Esistono anche androidi che provano dei sentimenti,
come Data.
Esistono anche però androidi che messi
a contatto con le loro realtà, diventano......mitomani!
Decisamente non somiglia nemmeno a Daneel Olivaw.
Un androide che desidera, soffre, si annoia, mente, anela l'avventura:
no, non è un racconto sulla vita di Lore, ma si narrano le peripezie
volutamente cercate dal protagonista della avventura qui sotto raccontata.
Un capitolo di assaggio, per invogliarvi al proseguimento della lettura
che ovviamente troverete sulle pagine di www.stdreams.net
.
ESPLORAZIONI
ALLA RICERCA DI UN'AVVENTURA
Capitolo 1
Se non fosse stato per la nave volante, simile
ad una grande farfalla dalle ali color senape, placidamente ormeggiata
ad una delle torri, il castello sarebbe sembrato uguale a migliaia d'altri.
Nel salone principale c'erano due persone. Uno era un umanoide alto,
dai lineamenti fini ed i lunghi capelli neri, che stava ridendo senza
riuscire a smettere, l'altro era più basso, con delle chiazze di corto
pelo giallo maculato e lo stava guardando con un'espressione tra l'offeso
e il mortificato.
- E così hai trovato una delle Locande all'Incrocio dei Mondi e hai
raccontato una storia come quella? - chiese ancora una volta l'umanoide
bruno, senza smettere di ridere.
- Non mi e' venuto in mente altro al momento, Gosbart. Tu non eri laggiù.
Non puoi capire cosa significa avere di fronte una Klingon.
- D'accordo Gao, non lo so. Ma proprio una storia così...
- Sarebbe stato diverso se avessi avuto una mia vera avventura da raccontare
- protestò Gao. - Per te è facile. Tu vai in spazitempi
dove ci sono solo mostri da uccidere, fanciulle da salvare e tesori
da rubare. Ammazzi il mostro, salvi la fanciulla, ti spendi il tesoro
ed ecco un'avventura. Io invece sono in mezzo a migliaia di razze diverse
di cui nessuno sa qualcosa di preciso, tecnologie complicate di cui
tutti sembrano ferratissimi. Passo tutto il mio tempo cercando di capirci
qualcosa.
- Sei molto giovane, Gao - lo consolò Gosbart. - Gli inizi sono difficili
per tutti.
- Ho deciso - disse Gao illuminandosi. - Vivrò una vera avventura così
la prossima volta avrò una bellissima storia da raccontare.
Ci pensò un po' su e poi chiese: - Ehm, Gosbart... come si fa a vivere
un'avventura?
Gosbart sorrise. - Non e' così semplice. Tu puoi solo vivere.
Lo specchio. Gao si congratulò con se stesso per l'idea che aveva avuto.
Byfern lo aveva trovato in un posto chiamato Transilvania e lo teneva
in una stanza in cima ad una delle torri più isolate.
Gao sapeva che oltrepassare la superficie nera dello specchio era uno
dei tanti modi per accedere ad altri spazitempi.
Era sicuro che lo specchio lo avrebbe portato in un posto dove avrebbe
potuto vivere una bellissima avventura.
Certo, avrebbe potuto prendere la Fayre e tracciare una rotta qualsiasi,
ma in un'Avventura con la A maiuscola correva il rischio di danneggiare
o addirittura perdere la nave a vele solari.
Esitò davanti allo specchio. Il vetro nero non rifletteva nulla e le
figure di piccoli demoni che adornavano la cornice sembravano deriderlo.
Allungò con cautela la mano fino a toccare la superficie del vetro ma
non incontrò alcuna resistenza. Allora raccolse tutto il suo coraggio
e fece un passo avanti.
Un gelo intenso lo avvolse. Era in una landa desolata con qua e là degli
alberi secchi e contorti. Era abbastanza buio, ma il posto era disseminato
di sentieri costruiti con pietre bianche come ossa spolpate, che irradiavano
una strana luce.
C'era una strana creatura che lo fissava. Aveva la metà inferiore di
un cervo e quella superiore di una donna, ma le braccia erano troncate
ad di sopra del gomito. In testa aveva delle piccole corna ramificate.
Gao notò subito che lei non stava su nessun sentiero e che questi erano
abbastanza larghi da permettergli di camminare senza correre il rischio
che la donna cervo riuscisse a toccarlo, se fosse rimasta sul nudo terreno.
- Finalmente una faccia nuova - disse la donna cervo. - Sei venuto a
tenermi un po' di compagnia?
Gao non rispose. Byfern diceva sempre che con i demoni bisognava essere
molto cauti, anche se pochissimi erano abbastanza potenti da causare
loro dei danni.
