TREK PRIDE 2000
di Anna "Ro Laren" Manfredini

Già su STIM Anno 1 n° 1 pubblicai un articolo ("Il diritto di essere", al quale vi rimando per un approfondimento specifico) in cui tentavo una lettura e un'interpretazione di TNG (e Star Trek più in generale) che cogliesse gli innegabili riferimenti al problema della libertà sessuale. Ora, in occasione dello "scottante" e da più parti osteggiato World Pride 2000 (la Settimana Mondiale dell'Orgoglio Gay) che si terrà a Roma dall'1 al 9 luglio, vorrei ripercorrere in un'analisi forse un po' singolare i passi che le associazioni gay internazionali hanno compiuto nella lunga "battaglia" per indurre la Paramount ad ascoltare anche la loro voce.

Sono moltissimi in rete i siti trek dichiaratamente gay, in tutte le lingue, in tutte le forme, più o meno belli, più o meno "seri". Un punto di riferimento è da sempre The Gay and Lesbian Star Trek Page, da alcuni mesi però apparentemente inattivo. Fino a qualche tempo fa su di esso era possibile seguire passo per passo gli sviluppi della campagna di protesta organizzata nel corso degli anni contro la Paramount, che continua a rifiutare l'inserimento di un personaggio gay nella serie. Petizioni, lettere, interviste, risposte da parte dei produttori, dichiarazioni ufficiali, tutto messo nero su bianco in un sito assai sobrio, di facilissima consultazione (spero sarà presto possibile accedervi nuovamente), in cui l'importanza primaria è data alla parola scritta, ai contenuti e agli ideali: niente fronzoli, niente piume di struzzo o tacchi a spillo ai piedi dei membri degli equipaggi, come qualche sprovveduto tenderebbe sicuramente a immaginare. Un altro sito degno di nota, sebbene leggermente più colorato, è all'indirizzo http://www.webpan.com/dsinclair/trek.html: la pagina si apre con un'eloquente dichiarazione di Gene Roddenberry, cui seguono una storia dettagliata dell'ideologia trek e delle promesse mai mantenute dalla Paramount e una approfondita analisi di episodi e personaggi; ci sono un forum su cui lasciare messaggi e una raccolta delle "mails di odio" (sic) - tristemente indicative - che il sito ha ricevuto...
Molti siti sono dedicati a personaggi trek nelle cui vicende è veramente difficile non cogliere almeno una vaga connotazione gay: solo per fare qualche nome, Q, Garak (DS9), Tom Paris e Harry Kim (VOY), Tasha Yar e Ro Laren (TNG)...
Insomma, il problema è sentito e non da poco tempo.


"Nel 1991, Star Trek celebra il suo 25° anniversario. Uno degli aspetti fondamentali della serie sta nella previsione di un'umanità che, dopo aver finalmente messo da parte tutte le differenze possibili, lavora e vive insieme, in pace. Star Trek, sia nelle serie televisive che nei film, ci si è presentato con Africani, Asiatici, Americani e Andoriani, Russi e Romulani, Francesi e Ferengi, Spagnoli e Horta, donne e uomini umani e non. Ma in 25 anni non ci ha ancora mostrato un personaggio apertamente gay" [Franklin Hummel, Gaylactic Gazette, 1991, n.d.R.].


"È ora di finirla con la vostra 'politica elusiva' che di fatto è discriminazione, è ora di considerare la possibilità dell'inserimento di personaggi gay positivamente connotati nella serie. È ora di muoversi verso gli ideali di Gene abbracciando diversità e tolleranza nella tradizione stabilita fin da TOS" [Voyager Project Visibility Petition, 1995, n.d.R.].


