FUORI CAMPO
a cura di Rossella "DrBev" Marchiselli

Segreti e bugie
di Max

I

- Capitano. È in arrivo una comunicazione dell'Ammiragliato sul canale protetto. -

- Grazie, Tenente, la passi nel mio ufficio. Signor Rosenthal, a lei la plancia. -

- Sì, Capitano. -

Il Capitano Barclays entrò nella saletta e si diresse verso la sua scrivania.

Si accomodò sulla poltroncina di fronte al visore, cercò di assumere un'aria disinvolta e composta poi premette il pulsante della comunicazione, incrociò le mani di fronte a sé e attese.

Dopo pochi istanti comparve il logo della Federazione e il timer che indicava cinque secondi all'inizio della trasmissione. Sentì le mani che cominciavano ad inumidirsi di sudore.

"Maledetto mezzo sangue!"

Chiuse gli occhi e contò: tre, due, uno.

"Speriamo... Speriamo... Speriamo..."

Lì riaprì poco prima che comparisse sul visore il volto affabile e rilassato dell'Ammiraglio Dowson.

- Capitano Barclays! Che piacere vederla! - esordì Dowson.

- Ammiraglio, il piacere è tutto mio. -

- Ho letto i suoi ultimi rapporti, Capitano. So dell'umore del suo equipaggio, non li biasimo. La vostra missione di pattugliare quel settore doveva durare tre mesi. Invece, siete lì da... -

- Otto mesi, signore. -

"Maledetto mezzo sangue!"

Ancora quella voce, mentre si stringeva spasmodicamente le mani.

- Otto mesi! Eh, Capitano, sarebbe ora di uscire un po' dalla vostra nave, non crede? -

Il Capitano sentì crescere la paura dentro di sé. Cercò di mantenere la calma, e soprattutto di non far trasparire il suo stato d'animo.

- Si, Signore. - disse con un filo di voce. Poi cercò di schiarirsi la gola, nel modo più silenzioso possibile.

- Benissimo! Vi attendono al più presto su Deep Space Six. Potete considerarla quasi una licenza, in attesa di quella vera e propria che arriverà dopo questo periodo. -

Tutte le paure esplosero nella sua mente, tutte le speranze vennero vanificate da quel nome.

Deep Space 6: operazioni di guerra.

- Grazie, Signore. - Riuscì a dire.

- Sulla stazione entrerete in contatto con l'Ammiraglio Mann, che vi indirizzerà per la vostra prossima missione. -

- Ricevuto. - Barclays non batté ciglio, nonostante si sentisse mancare.

Ammiraglio Mann. Deep Space 6. Forse era tutto un sogno. Un brutto sogno da cui sperava di potersi svegliare al più presto. Un fischio lacerante si era impadronito delle sue orecchie. Il pulsare del cuore era insopportabilmente alterato.

Non sentì neppure le parole di commiato dell'Ammiraglio.

- Bene, Capitano. A presto. Dowson, chiudo. -

L'Ammiraglio rimase a fissare il visore, che ora presentava solo il logo della Federazione.

In fondo gli dispiaceva: la scelta di Barclays e degli altri non era stata la più logica, forse, ma senz'altro era la più ragionevole. A migliaia di parsec di distanza, Barclays spense il suo visore e chiuse ancora gli occhi.

Cercò invano di lasciar perdere le poche gocce di sangue klingon che urlavano tutte insieme: "Maledetto mezzo sangue!"

Lui non si era mai sentito klingon, non voleva essere klingon. Il concetto di compimento della propria vita in un'azione eroica in battaglia, per lui era assolutamente vago e inarrivabile.

Sentimenti come il coraggio, la determinazione, la voglia di raggiungere delle mete a costo della sua stessa vita, non facevano parte dei suoi schemi mentali.

Il suo senso dell'onore sfumava invariabilmente nel suo senso del dovere: eseguire il compitino, preparato per lui dagli Ammiragli, di portare la nave della Federazione in missione tre volte l'anno.

Mai una richiesta di assegnamento a zone a rischio, mai incarichi memorabili.

La cosa più importante era semplicemente ciò che andava fatto, ma sempre senza mettere a repentaglio la propria vita.

Ora qualcuno aveva deciso che la sua nave andava utilizzata in azioni di guerra, e lui ne rimase sconvolto. Si prese la testa tra le mani, si massaggiò piano la fronte, contento ancora una volta dell'operazione che gli aveva fatto scomparire le creste: lui non voleva morire in battaglia, lui desiderava solo una vita tranquilla, la più lunga possibile.

