QAPLÀ!
di Anna "Ro Laren" Manfredini


Questo mese ho deciso di seguire una delle tante passioni che si alternano nel mio cuore e nella mia vita, che ha caratterizzato molte delle mie scelte (a cominciare da quella universitaria: Lettere Classiche) e cui tengo moltissimo: le lingue e le letterature, di qualunque natura e di qualunque origine esse siano. Adoro le lingue antiche (il latino in primis, ma anche il geroglifico egiziano, il greco e l'italiano delle origini), mi diverto a sondarne i segreti sotto tutti i punti di vista e - incredibile a dirsi, vero? - mi piacciono sopra ogni altra cosa la grammatica, la sintassi e la scansione metrica; sto anche lavorando (nei ritagli di tempo, che non sono molti in questi ultimi mesi) alla creazione di una lingua originale, con tanto di manuale e volumetto degli esercizi... Pazzia, forse? Non so... Ma che volete, trovo sia una cosa estremamente appagante! 

 

Tra tutte le razze del panorama trek i Klingon sono forse i più amati, i più emulati, i più citati: basti considerare la quantità sconvolgente di siti ad essi dedicati, le pubblicazioni disponibili, i fan clubs, le organizzazioni... E soprattutto la cura con cui questa razza ci è stata disegnata a partire dagli albori della sua storia in TOS: nulla è stato tralasciato della cultura klingon, miti, storia, religione, struttura sociale e politica, tradizioni, musica, lingua e letteratura. 

In particolare, l'approfondimento linguistico da parte degli autori si è dimostrato - nel caso dei Klingon - enormemente più attento ed accurato rispetto a quanto è stato fatto per qualsiasi altra razza. In rete sono innumerevoli le pagine dedicate alla lingua e alla grammatica klingon, da quelle amatoriali (in cui troviamo più che altro citazioni, file sonori con mitiche frasi dei protagonisti - Gowron, Worf etc. - o sperimentazioni creative degli autori stessi dei siti) a quelle strutturate in modo veramente professionale, tecnicamente ineccepibili, con tanto di possibilità di iscrizione a corsi con tutors e verifiche sui progressi compiuti. È doveroso menzionarne almeno un paio: l'ormai ipernoto KLINGON LANGUAGE INSTITUTE, da anni operante sia in rete che nel mondo reale, che tra l'altro può essere consultato in moltissime lingue; e il bellissimo trattato di grammatica disponibile sul sito NUGNEH, al quale io stessa ho fatto riferimento per le notizie specifiche che troverete in questo articolo.

I due testi-guida per lo studio della lingua klingon sembrano essere The Final Reflection, di John M. Ford, e The Klingon Dictionary, di Marc Orkand; numerosissime sono comunque le pubblicazioni in merito, anche all'interno delle più generali Guide a Star Trek (vedi ad es. la sezione sui Klingon in The Making of Star Trek, di Stephen E. Withfield - Gene Roddenberry, oppure in The World of Star Trek, di David Gerrold, soltanto per citare i più famosi). Gli studi sulla lingua klingon non si esauriscono poi al contesto specifico; non si contano infatti i tentativi (più o meno documentati) di paragone con altre lingue "reali" (soprattutto con il russo e con l'esperanto).

Quello che seguirà a questa breve e sicuramente non esauriente introduzione vuol essere un agile e non eccessivamente puntiglioso excursus sulle principali regole che caratterizzano la struttura grammaticale e sintattica della lingua klingon, per arrivare in un secondo momento (e in un secondo articolo, sempre che ai nostri lettori risulti gradito questo tipo di scelta) all'analisi di alcuni testi.

 

Lingua ufficiale dell'Impero Klingon, il klingonaase fu per la prima volta codificato in un trattato da Maltz tai-Destram, purtroppo costretto a un suicidio rituale prima di poter completare l'approfondimento dei suoi studi. Sono moltissimi i dialetti locali, anch'essi in parte oggetto di studio di molti appassionati. Noi ci limiteremo qui a una "comoda" analisi del klingon ufficiale.

 

pIqaD: alfabeto, scrittura e pronuncia.