Cominciò a seguire uno dei sentieri, affidandosi al suo istinto. La
donna cervo lo seguì, senza però salire sul sentiero. Gao pensò che
allora la sua intuizione era giusta. I sentieri erano delle zone franche
che gli abitanti del mondo al di là dello specchio non potevano calpestare.
- Sei carino, sai - continuò la donna cervo. - Dove stai andando? Perché
non mi rispondi?
Gao ignorò le sua continue domande e seguì il sentiero che aveva scelto
fino a quando non incontrò un bivio con un arco oltre il quale non c'era
altro che oscurità. Con determinazione passò sotto l'arco.
Era in una cabina di una nave stellare. Aveva pensato che lo specchio
portasse ad un altro specchio, almeno gli sembrava che Byfern avesse
detto qualcosa del genere, ma non c'era nulla di riflettente nei dintorni.
Cominciò a preoccuparsi. Non aveva idea di dove fosse finito e di come
fare a tornare indietro.
La porta della cabina si aprì ed entrò una donna con una pettinatura
antiquata che indossava una divisa bicolore con i gradi da capitano.
- Nonna Papera! - si lasciò sfuggire Gao sottovoce.
La donna lo guardò sorpresa ma mantenne il controllo.
- Lei chi e' e cosa fa nella mia cabina? - chiese tranquillamente.
- Un incidente di percorso Nonna Pap... Capitano Janeway.
La donna alzò un sopraciglio senza però perdere quella strana espressione
materna. - Mi conosce?
- Di fama, Capitano, solo di fama... Immagino di essere sulla Voyager.
- Esatto. Gradisce una tazza di the mentre mi racconta chi e' lei e
come e' arrivato sulla mia nave? - disse avviandosi verso il replicatore
senza però voltargli le spalle. Prese dal replicatore due tazze ed invitò
Gao a sedersi con un gesto.
- Allora come e' salito sulla Voyager? - gli chiese spingendo verso
di lui una delle tazzine fumanti.
- Non lo so di preciso - confessò Gao. Non avrebbe certo raccontato
alla Janeway dello specchio stregato di Byfern.
- Chi e' lei? - chiese allora la donna, cercandolo di metterlo a suo
agio. - Le sue caratteristiche fisiche mi ricordano Neelix, un Talaxiano
che ospitiamo a bordo di questa nave.
Gao, che per pura cortesia stava cercando di bere il the senza scottarsi,
sentendo queste parole rischiò di soffocare.
Come poteva paragonarlo a Neelix? Lui era alto, slanciato, con una certa
eleganza felina dovuta al fatto che era incrociato con un ghepardo.
E poi aveva dei suggestivi occhi azzurri di cui era molto orgoglioso.
Nessuno degli altri Ajdar aveva gli occhi azzurri. Si, d'accordo, aveva
delle macchie sulla pelle, ma erano diverse da quelle del Talaxiano,
e i suoi corti capelli biondi non potevano certo essere paragonati a
quella specie di criniera che aveva Neelix. E cosa dire del suo orrendo
gusto nel vestire. Neelix andava in giro indossando qualcosa che assomigliava
alla fodera di un divano. Per vivere la sua Avventura lui invece aveva
frugato in alcuni dei bauli di Caer Llyr ed aveva trovato una morbida
tunica che copriva in modo perfetto la sua coda. Sopra di essa aveva
indossato una cintura alta ed una casacca. L'effetto finale non era
per niente male, a suo parere.
- No, no, assolutamente - protestò. - Non sono di questo quadrante.
- Interessante - replico' la Janeway. - Allora lei e' venuto qui da
un altro quadrante.
- Si, ma prima che me lo chieda devo confessarle che non so come sia
successo e non ho la piu' pallida idea di come tornare indietro.
La luce di speranza che si era accesa negli occhi della Janeway si spense.
- Peccato - sospirò. - Però mi deve spiegare una cosa, signor...?
- Gao.
- Che strano nome... Come fa a conoscere la Voyager e me?
Gao bevve lentamente un sorso di the per prendere tempo. Doveva stare
attento a quella donna. Sotto quell'aspetto dolce ed accomodante si
nascondeva pur sempre un Capitano della Flotta Stellare, ed era un capitano
sempre più impaziente di tornare a casa e sempre meno ligio alle regole
della Federazione. Non poteva certo raccontarle la verità, ovvero che
aveva spiato a lungo la Voyager impegnata nel suo eterno ritorno a casa
dalle finestre di Caer Llyr. Non sapeva come questo fosse possibile
ne' perché e non gli interessava neppure. Lo accettava e basta.
- E' da un po' che mi materializzo in posti diversi di questo quadrante,
e ho sentito parlare della vostra potente nave stellare e del suo eccezionale
Capitano - mentì cercando di blandirla.
