CRONACHE DAL CLUB
di Domenico Ciccone

Il numero 87 dell'INSIDE STAR TREK, il ben noto bollettino dello STAR TREK ITALIAN CLUB (per ulteriori approfondimenti sull'IST e sullo STIC v. STIM nr. 10, n.d.R.) riporta una dettagliata cronaca, ricca di immagini e commenti, sulla XIII STICCON, l'annuale convention del club tenuta dal 21 al 24 ottobre dello scorso anno al Palacongressi di Bellaria, e che ha visto come ospite d'onore Robert Picardo, il dottore olografico della "Voyager".
Per noi soci dello STIC la cronaca della convention sulle pagine dell'IST è sempre un appuntamento molto atteso: sia per la dovizia di immagini e di racconti "dietro le quinte", sia perché tentiamo di rivivere, attraverso la lettura, quell'innegabile atmosfera speciale che si respira trovandosi in contatto stretto con altri trekker più o meno "matti e fanatici" (o tentiamo di immaginarla quanto più possibile, se non riusciamo ad essere presenti).
Detto questo, devo però osservare che, personalmente, la lettura degli IST dedicati alle convention è anche l'occasione per verificare la consistenza di una serie di problemi organizzativo-strutturali che, sempre a mio modesto parere, affliggono lo STIC in misura ormai cronica (a questo proposito v. anche l'articolo sempre su STIM nr. 10, n.d.R.). E dalla lettura di questo IST mi sembra che le cose non siano affatto migliorate.
Faccio una doverosa puntualizzazione: tutte le mie considerazioni critiche nascono sempre da un confronto legato ad una mia diretta partecipazione alle STICCON, anche se per un solo giorno; partecipazione la cui voglia nasce, sempre e comunque, dall'innegabile atmosfera di cui ho parlato sopra.
Ecco perché ho trovato alcuni "commenti gloriosi" letti nell'ultimo IST sulla XIII STICCON (in particolar modo quelli sull'intervento di Picardo) quantomeno imbarazzanti, ai limiti anche di un certo fastidio per chi, come me, pensa che alcuni problemi avrebbero meritato ben altra considerazione. L'ottica da cui affronto il problema può forse sembrare "prosaica", ma penso sia quella con la quale tutti, alla fine, dobbiamo fare i conti nel vero senso della parola: mi riferisco ai problemi legati all'esborso economico, a quanto il fan paga per essere presente alla STICCON.
A proposito dell'intervento di Robert Picardo si legge a pag. 29 dell'IST: "La gioia di questa seconda luna di miele (di Picardo e della moglie, presente anche lei alla STICCON, n.d.R.) trascorsa senza le due figlie (…) era chiarissima, ed ha probabilmente determinato alcuni cambiamenti di programma dell'ultimo minuto (anziché fare una seconda apparizione la domenica mattina, Picardo ha preferito fare un rapidissimo intervento il venerdì sera) e la scelta di restare più "in disparte" rispetto a come ci avevano abituati gli attori precedentemente intervenuti alle STICCON".
La scelta di rimanere più in disparte? Giova ricordare che gli attori presenti alla STICCON o alle "convention tematiche" vengono pagati profumatamente, nell'ordine di svariate decine di milioni in lire e che negli ultimi anni si è assistito troppo spesso da parte dello STIC e della SPAZIO ad una condiscendenza francamente esagerata nei confronti dei capricci degli attori. Pretese degli agenti che mettevano bocca anche su come firmare gli autografi (ricordate la STICCON di Modena con George Takei?), obblighi deliranti di riprese fotografiche solo da un certo lato, e via di questo passo.
Ma le affermazioni che ritengo di dover commentare con più forza sono quelle pubblicate a pag. 5, nella rubrica "Tavola Rotonda - Dialoghi tra i soci", contenute nella lettera del lettore Antonello Parisi.
Si legge: Dato che la STICCON è finita, puntualmente vi cadranno addosso le solite lettere di critica (…) allora ho deciso di inaugurare una nuova tendenza: cioè del contento che si fa sentire (…) Vogliamo fare un elenco? Facciamolo! (…)
3: "La mia foto è più brutta della sua che costa di più. Colpa di Romani". Se volete aggiungerci anche "Vojo la mamma", direi che non stona.

