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| LA SOCIETA’ DEL XXIV
SECOLO di Lia Mariani Avete
mai provato a pensare come
si sentirebbe un uomo del 1600 improvvisamente trapiantato ai giorni nostri?
A parte le difficoltà di adattamento tecnologico, tutto sommato non impossibili
da superare, come credete si troverebbe per quanto riguarda la vita sociale
e culturale? Credete veramente che saprebbe
adattare il suo stile di vita, la sua moralità o la sua etica
alla nostra? Proviamo a considerare il mistero
in una situazione tipo: si interessa ad una ragazza e desidera corteggiarla.
Provate adesso a pensare ad uno
qualsiasi di voi catapultato per una qualche anomalia temporale sulla
Voyager. Dopo i primi comprensibili problemi tecnici (come funzionano
i bagni sulla VOY? Ci SONO bagni come noi li concepiamo?), il tizio in
questione finirebbe per stabilire con l’equipaggio un rapporto di soddisfacente
cameratismo: qualche partita a poker o a biliardo, uno scambio di idee
sul baseball, una chiacchierata con Paris sulle macchine a benzina e tutto
filerebbe liscio.
In 400 anni da adesso
l’uomo ha raggiunto le stelle, conosciuto nuove civiltà aliene,
creato una società di multi-scambio culturale e scientifica, ma le vecchie
regole comportamentali sono sempre le stesse. Per intenderci: se Picard desidera corteggiare la sua cartografa stellare preferita. la invita a cena, si comporta da perfetto gentiluomo e probabilmente la rispedisce nei suoi alloggi con un casto bacio… mah…
Vi
sembra possibile che la tecnologia
abbia fatto passi tali da consentire all’uomo di viaggiare nel
cosmo e questo nulla abbia modificato nelle abitudini
culturali e sociali della Terra? I
terrestri in fondo sono venuti in contatto con razze altamente evolute
sul piano spirituale e culturale,
come i Vulcan; addirittura hanno avuto stretti contatti con razze telepatiche
come i Betazoidi, che hanno sicuramente sviluppato una scienza psicoanalitica
superiore alla nostra, proprio in base alle loro capacità. E poi ci troviamo
davanti un consigliere come Deanna Troi che al massimo riesce a dire (se
non è occupata a sistemarsi la tutina) “sento
dell’ostilità…” (dopo che l’Enterprise è stata attaccata almeno
tre volte…) Ezri-Dax,
consigliere anche lei su DS9, di fronte alle crisi claustrofobiche di
Garak ha più o meno le stesse trovate del mio psicologo della USL… Insomma…
Ci si aspetterebbe qualcosa di meglio… Un’altra
delle cose che mi crea qualche dubbio è il concetto di denaro nel XXIV
secolo:
Che
senso ha che il padre di Sisko gestisca un ristorante se poi i suoi avventori
non lo pagano? Solo per il gusto di farlo? Questo può essere vero per
qualcuno, ma non sarà mai venuto in mente a nessuno
che sarebbe tanto più comodo non fare nulla se tanto poi comunque
lo Stato provvede a tutte le necessità? E
i Ferengi in questo come si inseriscono? Non credo, avidi come sono di
latinum (che, ricordiamolo, non può essere replicato) si accontentino
di barattare con la Federazione… Altre perplessità.. Prendiamo
di nuovo in considerazione la Voyager, in particolare Il
punto, secondo me, è che Roddenberry e i suoi successori non hanno in
realtà voluto mostrarci VERAMENTE come sarà il XXIV secolo (cosa tentata
in maniera più coerente da Asimov, per esempio – vedi “Abissi d’acciaio”
-), bensì come potrebbe essere l’uomo del nostro secolo se esprimesse
al pieno le sue potenzialità. La
cosa che mi ha sempre affascinato di StarTrek è stata ed è tuttora
la speranza che l’uomo, non un ipotetico uomo futuro, ma l’umanità di
cui tutti facciamo parte in questo momento abbia la possibilità di diventare
quanto più possibile quello che Picard e soci sono. Ho sempre guardato a StarTrek, in tutte le sue incarnazioni, come alla più grossa speranza per il nostro futuro: credo che in questo Roddenberry e i suoi successori abbiano fatto un lavoro magnifico, ed è per questo che poco contano le incongruenze e gli yati. StarTrek è un sogno, almeno io l’ho sempre vissuto come tale, e un sogno non si analizza: si crede in esso e si spera.
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