BENE E MALE: CONCETTI A RISCHIO
di Fabiano "Langley" Piccione e Matteo "Norton" Bistoletti

Ogni serie di Star Trek, dalla Classica fino a Voyager, vanta una vasta schiera di protagonisti fissi. Fra questi la figura di spicco è senz‘altro quella del Capitano che, fin dai titoli di testa, sembra essere il personaggio principale e, in una certa misura, anche lo specchio della serie di cui è protagonista.
Sia il Capitano che le figure più o meno importanti che lo circondano hanno una connotazione fissa tipica di ogni telefilm; essendo loro i motori “positivi” della storia, sono anche i portatori di determinati valori che spesso portano noi spettatori a definirli quali “buoni”, in contrapposizione con quei personaggi o situazioni che, andando loro contro, vengono automaticamente definiti come “cattivi” o, più elegantemente, “antagonisti”.
Più volte comunque si è detto che la distinzione tra Bene e Male è, in Star Trek, meno netta rispetto alla buona parte dei film e telefilm in circolazione sia oggi che ieri.
Ecco, quindi, che la concezione del cattivo vero e proprio perde un po’ di valore e lascia sempre più spazio al termine, molto più trekker, del “diverso”.
L‘antagonista cattivo in Star trek sembra essere in via d‘estinzione per lasciare più spazio ad un nuovo tipo di antagonismo fondato sulla diversità che porta al fraintendimento, sull‘incapacità di comunicare e di capirsi che porta al conflitto, sulla naturale esigenza di un popolo o di un essere opposta a quella dei nostri amici esploratori o che addirittura arreca loro danno. Insomma i Klingon non sono cattivi, sono solo diversi?
I Borg sono cattivi o seguono solo la loro micidiale natura? Lo sappiamo che a volte il discorso (come nell‘esempio dei Borg) può sembrare eccessivo, ma altre puntate - cito a caso, dato che sono veramente troppe: La Forza dell‘odio(TOS), Darmok (TNG), Il gioco dei Wadi (DS9), Metodi scientifici (VOY) - ci ricordano il suddetto concetto. In sostanza si può tranquillamente dire che nessun cattivo, in Star Trek, è tale fine a se stesso: non ci sono “cattivi” per il puro gusto di esserlo, ma antagonisti che sono tali perché appartengono a culture diverse e perseguono scopi in conflitto con quello dei protagonisti.
Questa concezione di antagonismo è stata più volte e in vari modi illustrata, sia all’interno delle puntate stesse, che nelle singole discussioni che ne derivano tra i fan alle varie cene e ritrovi di gruppo.
Quello a cui volevo dare più peso in questo articolo è, però, l’altro lato della medaglia. Se da una parte il ruolo del “cattivo” è visto sotto una nuova ottica, anche quello dei cosiddetti “buoni” deve subire qualche scossone. Ecco perché spesso non si definiscono eroi i protagonisti di Star Trek. Tutti personaggi di Star Trek sono essenzialmente uomini (non nel senso di razza, ovviamente) e quindi fallibili come tali. Quindi ci capita spesso di vedere uno dei nostri agire in modo sconsiderato o, ai nostri occhi, sbagliato proprio perché nella sua natura o nel suo background di personaggio. Ovviamente alla fine una morale di fondo deve prevalere, ma credo che tutti ci siamo rimasti male quando Worf ne Il Nemico resta fermo sulla sua decisione, dettata dall’odio, di non salvare la vita ad un Romulano tramite una banale trasfusione di sangue. Anche Seven of Nine in Prey ci lascia l‘amaro in bocca quando compie un gesto di vendetta uccidendo un essere vivente.
Come dicevo prima, comunque una morale di fondo resta sempre, spesso l’equilibrio viene raggiunto tramite gli altri personaggi della serie, che cercano in un qualche modo di controbilanciare l‘irrazionalità o l‘errore del loro compagno. A questo proposito sono indimenticabili gli sguardi delusi di Picard o di Janeway quando sono costretti a constatare il comportamento dei loro amici e, nel contempo, doverli accettare per quello che sono.
Il discorso diventa certamente più grave quando è il capitano stesso a vacillare, quando sono lui stesso e la sua integrità morale ad essere messa in discussione. All‘inizio sostenevo che per quanto una serie sia corale, il Capitano riveste un ruolo centrale, un punto focale e una chiave di lettura per le storie, per la serie e anche per le persone che gli gravitano attorno. Quando questo perno viene meno, la drammaticità è molto alta e spesso le storie raccontate in essa sono, a mio personale avviso, molto belle.