Si sentiva nauseato, eppure era quello il compitino che gli avevano assegnato, non poteva più tirarsi indietro.

II

- Signor Mel'ek, faccia rotta su Deep Space 6, curvatura 5. - disse Barclays rientrando in plancia dopo qualche minuto, in cui era riuscito a recuperare un tono presentabile.

- Subito, Capitano. Rotta impostata. -

- Attivare. - disse Barclays prendendo posto sulla sua poltrona.

- Siamo in rotta, Capitano, curvatura 5. Saremo su Deep Space 6 tra 27 ore e dodici minuti. -

- Grazie, Signor Mel'ek. Signor Lee, comunichi alla base l'orario del nostro arrivo. -

- Subito, Capitano! -

Dopo pochi istanti, il guardiamarina Lee confermò l'avvenuto contatto con la stazione.

- Capitano, siamo attesi su Deep Space 6 nei tempi previsti. Mmm... Ci informano che dovremmo dormire nei nostri alloggi, non ci sono posti disponibili. -

Barclays guardò l'ufficiale come se la colpa fosse tutta sua, poi premette sul commbadge e parlò.

- Attenzione, a tutto l'equipaggio. Qui è il Capitano Barclays. Ci stiamo dirigendo verso Deep Space 6, dove sosteremo per due settimane. Arriveremo sulla stazione tra poco più di 27 ore. Vi ricordo che il nostro stato operativo ci impone di rimanere a disposizione, quindi nessuno potrà lasciare la base. Inoltre, ci è stata comunicata la penuria di alloggi sulla stazione: dovremo dormire qui, su questa nave. Avrete occasione di distrarvi e rilassarvi, approfittatene. Barclays, chiudo. -

I volti soddisfatti e sorridenti che vide intorno a sé, la disse lunga sul loro stato. Star chiusi dentro una nave come la Romanov per otto mesi non era piacevole, erano allo stremo.

Cercò di rilassarsi guardando il grande schermo di fronte a lui. La materia interstellare che sfrecciava lungo i bordi gli ricordò un giorno di fine estate in Marocco, una pioggia improvvisa mentre stava sdraiato sulla spiaggia a godersi i caldi raggi del sole.

Era rimasto lì ad osservare le traiettorie perfettamente rettilinee delle gocce d'acqua che scendevano copiose: ne era rimasto talmente affascinato che solo dopo che la pioggia finì così come era iniziata, si accorse che era completamente fradicio e tremava dal freddo. Il lungo brivido che provò a ripensare a quel fatto, lo distolse da quei pensieri.

Rivolse allora le sue riflessioni sul suo equipaggio.

Col tempo si era fatto l'idea che fosse stato accuratamente selezionato, in modo da adattarlo al suo Capitano.

Un delizioso connubio di incapaci, scansafatiche e reietti che avevano trovato in Starfleet un'ancora di salvezza alle loro inutili vite.

La vita da civili non faceva per loro, anzi, ne erano stati rifiutati. Tutti quanti.

Ai piani alti di Starfleet questi equipaggi venivano ufficialmente chiamati "di appoggio alle operazioni", ma nei lunghi corridoi del monumentale complesso dell'Accademia, i cadetti li chiamavano più verosimilmente "nullità".

Essere assegnati ad una certa nave voleva dire, senza ombra di dubbio, non avercela fatta: essere considerati inadatti a svolgere in prima linea il compito per cui si era stati addestrati.

Inseguire e catalogare comete, registrare attività stellari, scortare un convoglio commerciale che ne faceva richiesta, perlustrare i confini romulani per prevenire un improbabile attacco. Queste erano le missioni tipiche di navi come la Romanov, classe Challenger, del Capitano Barclays.

Queste navi venivano mantenute in stato operativo solo perché i loro equipaggi avevano le necessarie conoscenze per tenere in efficienza una nave federale, e all'occasione fare fuoco con tutte le armi a disposizione contro un vascello Borg, il nemico.

Mai veramente battuto, mai veramente sconfitto, e sempre più vicino allo spazio della Federazione.

