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I
MISTERI DI MARTE
di Federico Colnago
Sono passati molti anni da quando
le prime osservazioni del pianeta più vicino alla nostra Terra hanno contribuito
alla nascita della sua enorme fama, conferendogli caratteristiche adatte
allo sviluppo di forme di vita intelligenti.
Schiapparelli, dalla cupola dell’Osservatorio di Brera, disegnò tra il
1862 ed il 1900 accurate mappe della superficie del pianeta, che si rivelarono
di enorme impatto non solo da un punto di vista scientifico; i disegni
di Schiapparelli mostravano una fitta rete di “canali”, che fu subito
attribuita alla mano di una fantomatica civiltà aliena nativa di Marte.
I “marziani” sono ancora tutt’oggi gli alieni per eccellenza, ma è ormai
chiaro da anni che non esiste alcuna forma di vita intelligente sulla
superficie del nostro vicino planetario: allora, come mai ancora oggi
questo corpo celeste suscita un così grande fascino su di noi?
I motivi sono molto probabilmente molteplici, ma possono essere riassunti
in due filoni generali: il primo si interessa al pianeta principalmente
come possibile habitat di forme di vita extraterrestri, mentre il secondo
è portato a vedere Marte più come un possibile habitat futuro per gli
esseri umani stessi. Analizzando queste due posizioni si scopre che in
realtà esistono notevoli punti di contatto tra i due modi di vedere il
“pianeta Rosso”, e che le sfumature sotto cui si osserva questo pianeta
spesso portano le diverse visioni a coincidere.
Non è di molto tempo fa la notizia del ritrovamento
di un frammento di meteorite di probabile origine marziana, che avrebbe
contenuto al suo interno fossili di forme di vita estremamente primitive
di origine esterna alla Terra. La notizia è stata in seguito smentita
da esami più approfonditi, ma nonostante la smentita sia ormai ufficiale,
rimangono ancora molte le persone, anche esponenti della comunità scientifica,
che ritengono fermamente plausibile la possibilità che attualmente esistano
su Marte forme di vita microscopica (sotto forma di batteri, ad esempio).
Sulla Terra esistono e sopravvivono tranquillamente forme di vita del
tutto anaerobiche, per le quali l’ossigeno è alla pari di un veleno mortale,
ed è quindi errato pensare che la mancanza di una atmosfera sia, per Marte,
un motivo sufficiente a scartare la possibilità dello sviluppo della vita;
tuttavia, fino a qualche giorno fa, il maggiore ostacolo ad ipotesi di
questo tipo era la mancanza di un elemento essenziale allo sviluppo di
forme di vita: l’acqua.
Il problema sembrava quasi insormontabile e definitivo: niente acqua =
niente vita.
Ma le vie del cosmo sono infinite…
È
di pochissimo tempo fa (mentre scrivo sono passate appena 24 ore, ndA)
la sensazionale notizia di alcuni rilevamenti effettuati dal Mars Global
Surveyor, in orbita attorno al “pianeta Rosso” da ormai quasi un anno,
che avrebbero rilevato, tramite analisi spettrografiche e tramite le immagini
riprese dalle camere di bordo, la presenza di acqua sul pianeta.
Immagino che i lettori più attenti siano già pronti a farsi avanti per
togliere quel “sensazionale”, ma vi prego di permettermi di precisare
il perché di tanta emozione.
Non è un mistero che Marte possieda notevoli risorse idriche, ma data
la mancanza di atmosfera (Marte possiede una tenue atmosfera principalmente
formata da CO2) e la lontananza relativa dalla nostra stella (la temperatura
media in superficie è di –60°C), tutta l’acqua presente in superficie
si presumeva in forma solida, concentrata nella zona del Polo Nord. Le
ultime rilevazioni invece paiono indicare una zona dove è presente un
vero e proprio stagno di acqua liquida che filtra dal sottosuolo.
Le osservazioni effettuate rivelano che molto tempo fa il pianeta era
idrogeologicamente attivo, possedeva risorse idriche attive, come i fiumi
che hanno scavato i famosi “canali”, che altro non sono che enormi canyon
(quello mostrato in foto è largo fino a 2.5 Km) dove un tempo scorrevano
enormi quantità d’acqua.
Dunque se il “pianeta Rosso” possedeva acqua, non è poi così illogico
pensare che ve ne possa essere di residua, anche in superficie; dopo tutto
forse una volta anche Marte aveva i suoi oceani e i suoi laghi.
Anche per questo motivo l’esplorazione del nostro “vicino” non è intenzionata
a fermarsi, ed il nostro paese si trova all’avanguardia per due importanti
progetti che riguardano Marte.
Il primo è di prossima realizzazione e prevede il lancio di una sonda
orbitale (la designazione della missione è Mars Express ed il lancio è
previsto per il 2003) interamente costruita dall’ESA (Agenzia Spaziale
Europea), che avrà a bordo come strumento principale uno spettrografo
ad infrarossi di produzione italiana, con il preciso compito di scandagliare
il sottosuolo del pianeta alla ricerca di eventuali indicazioni di acqua
allo stato liquido.
Il secondo progetto è estremamente più ambizioso, ma sta scaturendo da
una idea tutta italiana. Con il contributo dell’ASI, dell’Università di
Pavia e del Politecnico di Milano si sta preparando la prima missione
umana sul “Pianeta Rosso”.
Quello che si sta attualmente studiando, e che ha preso il nome di “Progetto
242”, si fonda sull’idea del fisico Carlo Rubbia, che ha teorizzato la
possibilità di costruire un motore per astronavi basato su di un isotopo
dell'americio (l’americio-242 per l’appunto) in grado di fornire enormi
quantità di energia tramite reazioni di tipo nucleare, partendo da una
ridotta quantità di carburante. Se un giorno sarà possibile costruire
realmente una nave equipaggiata con un motore di questo tipo, sarà effettivamente
concretizzabile recarsi di persona a controllare l’esistenza o meno di
acqua liquida sulla superficie di Marte.
Per ora però una missione con astronauti è solamente possibile su carta,
mentre rimane di essenziale importanza continuare l’esplorazione di questo
pianeta tramite sonde orbitali o planetarie. I recenti insuccessi, specialmente
la definitiva perdita del Mars Polar Lander a causa molto probabilmente
di un problema di progettazione nella componentistica per la fase di discesa,
pare non abbiano scoraggiato più di tanto la NASA e nemmeno fatto calare
la sua percentuale di approvazione da parte degli Americani (percentuale
passata dal 70% all’82%). Attualmente stiamo vivendo un momento estremamente
intenso dal punto di vista dell’esplorazione spaziale, e grazie al prossimo
ausilio della Stazione Spaziale Internazionale questo interesse nello
studio del cosmo è nettamente destinato a salire.
Risulta quindi inevitabile che anche il cinema rimanga influenzato in
modo preciso da questa tendenza, prova eclatante è il film “Mission To
Mars” di uscita recente, che si occupa, anche se in maniera non del tutto
scientifica (non mi è piaciuto molto, ma questa è un'altra rubrica…),
della possibilità che Marte abbia ospitato o ospiti ancora forme di vita
intelligenti. Marte rappresenta un corpo unico per noi esseri umani, è
il pianeta a noi più vicino, e sotto certi aspetti anche il più “simile”
(passatemi il termine) alla nostra Terra: è quindi ovvio che continui
a suscitare in noi sentimenti di ammirazione e curiosità, che è giusto
assecondare, nel nome del buon senso e della ricerca scientifica.
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