché
per prima mi sento al di là di qualsiasi tipo di "inquadramento".
Purtroppo la nostra società non sembra però ancora pronta
a seguire i preziosi insegnamenti dell'I.D.I.C. e va educata, per quanto
possibile, in questo senso: è un dato di fatto che esistano ancora
"minoranze", discriminazioni e manifestazioni di intolleranza
che nel terzo millennio a me paiono inverosimili (basta gettare uno sguardo
su cosa fu scritto proprio a proposito del World Pride su alcuni forum);
ecco perché c'è ancora bisogno delle campagne di protesta,
siano esse in favore dei diritti femminili o dei gay, degli extracomunitari
o degli handicappati...
In realtà, Emanuele, stiamo dicendo esattamente la stessa cosa:
il mondo dovrebbe funzionare secondo ben altri parametri. E l'Enterprise,
che è un po' un'allegoria idealizzata del mondo, ha dimostrato
in diverse occasioni di funzionare così, dando ottimi spunti alla
nostra civiltà "reale" per procedere verso una visione
del mondo, della società, dell'individuo che sia realmente degna
della nostra "umana intelligenza".
Anna "Ro`Laren" Manfredini
Ho letto con interesse
la lettera scritta da Remo Di Loreto e al termine della sua lettura non
ho potuto fare a meno di correre a reperire l’editoriale incriminato (infatti,
devo ammetterlo, non sono certamente uno dei vostri più assidui frequentatori)
e poter così godere nella lettura di un ottimo articolo di fattura neanche
troppo amatoriale.
Mi è riuscito facile immedesimarmi in alcune delle situazioni descritte
dalla nostra curatrice epistolare, e a tratti mi è riuscito facile anche
arrabbiarmi e provare indisposizione nei confronti dei sedicenti e loschi
figuri così abilmente descritti dalle sue abili e significative parole.
Ad essere sincero però sono bastati pochi minuti per farmi riflettere
e quindi non comprendere più di tanto l’indignazione del buon Remo.
Anch’io come lui sono appassionato di Star Trek da diversi anni: le mie
radici non arrivano certo ai primi anni ottanta (dopotutto a quei tempi
pensavo ancora ai trenini), tuttavia sono uno di quelli che si è fatto
le nottate pur di vedersi qualche puntatona della Next Generation; anch’io
non disdegno la lettura dei fumetti in maniera più o meno continuativa
e posso dire di conoscere l’universo dell’arte Hentai in molte delle sue
innumerevoli sfaccettature.
Devo pure ammettere che molte volte ho taciuto (ma mai rinnegato, badate
bene) riguardo queste ed altre numerosi passioni che coltivo nel corso
della mia vita.
Ormai ho però imparato a comprendere lo scetticismo, se non l’ilarità,
che gli estranei possono avere nei confronti, ad esempio, dell’universo
creato dal mai abbastanza compianto Uccello della Galassia.
Sono consapevole di buttarmi da solo nella fossa dei leoni: ma io stesso
trovo ridicoli dei pur apprezzati professionisti, professori universitari
o luminari di ogni scienza e facoltà che quando si riuniscono per condividere
con altri le gioie della propria passione si debbono truccare nei più
disparati modi ed esprimere con le più complesse formule gergali; inoltre
non capisco l’idolatria nei confronti di attori (molto spesso di second’odine,
mi duole dirlo) che spesso decidono di degnare le suddette manifestazioni
con la propria aurea presenza.
Capiamoci: non li condanno affatto, tuttavia proprio grazie a loro non
posso evitare il fatto che rendendo nota la mia passione per il Pelatone
e soci io venga subito associato ai sopra descritti bizzarri personaggi(oni);
certo posso spiegare per ore il fatto che Star Trek non è solo fantascienza,
ma sotto certi punti di vista anche un modo di vedere il Mondo ed un piccolo
sogno che ognuno di noi, anche chi non ha mai sentito parlare di Betazoidi
e raggi tachionici, ha da sempre coltivato nel proprio cuore.
L’immaginetta del tizio in tutina rossa pronto a comprare l’ultimo costoso
gadget, con il marchietto Paramount atto a certificare la bontà dell’acquisto,
sovrasterà nella menti dei miei interlocutori sempre il tutto.
Oh certo, bisogna essere limitati per descrivere un qualsiasi fenomeno
con i soli lati negativi; tuttavia quanti di voi non hanno mai almeno
una volta guardato con sospetto il ragazzino rincoglionito che invece
di studiare le tabelline vuole imparare a memoria tutta la genealogia
delle figurine dei Pokemon? Beh, almeno lui è un bambino ...
