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| IO, L’ALIENO di Fabiano "Langley" Piccione e Matteo "Norton" Bistoletti
Ecco
quindi comparire il concetto di ‘alieno’. Non importa se esso sia cattivo
o buono, divino o microscopico; l’importante è che plachi questo senso
di solitudine che ci viene quando guardiamo il cielo stellato. L‘universo
di Star Trek è rappresentato
in modo opposto rispetto al già citato film di Kubrick: qui l‘universo
non è mai immenso e vuoto, umani e alieni si adoperano sempre affinché
il nostro schermo (televisivo o cinematografico che sia) sia sempre pieno.
Star
Trek si apre già dalle sue origini con una Flotta Stellare che vaga
per la Galassia, con alieni già collaudati quali alleati (Vulcaniani)
e quali nemici (Klingon e Romulani con relativi imperi). Più andiamo avanti,
serie dopo serie, più ci rendiamo conto che l‘universo di Star Trek
non soffre certo di solitudine. L‘uomo di Star Trek ha trovato
da tempo una risposta al quesito cui molta fantascienza dedica le sue
storie.
L‘universo
di Star Trek è un palcoscenico che pullula di attori ed oggetti
di scena, linfa vitale di una saga che senza di essi non esisterebbe.
Lo dicono le frasi stesse che aprono ogni episodio: „Spazio. Ultima frontiera. Questi sono i viaggi della nave stellare Enterprise.
La sua missione: esplorare strani, nuovi mondi, cercare nuove forme di vita e nuove civiltà, per
arrivare
coraggiosamente là dove nessun uomo è mai giunto prima.“
E’ paradossale che l‘unica volta che l‘Enterprise entra in un vero e proprio vuoto spaziale (in TNG Dove regna il silenzio) ci trovi proprio un alieno dentro. E che dire del vuoto notturno di Night in Voyager; quello che sembra essere un‘affascinante regione di spazio completamente deserta e che invece contiene una discarica aliena con un‘intera razza che si è adattata a vivere al buio, facendone il proprio habitat naturale? Come
vedete non esistono luoghi “dove nessuno è mai giunto prima” nel vero
senso della parola.
Tutto
ciò per nascondere il vero concetto chiave di Star
Trek: l’alieno non è importante
per il suo aspetto, bensì per il suo intelletto, il suo modo di essere,
agire e comportarsi. L‘incontro-scontro, o meglio il confronto, con il
diverso è sempre stato uno dei capisaldi con cui Star
Trek ha voluto confrontarsi.
Ciò
che sta alla base della cosiddetta filosofia Trek è proprio il rispetto,
anzi il fascino nel confrontarsi con il diverso. Da qui nasce la Prima
Direttiva. E’ sbagliato pensare che la Prima Direttiva sia solo un cavillo
legale per complicare un po’ l’universo di Star
Trek; in realtà essa non è che la base fondamentale su cui Star Trek si fonda. Non importa se essa viene violata o meno; il concetto
della sua esistenza è l’importante. Insomma,
in Star Trek l’uomo non è più il centro gravitazionale dell’universo
e non impone il suo concetto di vita e moralità alle altre razze. Ovviamente
il punto di vista dell’uomo equivale al nostro quali spettatori umani;
comunque Star Trek si pone con
enorme rispetto anche davanti alla razza più "assurda". Un
esempio a dir poco eccellente di quanto sto dicendo lo possiamo avere
in TNG Una vita a metà. La razza
aliena di questo episodio non esita a uccidere Timicin, la loro unica
ancora di salvezza all’imminente catastrofe planetaria, perché il loro
credo glielo impone. Nonostante lo sconcerto e la repulsione degli uomini
dell’Enterprise, essi sanno
di non poter fare nulla.
Questo rende secondo me Star Trek
una serie unica; il discorso non si dilunga sulla questione ‘eutanasia’,
sia essa giusta o sbagliata, ma ma insiste sul fatto che ogni diversità,
ogni cultura, ogni “alienità” va rispettata, per quanto a volte assurda
ai nostri occhi, perché noi non siamo un metro di paragone per le altre
culture. Se
ci pensate questo concetto è meraviglioso; quante volte l’uomo si è macchiato
e si macchia tutt’oggi di crimini dovuti all’arroganza? E quante volte noi ci comportiamo
con gli atri imponendo la nostra scala di valori e non rispettando quella
degli altri?
Tante
volte in Star Trek ci viene
insegnato quanto la mancanza di rispetto per le altre culture o la violazione
della Prima Direttiva abbia portato a drammi ben maggiori (Prima
direttiva di TNG è un esempio bellissimo). A volte la soluzione più ovvia non è
la più giusta, come quella di Paris in Thirty
days, in cui Tom, accecato dal suo entusiasmo e indignato dalla cecità
della razza abitante quel pianeta acquatico, viola la Prima Direttiva
e viene severamente punito (forse fin troppo, ma non ci dilunghiamo oggi
su questo) dal suo capitano. Comunque
alla fine di ogni puntata la nostra nave riparte. Ha appena fatto un incontro
alieno, un incontro con un diverso modo di esistere ed agire. Forse ha
imparato, forse ha ignorato; ma sicuramente ha rispettato. Ognuno
di noi è una razza intera, ognuno di noi è circondato da mille alieni.
Se un giorno l‘uomo imparerà il concetto di alieno, di IDIC (Infinite
Diversità in Infinite Combinazioni) e di Prima Direttiva, anche se non
necessariamente con questi termini astrusi inventati per la nostra saga
di fantascienza, avrà già fatto un passo avanti verso quel futuro che
noi tutti da tempo sogniamo.
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