 

 

Non ancora completamente sviscerato, il pIqaD (pron. pee-kad, termine indicante l'alfabeto e il sistema di scrittura) necessita di traslitterazione per poter essere facilmente letto e pronunciato anche da noi umani, sebbene i mezzi linguistici e fonetici che abbiamo a disposizione non ci consentano altro che una resa approssimativa, uno standard di riferimento:

 

    a, b, ch, D, e, gh, H, I, j, l, m, n, ng, o, p, q, Q, r, S, t, tlh, u, v, w, y, '

 

La pronuncia delle vocali è più o meno uguale a quella dell'inglese federale (il galattico standard, per intenderci), mentre per alcuni gruppi consonantici non esistono corrispondenti fonetici. Alcuni esempi curiosi: l'impronunciabile gh esprime un suono gutturale aspirato (come in Bach) ma non sordo, che deve essere emesso rilassando la lingua e facendo contemporaneamente vibrare le corde vocali; nel gruppo ng la g finale non viene mai pronunciata; il suono Q fonde i fonemi q (pron. k) e H (molto aspirato) in un'emissione estremamente gutturale, sorda ed arrotata (ch-r), una sorta di "colpo di gola" che crea una pausa rispetto alle parole che seguono; il gruppo tlh, inesistente nel federale standard, può essere pronunciato in linea di massima come nell'inglese little, facendo attenzione che la lingua tocchi il palato soltanto con la punta e che l'aria sia fatta passare tra i bordi della lingua e i denti; il frequentissimo ' indica il più delle volte un suono reale, inespresso in inglese, corrispondente a una sorta di prolungamento più o meno sussurrato dell'ultimo fonema della parola. 

 

Sostantivi e suffissi.

 

Nel klingon esistono sostanzialmente tre tipi di sostantivi: semplici (formati da una sola sillaba), come DoS ("bersaglio"); complessi (formati da due o tre sillabe che prese singolarmente non hanno significato o non sono in relazione con il significato del sostantivo complesso), come lurDech ("tradizione", in cui lur = "pupilla" e Dech = "circondare"); composti (formati da due o più parole grammaticalmente interconnesse), come jolpa' ("sala teletrasporto", in cui jol = "raggio teletrasporto" e pa' = "stanza").

 

Premesso che nel klingonaase manca l'articolo, sia determinativo che indeterminativo, tutti i sostantivi possono essere seguiti da uno o più suffissi che ne precisano il significato in rapporto all'azione o al contesto sintattico; nella grammatica klingon, i gruppi suffissali del sostantivo sono cinque, molto articolati; mi limiterò qui a qualche esempio interessante, rimandandovi per ogni approfondimento alla già citata pagina su NUGNEH

 

    - 'a', con valore accrescitivo: Sus = "vento", Sus'a' = "vento forte"

    - pu', suffisso per il plurale (N.B.: usato solo per le forme di vita intelligenti): yaS = "ufficiale", yaSpu' = "ufficiali"

    - mey, altro suffisso generale per il plurale

    - possessivi: -wIj ("mio"), -lIj ("tuo"), -Daj ("suo"), -maj ("nostro"), -raj ("vostro"), -chaj ("loro")

    - dimostrativi: -vam ("questo/questi"), -velth ("quello/quelli")

    - Daq, con valore locativo generale: pa'Daq = "nella/sulla/alla stanza"

    - vo, con valore di provenienza: yuQvo = "dal pianeta"

    - mo, con valore causale: jaghmo = "a causa del nemico"

   - 'e', con valore enfatico/ rafforzativo

 

A questo punto, con l'aiuto di un buon dizionario italiano/klingon, siamo in grado di comporre la nostra prima piccola frase:

 

   jaghpu' yuQmeyDaq = "sul pianeta dei nemici"

 

Verbi.

 

La maggior parte dei verbi in klingon è costituita da monosillabi, cui vengono agganciati prefissi e suffissi in relazione al soggetto, all'azione, al contesto. Ciò che può confondere le idee è, forse, il fatto che la sintassi klingon stabilisce che i prefissi verbali possano indicare contemporaneamente sia il soggetto che l'oggetto dell'azione che si compie. Vediamo, cercando di semplificare le cose il più possibile, come funziona la flessione verbale.

