TUTTO E’ RELATIVO
di Susanna Ricci

Negli ultimi due numeri ho affrontato l’argomento Star Trek in maniera un po’ diversa, ponendo l’accento del mio lavoro su un argomento che comunque mi sta molto a cuore e che rappresenta, secondo me, uno dei punti di forza del pensiero Trek: non saprei come esprimerlo con una unica frase ad effetto, ma in sostanza si tratta della capacità che hanno sceneggiatori e scrittori di far vedere le cose sotto una certa prospettiva, per poi ribaltarla completamente e mostrare le cose in modo totalmente differente.

Sull’Enterprise o sulla Voyager o sulla Stazione Spaziale, nulla è mai esattamente come sembra: non esistono colori netti, definizioni distinte. Tutto può cambiare nel giro di una ripresa e ciò che pensavamo fino ad un attimo prima potrebbe essere completamente rivoluzionato, in bene o in male.

Questo è un punto di forza molto importante di tutte le serie perché lo spettatore non può distrarsi o rischia che lo scenario gli cambi sotto il naso e di arrivare a fine telefilm che non ha capito nulla del perché nel frattempo Sisko sia diventato pelato (a proposito…).

Chi guarda un telefilm di Star Trek e vede un ragazzino in difficoltà sa che la storia evolverà verso infinite possibilità (universi paralleli, misteriose entità soprannaturali, buchi neri che creano interferenze, nuove scoperte scientifiche e tecnobubble) e non necessariamente il ragazzino in questione ha una crisi esistenziale perché la ragazza del cuore non se lo fila ed il nuovo professore di filosofia, che sembra una grossissima fetecchia, in realtà vuole solo aiutarlo a tirare fuori il meglio di se stesso (bleah!).

Lo spettatore si avvicina all’universo Trek con la mente totalmente aperta, senza pregiudizi, consapevole che non c’è nulla di scontato, perché le regole cambiano continuamente.

Tutto ciò è particolarmente vero proprio nella serie di Deep Space 9, dove già uno dei personaggi fissi non è affatto come sembra: mi riferisco ovviamente ad Odo, che in questo momento potrebbe essersi trasformato nella mia tastiera e stare commentando dentro di sé quante sciocchezze gli tocca di digitare!

Ma lo stesso discorso vale anche per Dukat che, come scrivevo qualche numero fa, è un personaggio dalle mille sfaccettature, complesso e non totalmente cattivo (almeno così pare, ma chi lo sa, io non ho visto ancora tutte le stagioni e circolano voci che combinerà dei guai seri e allora ritornerà ad essere cattivo che più cattivo non si può?).

Analogamente per Quark, che ad ogni piè sospinto ci stupisce con la sua morale non ferengi e quasi umana; o per il buon dottorino, che sembra anche lui riservare molte sorprese, così come molte ne ha già riservate: ma sarà poi vero che è così intelligente e geniale? Non sarà un mutaforma anche lui? O magari, chissà, sa giocare perfettamente a freccette e non ce lo ha mai fatto capire!

E che dire di Morn! La sua silenziosa presenza cosa nasconde in realtà? Quale terribile o meraviglioso segreto nasconde quest’essere? E soprattutto, perché ama passare tutto il suo tempo da Quark?

L’unico sul quale si può veramente contare senza riserve è forse Worf: l’unico Klingon che si ostina a rimanere fedele alla Federazione anche quando l’accordo di Kithomer è ormai storia antica, il senso dell’onore personificato, la creatura per cui davvero tutto è esattamente ciò che sembra e che non ammette la presenza di sfumature: alle volte fa persino tenerezza (!) nel suo essere così onestamente inflessibile.

Ma, a parte Worf, occorre stare molto attenti e soprattutto cercare di non essere così lineari!

