I PROFETI
di Susanna Ricci

 

Negli ultimi tempi ci sono state all’interno della redazione proficue discussioni a proposito della (presunta) assenza di una presa di posizione ufficiale da parte di Star Trek a proposito della religione. Le posizioni erano molte e a volte contrastanti: basti sapere che c’è chi afferma che il politically correct ha impedito di far esprimere ai Terrestri della Federazione la propria preferenza religiosa (niente cristiani, ebrei, musulmani, indu, buddhisti, hare crisna, testimoni di geova ecc ecc); dall’altra parte c’è chi afferma che il senso di religiosità è stato soppiantato dalla scienza (ormai troppo evoluti scientificamente, gli umani hanno abbandonato l’illogica religione); infine ci sono io che penso che il senso di religiosità non sia andato affatto perduto: si è solo trasformato e ci viene presentato attraverso gli occhi di civiltà non terrestri, come già è avvenuto tante volte e su tanti altri argomenti diversi.

La discussione è ancora aperta, e ovviamente nessuno alla fine potrà dire di avere assolutamente ragione; io però ho un asso nella manica: dovendo scrivere su Deep Space 9, posso affrontare l’argomento religione anche con voi lettori, illustrando anche a voi quelle che sono le mie convinzioni.

Da subito Bajor viene presentato come un pianeta la cui popolazione ha un senso di spiritualità estramemente elevato: fin dal primo episodio di DS9 vengono gettate le fondamenta della struttura religiosa esistente e viene sottolineata l’importanza che il lato spirituale ha per tutti gli abitanti. Sembra infatti che non esistano atei, ma solo credenti, più o meno votati alla vita religiosa, tutti comunque profondamente convinti dell’esistenza dei Profeti. C’è anche da dire che i Profeti non tardano molto a mostrarsi: un conto è avere fede senza avere mai visto, un conto è avere fede ed avere in orbita le prove dell’esistenza degli dei. Ad ogni modo, anche quando ancora il tunnel spaziale non era una realtà concreta, il popolo di Bajor ha sempre mostrato un fronte compatto e ha sempre basato la propria esistenza sulla fede nelle profezie (per quanto allegoriche e poco comprensibili esse potessero essere).

I Profeti hanno eletto Bajor pianeta prediletto ed hanno fornito agli abitanti i cristalli delle profezie, attraverso i quali poter avere un accesso diretto agli dei. Alcuni di questi cristalli sono andati perduti nel corso dei secoli (alcuni trafugati, altri semplicemente scomparsi); altri sono il tramite per comunicare con i Profeti malvagi, i pah wrath.

Quando la Federazione arriva sulla stazione spaziale e comincia ad interagire con gli abitanti, aiutando il pianeta nella ricostruzione dopo l’occupazione cardassiana, non vede affatto dei Profeti: vede un tunnel spaziale permanente e stabile, che può essere utilizzato strategicamente come testa di ponte per l’esplorazione di un nuovo quadrante di galassia; e vede degli alieni, dei quali non riesce ad identificare nè forma fisica, nè struttura, che abitano all’interno del tunnel e che sembrano essere immersi in un contesto temporale completamente diverso da quello a cui siamo abituati.

Da un certo punto di vista quindi ha ragione chi afferma che la logica e la scienza hanno spazzato via molte delle “credenze” religiose: l’approccio non è più quello di uomini che si inchinano deferenti di fronte alla potenza ed alla apparente onniscienza di esseri superiori, bensì ci si avvicina al mistero con l’occhio smaliziato di chi è certo di poter spiegare tutto con metodo, in una sorta di illuminismo estremista e post moderno.

Ma, come spesso accade, le carte vengono subito rimescolate: Kai Opaka identifica immediatemente in Benjamin Sisko l’Emissario, colui che farà da tramite tra il popolo di Bajor ed i Profeti, colui che dovrà seguire il cammino che è stato scritto (o che sarà scritto, con i Profeti è difficile coniugare i verbi al tempo corretto...), anche se questo cammino sarà irto di difficoltà e di pericoli.

Nessuno degli illuminati Federali crede nemmeno per un momento che Sisko possa essere nulla di più di un uomo che si è trovato nel posto giusto al momento giusto: nemmeno Sisko crede di essere qualcosa di speciale per gli alieni del tunnel spaziale. Anzi, vista la sua integrità morale, non è affatto contento che qualcuno possa vedere in lui un capo spirituale, in quanto non si sente di esserlo e non vuole ingannare nessuno affermando di credere in cose in cui in realtà non crede affatto. Ma la Federazione, ormai ben lontana da quell’organismo ideale che era durante i tempi d’oro di Kirk, non vuole certo farsi sfuggire una così splendida occasione politica: se i Bajoriani credono che Sisko sia l’Emissario, bene: questo non potrà che rafforzare la posizione della Federazione nel punto più caldo del quadrante. Meglio sfruttare l’onda finchè c’è.