Potrei continuare a lungo nel citare brani di lettere, articoli, petizioni che da decine di anni bombardano la Paramount nella speranza che le orecchie e le menti dei produttori dimostrino un po' della disponibilità che Gene Roddenberry avrebbe auspicato. Pare invece, nonostante qualche piccola "concessione" (vedi il già citato episodio di TNG Il diritto di essere, o l'ormai ipernoto bacio tra Jadzia Dax e Lenara Kahn in DS9 Rejoined), che ancora la grande casa di produzione non intenda sentirne nemmeno parlare.
È un dato di fatto che gay e lesbiche costituiscano una significativa fetta dell'audience di Star Trek, sin dai primi episodi di TOS a metà degli anni '60, e che sia sempre esistito un particolare legame tra l'universo gay e la fantascienza. Non a caso, appena la filosofia trek fu chiara al pubblico, Gene Roddenberry cominciò a ricevere lettere in cui si richiedeva l'inserimento di un personaggio gay nella serie e il numero delle richieste aumentò quando fu annunciata l'uscita di The Next Generation. Negli stessi anni in America nacque l'organizzazione "The Gaylaxians" e furono fondati parecchi sci-fi gay clubs i quali, oltre a riunire fans della nostra amata serie e della fantascienza in generale, si accollarono l'onere di portare avanti una protesta organizzata.
Come prese la questione Roddenberry, all'inizio non è ben chiaro, soprattutto a causa di una forte disinformazione che caratterizzò i primi anni di "lotta" e che creò polemiche anche all'interno del gruppo di produzione.
La Paramount si limitò a inviare risposte formali e la filosofia trek di Gene, mirabilmente racchiusa nell'I.D.I.C. vulcaniano (Infinite Diversità in Infinite Combinazioni), fu accusata di non essere genuina.
Alcuni affermarono che Gene era sceso a compromessi "ideologici" con il gruppo, manifestando così evidente ambiguità d'intenti; altri vociferarono che egli incarnava il "prototipo del liberale apparente", tutto impegnato nell'attuazione di cambiamenti superficiali e incapace di fare il passo decisivo, radicale e veramente progressista nella risoluzione dei problemi reali.
In altre parole, secondo questo punto di vista Roddenberry faceva di tutto per convincere se stesso di essere intellettualmente aperto e proiettato verso un futuro di integrazione e tolleranza, ma allo stesso tempo non possedeva l'esperienza e la persuasione necessarie per portare avanti un percorso realmente utile.
Altri ancora (forse più realisticamente) azzardarono l'ipotesi che Gene avesse lasciato cadere l'idea dell'inserimento di un personaggio gay nella serie per non incorrere in una perdita degli utili, dal momento che la cosa avrebbe potuto suscitare reazioni negative negli sponsor e nel pubblico.
Molti, infine, si astennero dal criticare Roddenberry, convinti che non ricevesse neppure le loro lettere.
The Next Generation apparve alle diverse organizzazioni il miglior terreno su cui insistere, possibilmente in contatto diretto con il suo creatore, per ottenere l'inserimento di uno più personaggi gay. Nel maggio del 1991, durante il quarto anno della serie, uno degli assistenti personali di Roddenberry, Ernest Over, dichiarò che l'ufficio di produzione aveva ricevuto molte più lettere su questo preciso argomento che su qualunque altro e, spinto da chissà quali fatali meccanismi, rivelò egli stesso la propria omosessualità [The Advocate, numero di agosto 1991, n.d.R.]. Da questo momento qualcosa iniziò a muoversi: Leonard Nimoy fu protagonista di una pubblica dichiarazione a sostegno della possibilità di inserimento di un personaggio gay e Arthur C. Clarke scrisse una "lettera aperta" al suo vecchio amico Gene, appoggiando l'idea ed esortandolo a dare una risposta.


Nel luglio del '91 i primi effetti della campagna, ormai allargatasi a macchia d'olio: Roddenberry prepara una dichiarazione ufficiale che viene pubblicata sul numero di agosto di The Advocate in cui annuncia, tra le altre cose, che "nella sesta stagione di The Next Generation il pubblico vedrà qualcosa in più sulla vita a bordo di un'astronave, in episodi che includeranno anche membri gay dell'equipaggio ritratti nella loro quotidianità".