Il pericolo imminente di un tentativo di invasione su vasta scala, aveva fatto in modo che ad ogni cadetto che entrava a Starfleet venisse impartito solamente l'addestramento operativo. Tutti i corsi umanistici facoltativi, ed in generale i corsi ad elevata specializzazione erano stati "sospesi" perché inutili, e spostati su laboratori esterni aperti a poche menti veramente eccelse.

I corsi di medicina erano stati soppressi in favore del massiccio impiego di medici olografici.

Le grandi navi da battaglia avevano lasciato il posto alle più piccole, agili e duttili navette di tipo Challenger, evoluzione della Defiant con meno potenza di fuoco, certo, ma più semplici e veloci da costruire. E soprattutto più facili da gestire.

Il futuro stesso della Federazione e la sua sopravvivenza dipendevano dalla cacciata dei Borg il più lontano possibile dal Quadrante Alfa: più navi, più possibilità di ottenere questo risultato.

III

La USS Romanov era attraccata al molo 12 della stazione Deep Space 6 da qualche ora.

Gran parte dell'equipaggio si era riversata in libera uscita nella base, a godersi quelle prime ore di svago che erano state concesse.

Chi passava il tempo a percorrere in lungo e in largo la Passeggiata, chi faceva la fila per i ponti ologrammi, chi tentava la fortuna con il Dabo, chi si ubriacava, chi insidiava qualsiasi cosa avesse parvenza femminile...

A bordo della Romanov, il Capitano Barclays, in compagnia di altri tre comandanti, assisteva ad una riunione informativa tenuta dall'Ammiraglio Mann.

- Signori, innanzi tutto, benvenuti su questa magnifica stazione. Sono sicuro che la vostra permanenza sarà oltremodo piacevole. -

Barclays si accorse che anche gli altri Capitani annuivano educatamente mantenendo un sorriso ebete stampato in viso, proprio come doveva averlo lui.

L'Ammiraglio continuò: - Nelle prossime due settimane, verranno approntati sulle vostre navi dei nuovi dispositivi di occultamento: questo vi permetterà di partecipare ad una vasta operazione di rastrellamento nel settore 16, dove riteniamo sia ammassato il grosso della flotta Borg. Le ultime stime dei ricognitori parlano di 14 vascelli presenti nella zona. La missione cui parteciperete ci permetterà di liberare uno spazio vitale per la Federazione, e di avere una via d'accesso diretta al settore 14, ricco di risorse inestimabili per noi. La nostra presenza nel settore, in questo momento è forte di 31 navi di classe Challenger, sufficienti per effettuare l'operazione con danni assolutamente minimi. Per ora è tutto, i dettagli della missione verranno discussi nei prossimi giorni. Ci sono domande? -

Dopo aver sentito le parole "partecipare ad una vasta operazione di rastrellamento", la mente di Barclays era già partita per la tangente, ridotta alle capacità di intendere e di volere di un cristallo di dilitio.

Quelle parole entrarono in aperto conflitto con la sua attitudine mentale: fare ciò che andava fatto, cioè obbedire agli ordini, ora assumeva il significato tutto nuovo e tremendo della possibilità di morire, o peggio, essere assimilato nel collettivo Borg.

Fu il Capitano Rama a chiedere: - Ammiraglio, in cosa consiste esattamente il nuovo dispositivo di occultamento? -

- È una nuova arma che permette alle nostre navi di fare fuoco a piena potenza con il dispositivo di occultamento attivato. -

I Capitani sorrisero e commentarono soddisfatti, Barclays fu riportato alla realtà.

- Purtroppo... - continuò Mann, avvicinandosi allo schermo che mostrava una simulazione di attacco, - ...questo dispositivo non è infallibile. Dopo aver aperto il fuoco, la nave rimane rilevabile per cinque secondi. Come potete notare, in questo tempo può essere colpita, o abbordata. Vi renderete conto che la nostra potenza di fuoco non è così elevata: abbiamo stimato che una navetta ben armata può distruggere un cubo Borg dopo sei o sette attacchi successivi. Durante queste manovre la nave si deve avvicinare molto per produrre danni rilevanti. Inoltre, gli spazi di manovra richiesti sono più ampi di quelli normali: si deve permettere alla nave di colpire, fuggire quei cinque secondi in cui è rilevabile, per poi attaccare ancora da un'altra angolazione. Abbiamo approntato delle manovre standard, i vostri piloti dovranno imparare ad eseguirle perfettamente. -

Barclays, di nuovo in sé, si chiese se Mel'ek, il suo pilota, fosse in grado di imparare a effettuare quelle manovre.