Il suo sforzo fu ricompensato da un accenno di sorriso. - Pensavo che
fosse appena arrivato, signor Gao - osservò la Janeway.
- Devo essermi spiegato male. E' che dopo che ho incontrato quello strano
tipo con quel nome buffo ogni tanto mi trovo nei posti più assurdi.
- Qual'è quel nome?
- Non ricordo bene. M? P? Q? Si, mi sembra che fosse Q.
Un lampo di collera attraversò lo sguardo della Janeway a sentire quel
nome. Poteva capirla. I Q erano alcuni degli esseri più potenti di quello
spaziotempo. Sarebbe bastato un loro intervento per riportarla a casa
in pochi secondi, cosa che per loro imperscrutabili motivi si rifiutavano
di fare.
Si rilassò un po' pensando che quella piccola bugia l'aveva fatto passare
da possibile conoscitore di una strada verso il Quadrante Alfa a ignara
vittima dei capricciosi Q.
Infatti la Janeway non gli fece altre domande, ma si alzò e lo invitò
a seguirla.
- Allora, signor Gao, immagino che vorra' visitare la nave.
- Volentieri, - rispose lui cercando di dimostrare un entusiasmo che
non aveva. Percepiva un'aura di minaccia dal Capitano. Forse non gli
aveva creduto. Comunque stava escogitando qualcosa.
- Questa e' l'infermeria - annunciò la donna entrando nel locale.
Gao comincio' a preoccuparsi.
- E questo e' il M.O.E., ovvero il Medico Olografico d'Emergenza.
- Piacere signor Moe.
- Io non ho un nome - obiettò il dottore.
- Tutti hanno un nome - ribatté Gao.
- Controlli il nostro nuovo ospite - ordinò il Capitano interrompendoli.
- Ehi! - protestò Gao. - Io sto benissimo.
La Janeway lo fissò duramente. - Lei è arrivato in un modo che
non può spiegare su questa nave. Non è passato attraverso il
teletrasporto ed i suoi filtri. Potrebbe essere contaminato da germi
patogeni. E' necessario eseguire un controllo medico.
- Non può obbligarmi a sottostare a questo esame - ribatté Gao che era
impallidito.
- E' per la sicurezza della nave e del mio equipaggio. Sarà questione
di pochi secondi. Non se ne accorgerà nemmeno.
- Ho i miei diritti!
- Non in questo caso. Lei e' arrivato da chissà dove ed io devo accertarmi
che lei non sia un pericolo per noi. Non mi costringa a chiamare la
sicurezza.
Gao chinò la testa sconfitto. - Non mi lascia scelta, a quanto vedo.
Va
bene. Ma voglio restare da solo con il dottore.
La Janeway lo guardò perplessa. - Perché? Non deve certo spogliarsi,
il nostro esame medico...
Gao la interruppe. - Capitano, per favore, mi conceda almeno questo.
- Conosce il giuramento di Esculapio? - chiese Gao appena fu rimasto
da solo con il dottore.
- Certo, come ogni medico, anche se immagino che si riferisca al giuramento
di Ippocrate, il noto medico greco. "Per Apollo medico, per Esculapio,
Igea e Panacea, giuro..."
Gao lo interruppe : - Per cui conosce anche la parte che riguarda il
segreto professionale.
- Sicuro. "E tutto ciò che nell'esercizio della mia professione vedrò
ed udirò nella vita comune degli uomini, anche se indipendente dall'arte
medica, in assenza di permesso, tacerò e terrò quale segreto".
- Qualsiasi cosa troverà durante questo esame resterà strettamente confidenziale?
- Certo, ovviamente i dati saranno registrati sul computer, ma la consultazione
sarà consentita solo al personale medico.
- E se non volessi che i dati siano registrati?
- Questa procedura è irregolare. In caso di un incidente che
coinvolga la sua persona questo farebbe risparmiare tempo. Inoltre in
caso di emergenza sapere per esempio quale sia il suo gruppo sanguigno
potrebbe salvare altre vite. Ma se vuole così, sono obbligato ad accogliere
la sua richiesta.
- Lo sa che lei non dovrebbe essere vivo? - affermò il medico corrugando
la fronte. - Non ha organi interni, a parte delle strane cose di cui
non riesco a capire la funzione.
- Non doveva cercare solo la presenza di eventuali virus? - chiese Gao
con un sorrisetto divertito.
- Si, ma non capisco...
- Si ricordi del giuramento - lo ammonì Gao. - Ci sono parecchie forme
di vita nell'universo. Non può pretendere di conoscerle tutte.
- E' illogico - disse il M.O.E. sempre più confuso ricontrollando i
dati del tricorder.
- Beh, neanch'io ho mai incontrato una proiezione olografica solida,
prima d'ora. Anche per me lei e' "strano". Dica al Capitano che non
ho malattie contagiose e basta.