E’ una esortazione che Roddenberry per primo ha lanciato, già quando cercava di far passare un prodotto non violento e intelligente in un palinsesto in cui c’era posto solo per cowboys e pistoleri (va bene, ha dato vita a Kirk, che non è tanto diverso dall’essere un cowboy, ma tutto sommato è riuscito ad affiancargli Spock e questa è stata veramente una grande idea).

Il successo universale che le varie serie hanno sempre riscosso non fa che confermare l’importanza del pensare differente, e la speranza che tutto sommato il mondo sia composto di individui intelligenti e non di collettivi pseudo borg che pensano tutti alla stessa maniera, agiscono tutti allo stesso modo, e non vanno neanche in bagno se “il gruppo” cui appartengono non da loro il permesso.

Dal punto di vista sociale questo è di importanza cruciale perché se è vero che le cose più importanti si imparano divertendosi, chi guarda Star Trek e si diverte, impara tantissimo sulla natura umana e su come rapportarsi al mondo esterno.

Ho sempre pensato che Star Trek sia qualcosa di più di un semplice svago. Al di là del fatto che è un prodotto godibilissimo e molto ben fatto (compreso il senso logico che collega tutte le puntate e tutte le serie, se vogliamo trascurare qualche YATI occasionale…), penso che possa offrire una filosofia di vita molto interessante, punti di vista non convenzionali che danno adito a discussioni di pensiero, valori umani, e non umani, da tenere in considerazione e soprattutto il fatto di non avere paura del “diverso da noi”.

Tempo fa lessi un articolo molto interessante a proposito di Spock: il segreto del suo fascino, per migliaia di adolescenti, sta nel fatto che è così sottilmente diverso dagli altri; costretto a confrontarsi continuamente con qualcosa, dentro di lui, che lo spinge contemporaneamente verso tante direzioni diverse. Ebbene, secondo l’articolo, questo non è altro che il riflesso di come un adolescente vive il passaggio dall’età fanciullesca all’età adulta: milioni di nuovi stimoli e così poca preparazione per affrontarli, catalogarli e capirli. Da questo punto di vista, sapere dell’esistenza di un alieno che deve affrontare quotidianamente questo tipo di ordalia e che, con l’aiuto di Amici riesce ad affrontare tutte le difficoltà, ha contribuito in maniera enorme al successo del personaggio.

Accettare la diversità, il nuovo, l’imprevisto a cuore e a mente aperta.

Forse sono andata un po’ fuori tema rispetto a Deep Space 9, ma è difficile separare le varie serie, visto che hanno tanti punti in comune e sono così strettamente interconnesse.

D’altra parte tutti sarete già a conoscenza del fatto che i nostri eroi della Stazione Spaziale hanno vissuto una meravigliosa avventura nel passato nel telefilm dal titolo “Trials and Tribble-action”: io ho avuto la fortuna di vederla e vi assicuro che è un capolavoro di tecnologia (nostra tecnologia, dei maghi degli effetti speciali del team di ST) e di affetto (affetto per i miti degli anni 60, che con budget ridottissimo hanno dato vita ad alcuni dei personaggi migliori della storia della televisione).

Vi lascio allora con una citazione, proprio da questo telefilm, che riassume un po’ il fatto che in Star Trek, niente è mai come sembra, e che mi ha dato lo spunto per scrivere, in questo articolo, un po’ delle mie opinioni.

 

Jadzia e Sisko sono sull’Enterprise “senza nessuna lettera nel nome” e stanno fingendo di avere a che fare con un pannello di controllo. Kirk e Spock sono in un corridoio adiacente e stanno parlando tra loro.

 

Jadzia: "He's so much more handsome in person... and those eyes..."

Sisko: "Kirk had quite the reputation as a ladies' man..."

Jadzia: "Not him. Spock!"

 

Jadzia: "E’ talmente tanto più affascinante di persona… E quegli occhi..."

Sisko: "Kirk ha sempre avuto la reputazione di essere un rubacuori..."

Jadzia: "Non lui. Spock!"

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