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LO
STAR TREK DEGLI OCEANI
di Domenico
Ciccone
L'avvento nel panorama televisivo della sci-fi di Babylon Five
ha portato molti appassionati alla considerazione che questa fosse ai
giorni nostri la serie "rivale " di Star Trek per ambientazione, trama
ed effetti speciali. Durante i mesi estivi, tuttavia, Italia 1 ha lodevolmente
mandato in onda in orario mattutino non da vampiri una interessante serie
che, a mio modo di vedere, si è avvicinata molto di più di Babylon
Five agli standard trek col pregio, però, di mantenere una sua originalità
di narrazione e di ambientazione. Una serie che ha in comune con Star
Trek, e nella fattispecie con DS9, anche una specie di "destino maligno"
legato alla sopravvivenza nel palinsesto a prezzo di drastiche evoluzioni
in chiave bellica del plot originale.
La
Sea Quest, questo il nome della serie, venne prodotta dalla rete
americana NBC nell'arco di tre stagioni, dal 1993 al 1995. Il plot, ambientato
negli anni dal 2020 al 2032 circa, ruota attorno alle missioni di una
grande nave sottomarina, la Sea Quest per l'appunto, incaricata di compiere
missioni per preservare la pace negli oceani della terra, colonizzati
dal genere umano come "ultima frontiera". La Sea Quest e tutti gli arruolati
presenti a bordo fanno parte di una nuova organizzazione mondiale chiamata
UEO (United Earth Oceans - Oceani Uniti della Terra), alla quale fa capo
tutta l'organizzazione delle colonie sottomarine e buona parte della politica
mondiale nelle terre emerse. Le prime assonanze trek vengono fuori già
durante la sigla: la voce del capitano
della nave introduce le prime note di un tema molto vicino alle sigle
trek, e non a caso, visto che uno degli autori è Alexander Courage, storico
creatore di numerose melodie per Star Trek; la voce poi si esprime così:
"Siamo nel 21° secolo, e l'umanità ha colonizzato l'ultima regione inesplorata
della Terra…gli oceani. Come capitano della Sea Quest e come suo equipaggio
noi siamo i loro guardiani, perché sotto la superficie si trova il nostro
futuro!" Vi ricorda qualcosa? Su, non sforzatevi troppo…
La
nave, la Sea Quest per l'appunto, presenta una forma molto simile alla
Voyager, come si può vedere dalle fotografie, e le sue caratteristiche
tecniche la rendono perfettamente modellata sulle navi della Federazione
Unita dei Pianeti: costruita con una lega di titanio rivestita di un supporto
semi biologico autorigenerante, la nave possiede un sistema informatico
centralizzato configurato come intelligenza artificiale, con capacità
semidecisionali, pannelli di controllo e comando sparsi per tutta la nave
e sensori a corto e lungo raggio. Dotata di armamenti convenzionali laser
e siluri, ma anche di armamenti nucleari, la Sea Quest è equipaggiata
per le missioni esterne con navette da ricognizione, assolutamente simili
alle navette trek e, dalla terza serie, navette da combattimento definite
"skimmer", che a mio parere richiamano da vicino i falchi da guerra romulani.
La cosa più interessante, comunque, penso sia costituita dalla propulsione:
la nave infatti sfrutta un sistema di turbine ad acquaspinta alimentate
da un reattore a fusione nucleare multipla, e la camera di reazione vista
in alcuni episodi è assolutamente identica, nelle forme di base e nei
principi scientifici, alle camere di dilitio delle navi della Flotta Stellare.
Anche
capitano ed equipaggio si rifanno moltissimo a modelli trek: il capitano
Nathan Bridger, un bravissimo Roy Scheider, si pone sulla scia comportamentale
di un Picard, ad esempio, essendo sempre pronto alla comprensione dei
problemi del suo equipaggio, allo spirito di squadra, all'armonia delle
relazioni e alla tendenza a risolvere i problemi con la diplomazia prima
che con la forza.
Non manca nemmeno il corrispondente del rapporto di "ambiguità sentimentale"
Picard-Crusher, tradotto in un medesimo tipo di rapporto e in un medesimo
incontro di gradi tra Bridger e il medico di bordo, la dott.ssa Kristin
Westphalen, interpretata da Stephanie Beacahm. Più simpatico di Wesley
Crusher, ma con la stessa caratteristica del "genioadolescentechesatuttolui",
è il personaggio di Lucas Wolenczaczack, interpretato da Jonathan
Brandis, esperto informatico e inventore di geniali diavolerie, fra le
quali un apparecchio che permette di comunicare con il delfino Darwin
(che potrei definire come quello che in ST è "l'occhio alieno della serie",
tipo Spock, Data o 7 di 9). Fra l'altro il giovanotto è a bordo perché
il padre, vecchio amico di Bridger e progettista della Sea Quest, in punto
di morte ha chiesto al capitano di occuparsi del figlio (anche in questo
caso, un Crusher deja-vu). Completano il quadro delle analogie un prestante
Primo Ufficiale, del quale il capitano nutre la massima stima, e una serie
di guardiamarina e tenenti che costituiscono l'ossatura dell'equipaggio.
