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LO SPIRITO
“GALILEIANO”
di Fabiano
"Langley" Piccione e Matteo
"Norton" Bistoletti
Alla fine della terza
stagione si colloca una puntata dalla grande forza narrativa, con una trama
che ci fa rivivere un vecchio capitolo della nostra stessa storia e che
solleva importanti questioni: “Distant Origin”. Una razza nomade di sauropodi
, i Voth, ha fatto grandi conquiste tecnologiche e scientifiche, ma ci sono
ancora incertezze sulla sua origine. Non si sa, infatti, se essa sia originaria
veramente del Quadrante Delta come vuole la tradizione; di sicuro il Prof.
Gegen nutre seri dubbi a riguardo, continuando a cercare una risposta diversa
da quella imposta dalla tradizione della sua gente.
Messosi
sulla tracce della Voyager, di cui ha sentito parlare, Gegen osserverà
il suo equipaggio e, studiandolo, arriverà a scoprire un legame genetico
tra i Voth e gli esseri umani. Portato Chakotay a bordo della sua nave
come prova vivente della sua teoria, lo scienziato riuscirà, col suo aiuto,
a capire come mai risulti un legame genetico fra le loro specie, fino
ad arrivare alla sconcertante conclusione: i Voth sono l’evoluzione dei
discendenti dei dinosauri che un tempo popolavano la Terra e che poi si
sono misteriosamente estinti. L’ipotesi più calzante è che un gruppo di
essi fosse scampato in qualche modo all’estinzione e che, evolutosi, avesse
abbandonato la Terra. La scoperta dà ragione, quindi, alla teoria della
cosiddetta “origine distante”, come viene chiamata la credenza che i Voth
considerano sovversiva: secondo tale teoria la loro razza non è stata
la prima in assoluto ad essersi evoluta nel Quadrante Delta (come la tradizione
sostiene), ma è originaria di un mondo distante e sconosciuto, in un’altra
parte della galassia. Di certo sia l’equipaggio della Voyager sia Gegen
sono eccitati dalla scoperta, ma non hanno fatto i conti con la Matriarca
dei Voth, la quale li raggiunge a bordo di una grande nave-città e fa
catturare l’equipaggio federale, inghiottendo letteralmente la Voyager
nelle viscere della grande nave Voth.
Convocato
davanti alla Matriarca stessa, Gegen sarà da questa invitato caldamente
a ritrattare la sua tesi, perché rappresenta secondo lei una minaccia
alla gloria storica del suo popolo. La Matriarca non può accettare - come
non potrebbe il resto del popolo Voth - che la propria razza si sia evoluta
come centinaia di altre, magari anche dopo centinaia di altre, senza poter
più contare su quel primato genetico nel Quadrante Delta che la storia
tradizionale ha sempre garantito loro. Con l’equipaggio della Voyager
come ostaggi, Gegen sarà alla fine costretto a ritrattare le sue teorie,
pur conscio della loro validità.
“Distant
Origin” è un assoluto capolavoro: può contare su continui chiari riferimenti
a vicende della nostra storia che hanno visto protagonisti personaggi
come Galileo e Giordano Bruno, padri di teorie che, per quanto innovative
(e, noi sappiamo, anche realistiche), vennero rifiutate dalle dottrine
di quel tempo. Al contrario di Galilei, che alla fine, come Gegen , si
convinse a ritrattare (“eppur si muove”) le sue teorie sul moto della
Terra, Bruno subì processi e torture, fino ad incontrare la morte, per
aver sostenuto l’esistenza di altri mondi oltre al nostro, in un <<…universo
infinito come infinita è la potenza di Dio>>.
Se
guardiamo a questi eroi di un tempo passato non sempre ci rendiamo conto
del coraggio che hanno avuto nel portare avanti le loro idee, in una società
che credeva che la Terra fosse il centro dell’universo e che fosse il
sole a girarvi attorno. Oggi ci fa quasi sorridere questo pensiero, perché
sappiamo benissimo che non è così: sappiamo che la Terra è solo uno degli
innumerevoli pianeti dell’universo, e che il sole è immobile, ed è la
Terra che vi ruota attorno. “Distant Origin” sembra quasi rendere omaggio
a quei pionieri del passato che tanto hanno dato alla storia, ma hanno
avuto la “sfortuna” di essere troppo moderni rispetto al resto della società
in cui vivevano. Sotto un certo punto di vista è, secondo una nostra riflessione
personale, come se noi amanti della fantascienza dovessimo particolare
rispetto e riconoscenza a gente come loro, che ha vissuto con una apertura
di vedute insolita per il loro tempo e che ha portato avanti, in un certo
modo, la tesi dell’uomo non più come centro dell’universo, ma come una
delle parti di un qualcosa di incredibilmente più vasto.
Oltre
alla stupenda e realistica storia, che si pone come una metafora di un
capitolo del nostro stesso passato, questa puntata ha dalla sua parte
una regia magistralmente originale, che sembra quasi suggerire Gegen ed
il suo assistente come protagonisti e come comprimari i membri dell’equipaggio
della Voyager, che non si vedono del tutto per il primo quarto d’ora della
puntata. Il ruolo della Matriarca è stato sviluppato in modo davvero azzeccato,
come quello dello stesso giovane assistente di Gegen, che condivide le
teorie del professore, ma decisamente non il suo coraggio nel portarle
avanti. Chakotay si dimostra una splendida controparte per il professore,
e la scelta proprio del primo Ufficiale non è a nostro avviso casuale,
essendo un personaggio all’apparenza pacato, ma incredibilmente idealista.
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