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LA
TRANSCURVATURA
di Diego
"Frankino" Martin
La
tecnologia a curvatura, scoperta da Zefram Cochrane, ha cambiato il modo
di intendere l’esplorazione spaziale nel XXI secolo. La possibilità di
viaggiare a velocità di gran lunga superiori a quella della luce ha aperto
nuovi orizzonti all’esplorazione, orizzonti impensabili ed inarrivabili
con una propulsione subluce. Ovviamente ogni nuova scoperta tecnologica
porta a nuove necessità e, una volta giunti al limite della tecnologia
CDP (propulsione a distorsione di continuum, detta anche “curvatura”),
ci si pose il problema di come poter aumentare la velocità di navigazione,
tutto sommato ancora “limitata” per le grandi distanze. Per quanto riguarda
la propulsione CDP il limite teorico di sfruttamento (limite di Eugene)
è rappresentato da curvatura 10; ad una tale velocità il consumo di energia
sarebbe infinito e quindi, ovviamente, non sostenibile.
Nel
2369 la Federazione si trovò di fronte ad una nuova tecnologia, utilizzata
dai Borg, che permetteva di spostarsi a velocità ben superiori alla curvatura
massima (solitamente fissata al limite precauzionale di 9.6). Questa tecnologia,
definita transcurvatura,
è assimilabile alla teoria dei tunnel spaziali (wormhole):
al contrario della tecnologia CDP, la quale si limita a distorcere il
continuum spazio-tempo mediante la creazione di un campo di curvatura,
nei tunnel spaziali (e quindi idealmente anche nei viaggi a transcurvatura)
è il subspazio ad essere “piegato su se stesso” avvicinando quindi due
punti che nello spazio reale si trovano distanti. Per fare ciò è però
necessario penetrare nel subspazio; vengono quindi emesse particolari
particelle, dette tachioni, le quali, non essendo in grado di viaggiare
a velocità subluce, causano una oscillazione in risonanza nel subspazio,
aprendo una frattura attraverso cui si può accedere al subspazio stesso.
Il
metodo di navigazione nel subspazio è ancora un mistero, in quanto l’impostazione
della retta da seguire non è canonica, essendo essa non riferita allo
spazio normale ma al subspazio.
L’unica
occasione in cui una nave stellare della Federazione si è trovata nella
condizione di viaggiare in transcurvatura è stata durante un inseguimento
di una nave Borg: la rotta da percorrere nel subspazio e la modulazione
dei tachioni sono stati fissati dall’equipaggio Borg, evidentemente in
grado di controllare i viaggi subspazio.
La
ricerca portata avanti dalla Flotta Stellare sulla propulsione a transcurvatura
si concretizzò nel 2885 con la costruzione di un nucleo sperimentale montato
sulla USS Excelsior, ma il test non ebbe successo: la transcurvatura non
venne raggiunta ed il progetto venne abbandonato.
Un
concetto particolare di transcurvatura venne messo in pratica nel 2372
da Tom Paris il quale, dopo aver dotato i motori della navetta Cochrane
(in dotazione alla USS Voyager) di cristalli di dilitio particolarmente
raffinati, fu in grado di portare la navetta a curvatura 10: l’incapacità
di gestire la navigazione nel subspazio portò però al formarsi di problemi
fisici per Paris, il quale subì una mutazione genetica. Spiacevoli conseguenze
a parte, il viaggio è definibile “a transcurvatura” solamente perché avvenuto
ad una velocità uguale al limite di Eugene; in realtà la transcurvatura,
definita tale, è basata su concetti (e tecnologie) ben differenti, che
poco hanno a che fare con la tecnologia CDP.
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