Tornando
alle specifiche tecniche, una interessante dichiarazione di uno degli
autori della serie è stata questa: "La serie Sea Quest non è science-fiction,
è solo 25 anni nel futuro. È pensare alla scienza come a un qualcosa
di raggiungibile. Certo, si usa l'immaginazione, ma si tengono i piedi
piantati nel realistico e nell'immediato possibile".
A questo proposito io penso invece (e il dibattito con voi lettori è,
come al solito, aperto) che la Sea Quest, con le sue tecnologie,
si ponga esattamente a metà tra il nostro presente è il futuro lontano
di Star Trek. Vale a dire: realizzare i concetti di esplorazione, convivenza
pacifica tra le specie, primi contatti e direttive in un tempo che noi
potremo vedere e in un ambiente misterioso e affascinante come lo spazio
profondo…l'oceano. E con meraviglie tecnologiche, come la fusione nucleare,
i bio-materiali o i computer senzienti, affascinanti come le tecnociance
trek ma di possibile realizzazione a breve giro di anni.
È dunque un vero peccato, sorte toccata come dicevo prima particolarmente
a Star Trek DS9, che la volontà di produrre altre stagioni della serie
- non ottenendo ascolti esaltanti - abbia spostato sempre di più il baricentro
dei plot dall'esplorazione oceanica a scopo di pacifica ricerca, verso
una componente bellica e drammatica sempre più accentuata. La
seconda serie si apre con una nuova Sea-Quest in sostituzione dell'originale,
sacrificata per impedire un disastro naturale che avrebbe provocato lo
scioglimento dei ghiacci polari, e propone storie di combattimenti fra
la Sea Quest e non meglio identificati mostri marini resuscitati non si
sa bene come, dei della mitologia greca, temibili entità empatiche fino
ad arrivare alle puntate conclusive, con un improbabile rapimento dell'intera
nave da parte di alieni impegnati in una guerra interplanetaria, e l'equipaggio
tenuto in uno stato di animazione sospesa per dieci anni.
La terza serie, che parte per l'appunto dal ritrovamento della Sea Quest
e del suo equipaggio, vede l'avvicendarsi al comando tra il capitano Bridger,
intenzionato a ritirarsi a vita privata, e il nuovo capitano Oliver Hudson,
in una UEO in piena crisi a causa della spaccatura provocata da alcune
confederazioni asiatiche che hanno deciso di unirsi in una nuova entità
politica e militare, l'Alleanza Macronesiana, in guerra non dichiarata
con l'UEO.
Il
tema della serie è ora di taglio decisamente militaristico, con frequenti
scene di battaglie sottomarine sugli "skimmer", che sembrano
tanto il corrispondente oceanico di "Guerre Stellari", e una Sea Quest
che diventa una nave da guerra senza più civili e scienziati a bordo e
senza più alcuno scopo scientifico e di ricerca; cosa che, a mio modesto
parere, costituisce il tradimento maggiore rispetto al progetto originale,
di taglio spiccatamente ecologista e in favore del corretto equilibrio
tra la vita delle specie marine e quella dell'uomo nello stesso ambiente.
Il
capitano Hudson è interpretato da Michael Ironside, noto negli Stati Uniti
per essere il perfetto interprete del personaggio-prototipo del brutto,
sporco e cattivo (molti lo ricorderanno come il capo della resistenza
nella miniserie Visitors, o come il cattivo di Total Recall).
Devo ammettere che invece la sua interpretazione è decisamente positiva,
rispetto a quanto ci si poteva aspettare all'inizio, nel tratteggiare
un capitano alla Janeway: apparentemente molto più autoritario di Bridger,
ma in realtà con una analoga carica di umanità, sempre dissimulata da
una maschera facciale molto espressiva. E, come Janeway, si sente solo
e unico responsabile della sorte del suo equipaggio nell'intero universo:
lei perché lontana decine di migliaia di anni luce da casa, Hudson perché
ultimo baluardo di una UEO altrimenti in rovina inarrestabile.
Alla fine della terza stagione, tuttavia, la NBC decise di chiudere la
serie, lasciando però un finale aperto nell'eventualità di tornare a produrre
una quarta stagione quando i tempi fossero stati maturi, cosa che non
si è verificata.
P.S.: Per chi fosse interessato esiste una pagina commemorativa della
Sea Quest, una specie di lapide funeraria, dove si chiede ai navigatori
della rete di non dimenticare la Sea Quest e di tenerne il ricordo vivo
con una foto nelle home-page dei propri siti. (http://www.geocities.com/Hollywood/Picture/6569/sq.html)
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