La risposta non arrivò poiché Mann riprese a parlare: - Quest'arma non deve assolutamente cadere in mano nemica: per questo motivo i protocolli di sicurezza della procedura di autodistruzione della nave saranno passati alla nave appoggio. In qualsiasi momento, se la nave dovesse correre seri pericoli di essere abbordata, verrà dato il comando di autodistruzione. -

L'Ammiraglio scrutò ad uno ad uno i volti dei comandanti. Sapeva con chi aveva a che fare. Delle "nullità" che dovevano essere messe sotto pressione, da subito. Era essenziale.

- Chi monterà questo dispositivo? - chiese ancora Rama.

Mann sorrise. Avrebbe tanto voluto scuotere la testa, ma non era il caso.

- Su questa stazione sono stati riuniti i migliori ingegneri della flotta per dare il maggior supporto possibile ai vostri capo ingegnere: essi verranno istruiti a dovere sul corretto utilizzo e la diagnostica delle nuove apparecchiature. Altre domande? -

Nessuna domanda, la riunione per i particolari tattici venne aggiornata al giorno seguente.

Qualche ora dopo che i suoi ospiti ebbero lasciato la Romanov, nel suo alloggio Barclays si trovò a contare innumerevoli volte quei "cinque secondi in cui la nave è rilevabile": la linea netta e assoluta che avrebbe separato la sua, probabile, futura vita tranquilla da una probabile morte prematura.

Per tutta la vita aveva accuratamente evitato di trovarsi a faccia a faccia con la morte.

Ora si trovava davanti alla più ancestrale delle sue paure, quella stessa morte che nelle sue riflessioni aveva fatto nascere dal nulla religioni e filosofie, gli stava di fronte e lo aspettava, poteva quasi sentirla: la immaginava in atteggiamento di tranquilla attesa, paziente come chi sa che il suo momento arriverà, prima o poi.

Per lui, la distanza dal "prima" al "poi", si era spostata drammaticamente e inesorabilmente verso il "prima".

"Maledetto mezzo sangue!"

Il poco sangue klingon che gli scorreva nelle vene urlava la sua sete di battaglia, di atti eroici, di morte onorevole.

"Oggi" non è mai un buon giorno per morire, continuava a ripetersi lui.

Quella notte non chiuse occhio.

Nelle due settimane che seguirono fu troppo occupato a organizzare la missione, per fermarsi a pensare a ciò che stava per succedere.

Decise che la maniera migliore di mantenere una certa salute mentale, e quindi di far riposare decentemente la mente oltremodo stressata, era quella di stancare il fisico il più possibile.

Barclays sentì irrefrenabile la voglia di sport.

Le mostrine che portava sul collo gli concedevano alcuni privilegi all'interno della base, quali l'uso smodato delle attrezzature sportive e dei ponti ologrammi, dove indugiava volentieri in lunghe partite a tennis con campioni antichi e moderni, nuotate e corse.

Tornava sulla Romanov, stendeva il suo rapporto quotidiano delle attività della nave e poi, senza quasi rendersene conto, si ritrovava steso sul letto, spesso in uniforme, immerso in un sonno profondo e ristoratore.

IV

- Rotta sei due punto sette impostata, Capitano. -

- Bene, Signor Mel'ek. Allarme rosso! A tutto l'equipaggio, qui è il Capitano Barclays. Da questo momento siamo in silenzio radio e iniziamo la manovra di attacco al nostro obiettivo. Tutti ai posti di combattimento. Signor Mel'ek, attivare! -

Sentì un urlo provenire da lontano, attraverso lo spessore delle paratie ridotto al minimo: era un grido di battaglia klingon.

Si rese conto improvvisamente che il gran giorno era arrivato, il suo unico pensiero fu: "oggi" non è mai un buon giorno per morire.

Il convoglio di 31 navi di classe Challenger armate di tutto punto, con i nuovi dispositivi di occultamento, fecero rotta verso il settore 16, dove le attendevano 14 cubi Borg.

Barclays fissava la consolle tattica sulla poltrona del Numero Uno, ed ogni volta che vedeva la sua nave allontanarsi dalle altre che cambiavano rotta secondo un percorso stabilito, era un sussulto in fondo al cuore.

Si tranquillizzava solo quando, sullo schermo, il puntino bianco che rappresentava la sua nave era in mezzo a tanti puntini verdi, le altre navi amiche.