- Visto che non e' stato difficile? - Il Capitano Janeway lo accolse
con quel tono condiscendente che stava cominciando a detestare.
- Vuole mangiare qualcosa?
- No, grazie - rispose Gao sperando che non insistesse. Aveva scoperto
solo recentemente che il suo corpo artificiale era in grado di bere
e lo trovava ancora abbastanza complicato. Mangiare era superiore alle
sue possibilità.
- Mi permetta di insistere. Voglio assolutamente che conosca Neelix,
il nostro cuoco e guida finché saremo in questo quadrante. Sono sicura
che le vostre razze hanno degli antenati comuni.
Gao si chiese se alla Janeway servissero degli occhiali ma non fece
in tempo a ribattere. Neelix gli venne incontro a braccia aperte.
- Il Capitano mi ha raccontato tutto di te - disse il Talaxiano. - Immagino
che sarai affamato. Ho preparato in tuo onore i miei piatti migliori.
Cominceremo con un antipasto, paté ailis, poi seguirà uno stufato di
verdura, goulash feragoit, la mia specialità...
- Non vorrei essere scortese, ma proprio non mi sento di mangiare adesso.
- Almeno un assaggino - insistette Neelix non curandosi di nascondere
la sua delusione.
- Sono molto stanco - si giustificò Gao.
- Va bene, eventualmente mangerà più tardi - disse la Janeway. - Le
assegnerò una cabina così potrà riposare e pensare a che cosa intende
fare.
- Fare?
- Se, se vuole continuare il viaggio con noi verso il Quadrante Alfa
o preferisce essere sbarcato su uno dei pianeti che incontreremo.
Gao provò ad aprire la porta. Era bloccata. O lui era più imbranato
di quello che pensava e non aveva capito come funzionava il meccanismo
di apertura o la Janeway non si fidava affatto di lui.
Si sdraiò sul letto e rimase a fissare il soffitto.
Era partito convinto di vivere un'avventura ed adesso si trovava tutto
solo in un punto imprecisato del Quadrante Delta in balia di quella
donna. Si consolò pensando che la Voyager incappava in un guaio dopo
l'altro. Non avrebbe dovuto attendere a lungo la sua Avventura.
Kathryn Janeway sedeva placida sulla sua poltrona sul ponte di comando.
- E' straordinario - disse. - E' una settimana che quel Gao è
a bordo della Voyager e non abbiamo più avuto problemi. Nessuna nave
Kazon, nessuna anomalia, niente di niente. E abbiamo incontrato parecchi
pianeti di classe M disabitati e ricchi di risorse. Sembrerebbe quasi
che il nostro ospite ci porti fortuna.
Gao da parte sua era annoiato ed avvilito e passava gran parte del suo
tempo in Sala Macchine. Visto che non capitava nulla stava cercando
di imparare almeno qualcosa sul motore a curvatura. Ma questa non era
l'unica ragione per la quale quello era diventato il suo posto preferito.
B'Elanna gli piaceva tantissimo, anche se era per metà Klingon.
Nel bar marsigliese sul ponte ologrammi, Gao stava giocando a biliardo
da solo, dopo aver battuto facilmente Tom Paris. Tom si era rifiutato
di continuare e se ne era andato. Quel gioco non era difficile per un
androide. In fondo occorreva solo una buona mira.
- Si sta annoiando? - chiese uno dei presenti.
Gao lo guardò incuriosito. Non era nè un umano nè un ologramma,
i suoi sensi non potevano sbagliarsi. Aveva un aspetto famigliare.
- Q! - esclamò appena lo riconobbe.
- Risposta esatta signor Gao. Non sa che le bugie hanno le gambe corte?
- lo rimproverò Q. - Mentire ad una donna dolce come Kathryn ed incolpare
me della sua presenza in questo universo. Si vergogni.
- Come sa quello che ho detto al Capitano?
- Noi Q sappiamo tutto, signor Gao y Ajdar y Alton, anche se devo ammettere
che ci sono cose a proposito della sua razza che non mi sono molto chiare.
Per esempio so che lei è venuto qui in cerca di un'Avventura.
Si sarà certamente chiesto perché la navigazione della Voyager e' stata
così tranquilla.
- Credo di saperlo, adesso.
- Esatto, signor Gao. Quale punizione più adatta per lei per avermi
coinvolto ingiustamente, che impedirle di raggiungere il suo scopo?
- Ok - sbuffò Gao spazientito. - Si è divertito alle mie spalle.
E adesso?
- Vi aiuterò, signor Gao. Farò in modo che la vostra bugia non sia più
tale. Che la menzogna diventi verità - declamò in tono profetico, e
Gao sparì.
Continua...