I FERENGI:
CONTRABBANDIERI MARITTIMI O NOMADI DEL DESERTO?

di Davide "Questor" Galati




Nel mio ultimo articolo avevo accennato alle similitudini tra le razze che popolano l'universo di Star Trek ed alcune delle popolazioni terrestri e mi ero ripromesso, non appena ce ne fosse stata la possibilità, di dedicare ad ognuna di esse un articolo a parte. Così, approfittando della pausa estiva e di una nostra lettrice, Grazia, che nella Warp Mail dell'ultimo numero ha sollevato qualche osservazione sul paragone da me fatto tra i Ferengi e gli Hobbit di tolkieniana memoria, mi sono deciso ad affrontare la questione di petto, cominciando proprio dai più abili commercianti del Quadrante Alfa (anche se non esiterei a dire di tutta la galassia).
Innanzitutto voglio chiarire subito che gli Hobbit presentano indubbiamente tratti più positivi dei Ferengi, ma non del tutto positivi. Infatti vengono spesso descritti come pigri, indolenti, con poca voglia di avventura; anche tra di loro ci sono Hobbit parecchio avari (basti ricordare i parenti di Bilbo che, all'inizio del "Signore degli Anelli", non aspettano altro che intascare la loro eredità). Ma a cosa o a chi pensava Tolkien quando creò gli Hobbit? Diversi studi sull'argomento e alcune affermazioni tratte dalle sue lettere lasciano ritenere che nel descrivere gli Hobbit egli facesse riferimento alla media borghesia inglese della sua epoca: è lì, a mio avviso, più che nel mondo arabo, che vanno cercate le somiglianze con i Ferengi. O meglio: non tanto con la borghesia inglese contemporanea di Tolkien, quanto con quegli abili mercanti inglesi, o europei in generale, che hanno spadroneggiato sulla Terra qualche secolo fa.
È però vero che nella società araba il commercio ha avuto e ha tutt'ora un ruolo importante, oserei dire fondamentale, ma con sfumature molto particolari e spesso impossibili da cogliere interamente per noi occidentali. L'errore più comune che si può fare è quello di valutare con i nostri metri di giudizio altre civiltà, ma ci si rende ben presto conto che le cose stanno diversamente. La cultura araba è una cultura che nasce portandosi dietro l'eredità di un popolo nomade (sopratutto al nord, più sedentario e agricolo al sud) unificatosi per motivi religiosi. Caratteristica delle culture nomadi è proprio l'importanza del commercio, che assume un valore tale per cui è necessario il massimo rispetto per le due parti: l'obiettivo è quello di raggiungere un giusto accordo, perché non esistendo un territorio fisso da arricchire si cerca sempre e solo ciò che è necessario e utile in previsione del prossimo spostamento. Oltretutto le tradizioni forgiate anche dal clima in cui una tale cultura si è sviluppata portano a favorire il momento dello scambio come un momento d'incontro, un momento quasi religioso: ed ecco che esso assume dei rituali propri (la contrattazione diventa un obbligo e un piacere allo stesso tempo).
Vediamo invece cosa succedeva e cosa succede ancor oggi, purtroppo, nel mondo occidentale. Il guadagno è l'obiettivo primario e pur di raggiungerlo si passa sopra a qualunque cosa, oggi in maniera più sottile, due-trecento anni fa in maniera più palese. Chi erano a quell'epoca i nostri commercianti migliori? Chi erano i contrabbandieri più famosi? Gli Inglesi, senza alcun dubbio, anche se Spagnoli, Portoghesi e Francesi si sono sempre battuti abbastanza bene in questo campo. Cerchiamo di verificare tutto questo senza però fare un'accurata lezione di storia. Iniziamo dal 1492, anno della scoperta di Vulcan... ehm, scusate... delle Americhe: tutti si buttano a sfruttare commercialmente il nuovo continente e di sicuro gli scambi che avvengono non sono certo, come dire, all'insegna dell'onestà (palline di vetro per oro: non credete che una trattativa di questo genere farebbe fare i salti di gioia a qualunque Ferengi?). Ma questo è, per ora, un comportamento comune a molte nazioni; rimaniamo invece in Inghilterra e vediamo come l'Impero Britannico prosegue nei secoli la propria espansione. Dopo il 1776, si ha una continua espansione delle colonie di Sua Maestà che sono, in ordine cronologico: Malta, Ceylon, colonia del Capo, Trinidad e Tobago, solo per ricordare le più importanti. Intanto avviene la "rivoluzione industriale" e ciò porta all'adozione del libero scambio (in sostanza vengono soppressi gli atti di navigazione nel 1849) e alla nascita storica dell'imperialismo inglese sotto l'egida delle riforme attuate dalla regina Vittoria (1837-1901). L'atteggiamento nei confronti del commercio è ben diverso quindi da quello arabo, anche perché fonda le sue basi sul colonialismo, e cioè sulla differenza già in partenza, delle due parti in causa.

Veniamo poi all'altra questione sollevata da Grazia e cioè il modo in cui viene trattata la donna. Nel mondo arabo la donna ci appare indubbiamente limitata, si sarebbe tentati di dire segregata, almeno finché usiamo il nostro metro di giudizio; ma se ci addentriamo di più nella cultura di quei paesi, senza volerla per forza giudicare usando la nostra, scopriamo un profondo rispetto per la donna (ovviamente parlo di condizioni normali, escludendo a priori ogni fondamentalismo) che non possiamo ignorare anche se l'intera situazione urta la nostra sensibilità occidentale. Rispetto di cui invece non si può parlare nel diciassettesimo e diciottesimo secolo nei confronti delle donne dell'acculturato Occidente (basti pensare che alcuni diritti che oggi riteniamo fondamentali sono stati in realtà acquisiti dalla donna molto di recente).
Ora la situazione in cui i Ferengi tengono le proprie femmine (è così che le chiamano e non a caso) indica non solo segregazione, ma sopratutto mancanza di rispetto: situazione questa che mi sembra li accomuni di più a noi che agli arabi.
Senza contare infine quello che già segnalavo un paio di numeri fa ovvero alcuni piccoli, ma significativi particolari come le porte e le finestre ferengi tonde come quelle che usano gli Hobbit e il fatto che su Ferenginar piova in continuazione come spesso accade a Londra. Infine vorrei rifarmi a ciò che afferma Data, quando la Federazione incontra per la prima volta la razza Ferengi, nell'episodio di TNG "L'ultimo avamposto". L'androide paragona i Ferengi ai contrabbandieri marittimi terrestri del XVIII e XIX secolo, e se lo dice Data...
Ora vi saluto sperando di aver chiarito meglio il mio punto di vista e vi annuncio già che tra due mesi parleremo dei Borg: comunisti del futuro?

 

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