Questo solo per farvi capire che l’eccesso non può che portare alla ghettizzazione
di una passione che è sacrosanto poter vivere e portare avanti per tutto
il resto della propria esistenza, ma che è sbagliato porre innanzi a tutto:
mi rendo conto che è troppo semplice cadere nella retorica facilona, ma
questo lo dico perché troppo spesso ho visto persone chiudersi nel loro
piccolo Universo, rassicurati dalle logiche economiche di chissà quale
multinazionale, e simulare una vita che invece non hanno il coraggio di
vivere nella realtà (cosa banale, trita, ritrita, detta e ridetta, ma
doverosa da segnalare fino a quando ci saranno i byte per poterlo dire).
Ho detto.
Saluto tutti quanti con il mio massimo rispetto e non posso che augurarvi
lunga Vita e Prosperità.
Paolo "Matt"
Matrascia
P.S. Ho conosciuto
due Trekker Triestini in Thailandia ma ci siamo lasciati senza darci nessun
tipo di recapito (se devo essere sincero non ricordo neppure i nomi):
non è che magari qualcuno dei signori in ascolto li conosce?
Caro Matt,
Piacere di rileggerti
sullo STIM.
Memore del fatto che ancora non mi hai mandato il seguito del racconto
che un anno e passa fa hai giurato e spergiurato che avresti concluso
(e che io avevo iniziato a pubblicare su Fuoricampo), è stato con
non poca sorpresa che ho letto questa tua mail.
Dopo il cazziatone iniziale appositamente scritto e pubblicato agli occhi
di tutti (ed esclusivamente volto a spronarti a concludere il racconto
suddetto), passo a rispondere alla tua bellissima lettera.
Ho constatato che l'articolo "Padre, mi perdoni perchè
ho trekkato" ha scatenato una notevole reazione da parte di molti
fan, che si sono sentiti chiamati in causa perchè hanno più
o meno condiviso le sensazioni che ho descritto.
Tengo nuovamente a precisare, come già feci il mese scorso, che
in primis l'articolo era stato appositamente scritto per essere inserito
in un numero "cattivo", e che in secundis era stato solo uno
sfogo dovuto a fatti contingenti lo sfogo stesso.
Faccio parte della redazione dello STIM dalla sua prima uscita on line
e, sicuramente, non sarei qui se non credessi in quello che scrivo e in
STAR TREK come fonte di ispirazione (seppur sempre utopistica, come ho
tenuto spesso a sottolineare).
Ogni giorno mi confronto con una realtà che di trekkiano ha ben
poco, e assicuro ai lettori che non mi rifugio dentro la Tv o sul Web
per riuscire a trovare una mia dimensione che nella "real life"
non mi è consona: insomma, non ho una doppia vita, trekker di notte
e persona "normale" di giorno.
Ciononostante mi batto, anche mediante l'apporto che penso di poter dare
scrivendo su questa webzine, perché determinate idee propugnate
in Star Trek siano trasportate nella quotidianità.
Sono d'accordissimo nel ritenere che l'enfatizzazione di una passione
possa portare alla sua ghettizzazione, e parimenti al ridicolo, e che
chi troppo si immedesima in questa personale predilezione, di qualunque
interesse si tratti, si trovi maldisposto a confrontarsi sia con altre
passioni portate all'estremo, sia con il tran tran di tutti i giorni.
Ricordo in proposito un bellissimo articolo di Umberto Eco contenuto
ne "Il secondo diario minimo" (Bompiani, 1992) e
che si intitola "Come non parlare di calcio", dal quale
vi cito: "Non amo il tifoso perchè ha
una strana caratteristica: non capisce perchè tu non lo sei, e
insiste nel parlare come se tu lo fossi... (omissis)... Non ha la nozione
della diversità, varietà e incomparabilità dei Mondi
Possibili."
Quando ho letto questo pezzo mi sono detta ECO E' UN TREKKER E PARLA DELL'I.D.I.C.!
(Magari fosse così, penso che darei vent'anni della vita di Giuliano
Ferrara per riuscire a averlo nella redazione dello STIM)
Non è facile, lo ammetto, staccarsi da quello che si sogna per
passare a quello che si deve vivere giorno dopo giorno: i problemi sono
tanti, c'è il mutuo da pagare, le bollette che scadono, la vita
bussa alla porta senza darci tempo, e le passioni a volte devono essere
accantonate, messe in un cassetto, aspettando il momento in cui le si
può ritirar fuori, riaccendere, coccolare, coltivare, se ne può
condividere la gioia, tutto purtroppo a vantaggio del banale lavoro che
serve a portare a casa la pagnotta.
Invidio serenamente coloro i quali di Star Trek hanno fatto il loro lavoro,
però mi consolo ipotizzando che magari qualcuno di loro non veda
l'ora di chiudere il negozio o di staccare dall'ufficio o dallo studio
di registrazione per poter andare a casa e dedicarsi alla vera passione
della sua vita: la collezione delle bustine di zucchero distribuite dalle
linee aeree.
PS: Trekker di Trieste, non restate sordi all'appello del nostro Paolo!
Passate parola e contattateci!
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long and prosper, se potete...
Rossella
"DrBev" Marchiselli
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