In un altro articolo, pubblicato nel settembre del 1991 sul San Francisco Examiner, viene riportata una dichiarazione di Rick Berman: "Siamo d'accordo che è molto importante affrontare questo problema", cui segue la promessa che nell'autunno dello stesso anno appariranno - con estrema discrezione - i primi personaggi gay.
L'inclusione di personaggi gay rientra perfettamente (e non solo a mio avviso) nella tradizione squisitamente trek che fin dai primi episodi di TOS pone particolare attenzione alla difesa delle minoranze, di qualunque genere esse siano (asiatici, africani, europei dell'est, alieni...).
E non dimentichiamo mai che il primo bacio inter-razziale della TV americana lo si deve a Star Trek.
In TNG (che nasce nel 1987) uno dei personaggi principali è cieco e di colore; gli alieni, compresi gli atavici nemici Klingon, sono presenti in numero assai maggiore nell'equipaggio dell'Enterprise; e persino la leggendaria formula iniziale, "per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima", viene modificata in senso "neutro", "là dove nessuno è mai giunto prima".
È assodato: l'ideologia che sta alla base di Star Trek non può non tener conto di una "minoranza" (anche se l'uso di questo termine mi infastidisce terribilmente) importante come quella degli omosessuali, tanto più dal momento che vede la luce e cresce negli stessi ferventi anni dello Stonewall e dei movimenti di liberazione gay.
Così ecco episodi come Il collezionista (in cui però il protagonista smaccatamente "checca", Kivas Fajo, è disegnato a tratti quasi grotteschi), L'ospite (che però si conclude con un delicato rifiuto da parte di una Beverly messa di fronte alla possibilità di proseguire una storia d'amore improvvisamente "diversa"), ecco soprattutto Il diritto di essere (in cui però il/la protagonista Soren viene reintegrato/a a forza negli schemi sessuali del suo popolo). Per maggiori approfondimenti su questi episodi, carichi sicuramente di messaggi importantissimi, vi rimando al mio articolo già citato all'inizio.
Il cammino, sebbene irto di difficoltà, sembra dunque spianato: purtroppo però, nel novembre del 1991 Gene Roddenberry, da tempo malato, viene a mancare e la Paramount batte immediatamente in ritirata. Nel giro di sei mesi dalla morte del grande creatore, tutti coloro che avevano lavorato a stretto contatto con lui (la sua segretaria, il suo assistente esecutivo Guy Vardaman, Ernest Over e Richard Arnold) vengono silurati.
Alla richiesta - da parte dei membri di "The Gaylaxians" - di chiarimenti sull'atteggiamento che avrebbero seguito i successori di Gene alla luce della sua dichiarazione ufficiale su The Advocate, la Paramount non dà risposta alcuna. Solo successivamente Rick Berman, in modo molto evasivo, annuncia che gli sceneggiatori di TNG stanno "esplorando la possibilità di affrontare il problema dell'orientamento sessuale"; ma nessun membro gay viene apertamente inserito nella serie, in nessun episodio, mai.
Con Il diritto di essere (uscito nel marzo 1992, cioè otto mesi dopo la dichiarazione di Roddenberry) Michael Piller e Jeri Taylor si mettono in qualche modo ai ripari: "Gene ebbe occasione di discutere con noi, prima della sua morte, sulla possibilità di mostrare in alcune scene due uomini mano nella mano: ci parve una cosa del tutto irrilevante ai fini della difesa dei diritti degli omosessuali. Così abbiamo deciso di raccontare una storia sull'intolleranza sessuale".
Da questa dichiarazione, ufficialmente appoggiata dalla Paramount, scaturiscono nuove polemiche: in un articolo apparso il 18 marzo 1992 su USA Today ci si chiede se sia vera filosofia trek voler accendere un riflettore su un personaggio gay, così da dimostrare quanto umanitario possa essere il futuro... Pare agli autori molto più sensato, invece, affrontare un problema più vasto come quello dell'intolleranza sessuale, di qualunque genere essa sia.


Sta di fatto, affermano i promotori della campagna di protesta, che fino ad oggi i produttori hanno semplicemente "giocato" con l'audience omosessuale, promettendo l'inserimento di un personaggio gay nella serie, affrontando problemi annessi, restando deliberatamente sul vago a proposito dei gusti sessuali di alcuni personaggi, come Ro Laren (la quale però viene drasticamente reintegrata nello status definitivo di "eterosessuale" nell'episodio in cui perde letteralmente la testa per Riker e ha una travolgente storia di sesso con lui)... Senza azzardare mai una presa di posizione chiara e definitiva [cfr. www.gaytrek.com, n.d.R.].
Appare d'altro canto piuttosto strano, se non assurdo, che in una serie in cui vengono descritti in modo abbastanza frequente (pur se sempre molto blandamente) i comportamenti sessuali di innumerevoli razze aliene - e la fantascienza offre infinite possibilità all'immaginazione - si continui a vedere la condizione dell'eterosessualità umana come unica applicabile all'intero universo.
Con DS9 gli orizzonti paiono aprirsi leggermente, sebbene in modo sempre assai velato e "non compromettente": dall'innamoramento di Kira per il suo alter ego dell'universo dello specchio, alla viscerale storia di Jadzia Dax e Lenara Kahn, all'ambigua figura di Garak, indubbiamente affascinato dal bel dottorino Julian Bashir (il quale dal canto suo non disdegna affatto le sue attenzioni), al mellifluo e sinuoso Weyoun...
Ma nulla è mai detto o mostrato apertamente, le storie si chiudono sempre allo stesso modo, l'assidua ricerca di una piatta "tranquillità eterosessuale" ha comunque la meglio.
È indubbio che Roddenberry, se vogliamo dopo una lunga riflessione, aveva deciso che Star Trek dovesse essere un veicolo di diffusione di ideali di libertà e tolleranza che toccassero anche - e giustamente! - il complicato e multiforme universo della sessualità (e in primis dell'omosessualità); purtroppo il sonno eterno lo ha colto prima che il suo progetto potesse essere realizzato.

Per quanto mi riguarda - ma io sono di parte, quindi se volete prendetela come una piccola confidenza - sarei contentissima di vedere due giovani guardiamarina (Tim e Rob, diciamo) che passeggiano lungo i corridoi dell'Enterprise tenendosi per mano, o che si sfiorano la guancia con un bacio seduti a un tavolo del Bar di Prora... E non credo affatto che ciò sarebbe irrilevante ai fini della difesa dei diritti degli omosessuali, anzi...

 


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