Con l’andare del tempo e degli episodi si dipanano gli intrighi politici, oltrechè religiosi, di Bajor: il capo spirituale è infatti anche il capo politico del pianeta e, morta Kai Opaka, è necessario trovare il suo successore. Da questo punto di vista la storia raccontata sembra addirittura più vera del vero: ci sono alcuni episodi molto belli durante i quali veniamo a conoscenza della contrapposizione tra due Vedek, aspiranti alla carica di Kai. Si tratta di Vedek Bareil (incindentalmente fidanzato di Kira, bellissimo e di alti principi morali) e Vedek Winn (megera meschina ed egoista, il cui unico dio è il potere, per l’acquisizione del quale venderebbe anche la madre). Sono contrapposti in tutto: un uomo ed una donna, lui solare e riflessivo, lei gretta e vendicativa, lui seriamente preoccupato per il bene del suo popolo, lei preoccupata unicamente di poter gestire il potere che deriva dalla carica di Kai, lui che accetta in Sisko l’Emissario, lei che preferirebbe farsi tagliare una mano piuttosto che accettare un estraneo (una persona non di Bajor) quale Emissario dei Profeti.

È un telefilm e quindi dovrebbe vincere quello buono: no, vince quella cattiva. È lei che diventa Kai, ed è lei che spadroneggia per tutto il resto delle stagioni, acquistando sempre più potere ed importanza nella storia, un vero “cattivo” che aggiunge sale agli intrighi e semina di difficoltà il cammino dei giusti.

Dal punto di vista narrativo la scelta di mettere Winn al potere è delle migliori: infatti non ha senso parlare del bene se non si ha sott’occhio anche il male ed è sempre dalla contrapposizione dei due che emergono le storie migliori. Assieme a Gul Dukat, Kai Winn da vita ad una storia parallela, e contemporaneamente strettamente interconnessa, a quella della guerra con il Dominio, lasciando tutti con il fiato sospeso fino all’ultimo.

Inoltre, con il passare delle puntate, Sisko perde il suo scetticismo nei confronti degli alieni del tunnel spaziale, che a poco a poco cominciano a diventare anche per lui i Profeti. Le esperienze che Sisko ha all’interno del tunnel diventano sempre più esoteriche, misteriose e coinvolgenti: le profezie, che come dicevo sono spesso ermetiche e quasi incomprensibili prima del loro avvento, si compiono ed immediatamente diventano chiare nel loro messaggio.

Non è importante sapere chi sono veramente gli abitanti del tunnel: è importante sapere cosa essi rappresentano per ognuno di noi. Possono essere dei semplici alieni, ma possono anche essere degli dei.

Secondo me la stessa cosa si applica anche ai grandi profeti terrestri: per esempio, tanto per citarne uno, Gesù avrebbe potuto benissimo essere semplicemente un alieno, oppure potrebbe essere il figlio di Dio. Il Big Bang potrebbe essere un evento del tutto casuale, oppure potrebbe essere un esperimento (magari anche andato male, chissà) di un essere supremo, che continua ad interessarsi alle sue creature (terrestri e non, ovviamente).

Avere fede o non averla è una cosa totalmente personale e io non sono qui per far pendere la bilancia da una parte o dall’altra. Semplicemente credo che gli autori di Star Trek, se da una parte non si sono voluti prendere la responsabilità di portare tra le stelle nessuno dei simboli iconografici terrestri delle varie correnti religiose presenti nel XX secolo, dall’altra però non hanno nemmeno eliminato completamente il mistero derivante dalla spiritualità insita nell’essere umano: come al solito ne parlano per vie traverse, mettono in bocca ai loro personaggi frasi apparentemente innocue, in quanto proferite in contesti non legati alla attuale situazione socio/politico/religiosa, e in questo modo seminano il germe della discussione in coloro che hanno la sensibilità per cogliere le sfumature.

La discussione nata in redazione è stata stimolante e per questo ringrazio qui i miei colleghi (che mi hanno involontariamente dato lo spunto per questo articolo); mi auguro che tale discussione possa proseguire, ed essere altrettanto fruttuosa, anche con voi lettori.



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