D'un tratto sobbalzò.

Un puntino rosso comparve sul display. Vascello Borg.

Poi altri: l'indicatore di nemici arrivò a 12.

"Dove sono gli altri due? Non avevano parlato di 14?" pensò.

Eccoli, gli altri due. Comparvero improvvisamente, a velocità sostenuta, e andavano dritti verso di loro. Poi si fermarono e rimasero in posizione.

- Procedo con la manovra di avvicinamento beta 2, Capitano? - chiese Mel'ek.

Barclays aveva ancora negli occhi quei due cubi che si avvicinavano, e ci impiegò un secondo di più a rispondere.

- Si... Guardiamarina... - disse. Poi si guardò intorno: erano tutti tesi e concentrati alle loro postazioni.

- Manovra beta 2 impostata, Capitano! Intercettazione del vascello Borg assegnato tra 2 minuti! Riduco a un quarto di impulso! -

Barclays si chiese cosa ci fosse di così eccitante in quella situazione.

- Armi? - chiese poi.

La sua gola secca reclamava almeno tre litri d'acqua, ma non era né il tempo né il luogo adatto.

- Operative al 100%, Capitano. -

- Scudi? -

- Operativi al 100%, Capitano. -

- Dispositivo di occultamento? -

- 100%. Allineato e sincronizzato con i banchi phaser. -

- Molto bene. Mel'ek? -

- Eccoci in vista dell'obiettivo, Capitano! -

- Sullo schermo! -

Apparve un maestoso cubo Borg, era fermo.

La Romanov non era stata individuata, così come nessuna delle altre navi.

- Hanno gli scudi abbassati e noi siamo pronti al fuoco, Capitano! - quasi urlò il Numero Uno.

- Impostare sequenza d'attacco alfa 3! -

- Sequenza impostata, Capitano! -

- Aprire il fuoco al mio ordine! -

"Ancora più vicino... Più vicino..." pensava Barclays.

Voleva un lavoro pulito.

Sapeva che Mel'ek si era divertito un mondo sul simulatore, ora aveva un po' più di fiducia nelle sue capacità. Voleva una serie di attacchi rapidi e decisi per poi scappare di corsa verso il check point 2, senza voltarsi indietro, senza vedere il cubo Borg che esplodeva.

- Capitano... - disse con un filo di voce Rosenthal.

Barclays si girò un attimo a guardare la consolle tattica del suo Numero Uno.

Puntini rossi ovunque. Indicatore di nemici: 36.

Il silenzio radio dal controllo operazioni fu spezzato, e il segnale si diffuse immediatamente a tutte le navi: missione abortita, incontro immediato al check point 2.

Qualcosa nei rilevamenti non aveva funzionato.

- Missione annullata! Mel'ek, ci porti fuori di qui! - gridò Barclays.

- Subito, Capitano! Eseguo manovra evasiva gamma 1. Ma... Stanno serrando le fila! Alzano gli scudi! - urlò.

Barclays rimase pietrificato. Aveva pensato sempre ai cinque secondi di fuga dalla morte durante l'attacco. Quella nuova situazione non era affatto prevista. Mel'ek era stato addestrato per attaccare e scappare in spazi sufficienti, che ora non c'erano più. La sua mente vacillò.

Il suo pilota continuava a urlare: - Sono troppo vicini! È impossibile manovrare! -

"È impossibile manovrare!" Ripeté mentalmente e meccanicamente Barclays.

Guardava il display tattico e cercava delle vie di fuga, senza riuscire a pensarne veramente una.

Molti anni dopo, i cadetti all'Accademia avrebbero studiato che rompere il silenzio radio in quella particolare situazione era stato un imperdonabile errore tattico: il Capitano aveva l'ordine di portare comunque in salvo la sua nave e soprattutto la nuova tecnologia, nonostante la nave potesse essere distrutta a distanza in caso di pericolo di abbordaggio.

L'unica azione possibile, a quel punto, era di abbandonare il campo quando ancora gli spazi erano sufficienti per manovrare adeguatamente: il numero di navi e la potenza di fuoco erano ora tutte a vantaggio dei Borg.

I quali furono investiti da una bordata di messaggi subspaziali criptati che provenivano dal nulla.

Serrarono le fila, come in attesa di un nemico numeroso e agguerrito, forti della loro poderosa flotta. Non sapevano che il nemico era già tra loro, manovrava veloce tra i loro vascelli.