Indimenticabile secondo me è il capitano Kirk che, in Star Trek 6: Rotta verso l’ignoto, non nasconde un odio viscerale verso i Klingon, che hanno ucciso suo figlio David nel terzo film della saga, e non vuole inizialmente accettare una pace tra la Federazione e coloro che lui stesso definisce animali, suscitando le perplessità di Spock.
Intenso è anche il rapporto tra Picard e i Borg. Dopo tutto quello che ha subito da parte di questi terribili esseri, Picard sembra già vacillare in Io, Borg, ma trova ben presto la via della ragione, quando scopre la vera personalità di Tugh. Ma quando Picard dovrà confrontasi ancora una volta coi Borg veri e propri in Star Trek: Primo Contatto, la sua lucidità verrà meno a causa del suo desiderio sconsiderato di vendetta.
E le scene diventano sempre più tese, il capitano che avevamo imparato a conoscere lentamente scompare e una reincarnazione del Capitano Achab compare davanti ai nostri occhi.
Credo di poter confermare che anche Sisko, confrontato quotidianamente con una terribile guerra, ha subito questo sconvolgimento.
Venendo a Voyager, in uno degli ultimi episodi intitolato Equinox anche la Janeway sembra comportarsi in maniera alquanto discutibile, generando forti attriti tra lei e il suo primo ufficiale. In breve la trama: la Voyager incontra un‘altra astronave federale dispersa nel quadrante Delta: la USS Equinox.
La nave è gravemente danneggiata, a causa del frequente attacco di alcuni potenti alieni provenienti da un‘altra dimensione. I superstiti della Equinox vengono portati in salvo sulla Voyager, causando uno spostamento dell‘attacco alieno su quest‘ultima. Gli alieni avevano comunque un buon motivo per avercela col capitano Ransom della USS Equinox. Lui e il suo equipaggio infatti usavano i corpi della loro razza, una volta uccisi i diversi individui, come fonte di energia per i motori della loro nave.
Questo permetteva loro di viaggiare ad altissima velocità e di raggiungere casa in circa due mesi. Inutile dire che, quando la Janeway viene a scoprire le barbarie di cui quell‘uomo è stato fautore, si arrabbia molto, e la fuga dello stesso Ransom e dei suoi uomini la porta ad una caccia senza esclusione di colpi.
In questo episodio la rabbia e il desiderio di vendetta del capitano della Voyager non sono dettati, come nei due casi sopraccitati in TOS e TNG, da una violenza subita da una razza aliena.
Essa si sente ferita come donna, come capitano, come ufficiale della Flotta Stellare, istituzione fondata sul rispetto e sull‘esplorazione pacifica. La Janeway vive il tradimento di Ransom come un insulto per quello che lei è, per quello che lei rappresenta e per i valori in cui lei crede e che ha sempre tenuto alto fino a quel punto col suo equipaggio, senza tradirli mai. Se a ciò si aggiunge il palese comportamento genocida di Ransom, possiamo capire quanto sia alta la sua collera.
Una scena molto intensa è quando Janeway è pronta a lasciar uccidere dagli alieni un ufficiale di Ransom se non si decide a collaborare. Neanche le parole di Chakotay riescono a fermare la furia di Janeway, in preda all’ira, pronta a sacrificare agli alieni un uomo in carne ed ossa. Per fortuna Chakotay impedisce tutto ciò, dapprima con la forza, finché lei stessa non capisce che si stava trasformando in un capitano poco diverso da Ransom.
Il simbolo più delicato e davvero spettacolare di questa bella storia (Equinox è una puntata in due parti tra la quinta e la sesta stagione di Voyager) è il fatto che, per la prima volta in tutto Star Trek, la placca dorata che raffigura l’emblema della nave in plancia cade, così come era successo sulla USS Equinox. Alla fine la Janeway lo raccoglie o lo riappoggia al suo posto, sul muro, ripromettendosi di non farlo cadere mai più.
Tutto questo ci dimostra come, anche dal lato dei nostri eroi, spesso si possano trovare esempi di comportamenti inadeguati, ma che li rendono più “umani”, più vicini a noi: Star Trek propone personaggi veri, tridimensionali, a cui è facile affezionarsi, che poi in fondo possiamo ancora chiamare eroi per ciò che rappresentano e per l’affetto che proviamo verso di loro.


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