E io aggiungerei ancora "…perché mi consigli un buon avvocato per fare causa". Proverò a far parlare le cifre: essere presenti la giornata di sabato, quella con l'attore per intenderci, veniva a costare 50.000 lirette (con l'eventuale supplemento di altre 20.000 per assistere all'intervento dell'ospite da una delle prime tre file). La foto con l'ospite si pagava 50.000 lire se da soli, o 40.000 se con altre persone: un totale, quindi, che oscillava tra le 90.000 e le 100.000 lire per una foto (dell'eventualità di pernottare in albergo parlerò più avanti). Statisticamente i partecipanti alla STICCON sono in grande maggioranza degli under 25, studenti e comunque ragazzi che non hanno un lavoro fisso, e che per partecipare ad una STICCON fanno enormi sacrifici; ho personalmente parlato con un ragazzo di Torino che aveva impegnato vari week-end dello scorso novembre e dicembre, festività comprese, lavorando come cameriere per potersi permettere una partecipazione quanto più completa alla STICCON. Pagare quindi 100.000 lire per una foto, a mio modesto parere, significa anche pretendere la qualità assoluta del servizio; altrimenti, se non si è in grado, il servizio non si deve offrire.
5: "La sala da pranzo, i camerieri, l'acqua minerale, il vino". Questa è la STICCON, non lo Sheraton.
Peccato che i prezzi degli alberghi, anche in questo caso, fossero tali da pretendere proprio quello scritto sopra e nel miglior modo possibile: infatti per una stanza doppia in albergo, sempre nel circondario di Bellaria, la spesa era di 80.000 lire a notte.
Indubbiamente tutti gli alberghi erano all'altezza della situazione, tre stelle e pensione completa (almeno quello dove ho pernottato io), il cibo era ottimo e abbondante (ma io non faccio testo, sono onnivoro e anche con gusto), ma il concetto di base è proprio riferito al fatto che, a quei prezzi, la qualità del servizio deve essere pretesa. Se lo STIC e la SPAZIO sentono la responsabilità di organizzare una convention in cui si prevede quasi un migliaio di persone, con tutte le bellissime cose che si sono poi viste (incontri e dibattiti, proiezioni, giochi e sfilate) vuol dire che devono disporre di una macchina organizzativa adeguata non solo ad esigenze logistiche, ma anche a quelle economiche dei partecipanti stessi.
Vale a dire: lo STIC non è il LIONS Club, i suoi membri, come già detto, per la maggior parte devono fare dei sacrifici economici per partecipare alle convention; dunque è necessario, se non si può scendere al di sotto di una soglia minima di spesa, garantire la qualità legata all'esborso.
E ritengo anche troppo semplicistica la successiva affermazione, contenuta sempre nella stessa lettera: "Mettete quattro tavoli su un prato e riunitevi, questo è una STICCON altrettanto valida". Questo può andare benissimo, e così è stato, per un gruppo di poche persone come noi redattori dello STIM quando riusciamo a vederci per un meeting; per un club con migliaia di iscritti che ha l'ambizione (peraltro giusta) di condizionare e indirizzare scelte editoriali, commerciali e televisive, fare un discorso simile vuol dire essere fuori dal tempo.
Il trekker medio è sempre più avido di novità su Internet, DVD, giochi di ruolo, satellitare e così via: se può permetterseli, per essere aggiornato divertendosi (stando cioè alla STICCON dove tutti questi aggiornamenti si trovano), se non può permetterseli, per sognare un po'.
Penso tuttavia che riflessioni simili, o comunque legate all'organizzazione monocratica del club di cui ho parlato nel citato nr. 10 di STIM, si stiano facendo anche in seno a cariche di responsabilità all'interno dello STIC.
Ho avuto quest'impressione leggendo nell'ultimo numero dell'IST, l'88, delle dimissioni di Gabriela Guidetti da coordinatore del servizio soci e responsabile del Registro di Flotta (che in pratica significa mettere in contatto i soci fra di loro fornendo indirizzi e tenere aggiornati i dati dei vari gruppi organizzati d'Italia).
Fra le varie rispettabili motivazioni che hanno portato Gabriela a questa decisione - una di esse è il suo bellissimo bambino di otto mesi - si legge anche: (...)Nella mia decisione di dimettermi dal servizio forse ha inciso anche un momento di ripensamento e di crisi nei confronti dello STIC, ma si sa che l'euforia e l'entusiasmo non durano in eterno perché, appunto, things change…
Nello stesso IST, a pag. 37, nell'articolo "Un club a misura di socio", scritto da Gabriella Cordone, storica co-fondatrice dello STIC, l'autrice tenta di spiegare a fondo alcuni dei tanti cambiamenti che hanno investito il club dalla sua fondazione ad oggi, soprattutto negli ultimi tre-quattro anni. Intento lodevole e soprattutto necessario, per molte cose; rimane però un certo sospetto di fondo, cioè che si cerchi anche di giustificare in qualche modo la natura dei frequenti "disservizi" all'interno del club, come se le proteste avessero raggiunto il livello di guardia.
Ritengo infine doveroso sottoporre all'attenzione di tutti i lettori la lettera aperta di Sergio Fanucci apparsa sull'ultimo numero della rivista "Futuro News on-line", nella quale l'editore spiega con estrema chiarezza e allo stesso tempo senza alcuna polemica accusatoria i motivi che lo hanno portato ad abbandonare la produzione della rivista ufficiale "Star Trek".

Alla prossima.


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