Mel'ek riuscì a superare due cubi Borg di slancio, pur avendo i sensori di manovra oscurati dalle interferenze del campo di occultamento.

Doveva navigare a vista, a quella velocità e con tempi di reazione inadeguati a quel tipo di manovre. La sua vista e i suoi riflessi lo tradirono.

Dopo una stretta virata intorno a un cubo, se ne trovò di fronte un altro.

L'impatto fu violento.

Barclays fu sbalzato dalla sua poltrona e scaraventato sulla postazione del suo pilota.

Gemette. Il fumo invase la plancia.

Cadde riverso sul pavimento, sentiva le tempie scoppiare, sangue che scorreva sulla nuca.

Poco dopo, quando una luce rossa intensa gli ferì gli occhi, si chiese se era quella la morte.

Sentì una fitta al collo, qualcosa di molto freddo, poi più niente.

Al check point 2 si incontrarono 24 navi.

V

Sei mesi dopo, l'Ammiraglio Dowson incontrò l'Ammiraglio Mann nel suo ufficio.

- Mi sembra assurdo. In fondo si tratta solo di un impulso tachionico! - stava dicendo Mann.

- Esattamente, vecchio mio. La frequenza con cui l'impulso tachionico viene emesso fa in modo che il campo di occultamento di nuova concezione entri in risonanza e disintegri tutta la materia all'interno del campo stesso. In fondo è quello che volevamo, no? Volevamo dare ai Borg quest'arma formidabile che permette di fare fuoco a piena potenza dall'interno di un campo di occultamento. Solo che non potevano sapere che avevamo già pronta un'arma ancora più efficace, che sfruttava proprio quel tipo di campo. -

- Li abbiamo battuti con la loro stessa arma... La loro missione è assimilare, noi gli abbiamo fatto assimilare quella che a loro poteva sembrare l'arma finale. Impiegano poco tempo a trasferire e riprodurre le tecnologie assimilate... -

- Proprio così. E noi avevamo già approntato una fitta rete di ripetitori di impulsi tachionici a quella frequenza. Hanno tentato di invadere lo spazio della Federazione e sono stati distrutti uno a uno, senza avere la possibilità di comunicare cosa li attaccava e quindi di adattarsi alla nostra nuova arma di difesa. 70 vascelli Borg distrutti: non c'è stato bisogno dell'impiego di una sola nave da battaglia, senza una sola vittima nelle nostre fila durante l'attacco decisivo! -

- Già... Però sono morte 150 persone per fornire ai Borg quell'arma... Li abbiamo ingannati... Sapevamo delle manovre dei cubi Borg nel settore 16... -

- Tutto ha un prezzo, Bob. E sarai d'accordo con me che non è giusto che a pagare siano sempre i migliori. Tra tutte quelle nullità era molto probabile che qualcuno sbagliasse. -

Mann scuoteva la testa. Per un momento, come non gli accadeva ormai da anni, riuscì a non pensare al figlio morto a Wolf 359.

- Se ci scopriranno, saremo condannati. Abbiamo condotto navi della Federazione verso una sicura disfatta. Senza contare che abbiamo messo in pericolo tutta la Galassia: nessuno, oltre la Federazione, sarà in grado di difendersi dai Borg! -

- Da quel che ne sappiamo, nessuno ne sarebbe stato capace in ogni caso. I Borg sono stati sconfitti dalla Federazione che ne trarrà grande vantaggio: sai anche tu che abbiamo elevate probabilità di cavarcela. Non abbiamo colpa se il dispositivo di autodistruzione comandato non ha funzionato per una sola nave, e per le altre sì. -

- Ma... Non avevamo alcun diritto di farlo... Però... Sono felice che i Borg siano stati distrutti... -

Calò il silenzio tra i due: pensarono che, in fondo, vendicare i figli uccisi dai Borg era veramente molto più importante di tutto il resto.

Spazio.

Due cubi Borg scampati al massacro viaggiano insieme verso il Quadrante Delta.

Stavano nelle retrovie durante il grande attacco, ora sono salvi.

3 di 5 è alla sua consolle di navigazione.

La sua mente, la mente del collettivo, non sa come è stata sconfitta la flotta, così come non c'è traccia del fatto che una volta lui era il Capitano William Barclays.






Se volete commentare questo articolo scrivete a Warp Mail