 

 

Oggetto
 

Soggetto

Io

Tu Egli Noi Voi Essi
Io jI- / qa- vI- / Sa- vI-
Tu bI- cho- / Da- ju- / Da-
Egli / mu- Du- / nu- lI- /
Noi ma- / pI- wI- / ve- DI-
Voi Su- tu- / bo- che- / bo-
Essi / mu- nI- lu- nu- lI- /

 

Non lasciatevi terrorizzare da questa tabella: in realtà l'uso dei prefissi verbali è più semplice di quanto possa sembrare. Tralasciando alcune annotazioni in merito alla mancanza di alcuni prefissi (e vi rimando nuovamente a NUGNEH per gli approfondimenti del caso), cerco ora di rendere esplicito quanto schematizzato qui sopra: in pratica, chi compie l'azione congloba in sé anche l'eventuale oggetto dell'azione. Perciò, avremo una particella pronominale se sono io che compio l'azione, un'altra se l'oggetto della mia azione sei tu, un'altra se è lui e così via. Esemplificando:

 

   legh = "vedere"

 

   jIlegh = "io vedo"    qalegh = "io ti vedo"    vIlegh = "io lo vedo"    Salegh = "io vi vedo"

   vIlegh = "io li vedo"

 

   bIlegh = "tu vedi"    cholegh = "tu mi vedi"    Dalegh = "tu lo vedi" etc.

 

È da notare (e mi soffermo soltanto su questo) come sia assente il prefisso pronominale per la terza persona, singolare e plurale, quando essa ha funzione di soggetto puro; in questo caso viene utilizzato il verbo all'infinito.

 

   legh = "vedere", "egli vede", "essi vedono"

 

Come per i sostantivi, anche per i verbi la grammatica klingon prevede una serie di suffissi, questa volta articolati in nove gruppi; per non incorrere in una facile accusa di pedanteria, mi limiterò a dare uno sguardo generale su questa parte così complessa del klingonaase, citando via via gli esempi più interessanti.

I suffissi hanno la funzione specifica di precisare l'azione: esistono così suffissi per esprimere il valore riflessivo (-'egh: jIlegh'egh = "io mi vedo"), volitivo (-qang: qaleghqang = "io ti voglio vedere"), causale (-moH: choleghmoH = "poiché tu mi vedi"), indefinito (-lu': Daleghlu' = "qualcuno ti vede"), etc.

 

Particolare attenzione va posta al problema dell'aspetto verbale: la flessione verbale klingon non esprime il valore temporale (presente, passato e futuro), ma soltanto quello aspettuale (lo stesso espresso ad esempio dall'aoristo del greco antico); in altre parole, l'azione viene espressa in rapporto al suo avvenuto compimento o meno. Esempi di valore aspettuale esistono in tutte le lingue: nell'italiano, ad esempio, mentre il passato remoto (lessi un libro) indica un'azione compiuta e quindi conclusa nel passato (lessi un libro ed ora l'ho finito), l'imperfetto (leggevo un libro) indica un'azione in via di svolgimento, non necessariamente conclusa (leggevo un libro, ma devo ancora finirlo).

Il klingon utilizza vari suffissi per indicare sia l'aspetto perfettivo (azione compiuta) che quello imperfettivo (azione in via di svolgimento).

 

   -pu', -ta' indicano azione compiuta, conclusa: luHoHta' = "essi l'hanno uccisa" (in cui HoH = "uccidere")

  -taH, -lI' indicano azione in via di svolgimento: SaleghtaH = "io vi sto vedendo"

 

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Bene, cari allievi, a questo punto mi fermo. È ovvio che l'argomento non si esaurisce qui, ma credo sia meglio evitare di mettere troppa carne al fuoco e dividere questo sintetico tentativo di analisi linguistica in due parti (sempre che a voi sia cosa gradita continuare le lezioni). Mi piacerebbe molto conoscere le vostre opinioni in merito al taglio e ai contenuti di questo articolo (troppo tecnico? troppo noioso? troppo "scolastico"?), quindi scrivete pure e non abbiate remore, prometto che non boccerò nessuno!

 


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