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| SCENARI DI
OGGI, IERI, DOMANI di Domenico Ciccone Quante volte
abbiamo letto o sentito, negli ultimi mesi, di nuove meraviglie della
scienza e della tecnica che legano la loro natura più o meno direttamente
al mondo di Star Trek? Il campo di indagine è sempre più vasto
giorno dopo giorno, ed investe un numero di scoperte che spazia in ogni
direzione. Abbiamo
esempi di oggetti di uso quotidiano o quasi, dal cellulare come diretto
discendente dei comunicatori della serie classica, al kit diagnostico
portatile multifunzione che è ormai una realtà in molti ospedali d’oltreoceano
e che ricorda tanto il trycorder medico; abbiamo soprattutto esempi di
fisica teorica trek non ancora applicabile alle grandi masse ma comunque
applicata, anche se solo per miliardesimi di secondo e in rapporto a infinitesimi
di atomi (pensiamo agli esperimenti di teletrasporto dei fotoni e ai calcoli
di teorico raggiungimento della velocità warp). Gli
stessi sceneggiatori di Star Trek hanno guardato con molto interesse
al fatto che quella che si ritiene fantascienza televisiva si stia lentamente
evolvendo in qualcosa di più: uno degli episodi più interessanti in questo
senso è stato “Future’s End ”(VOY ), basato proprio sugli effetti di uno
sviluppo tecnologico negli ultimi quindici anni considerato quasi “alieno”
se rapportato con quello di un intero secolo precedente. E’
mia opinione, comunque, che la parte tecnologica più affascinante di tutto
l’universo trek siano sempre stati i computer, e questo per un motivo
ben preciso: perché sono stati i congegni sci-fi che hanno dimostrato
la maggiore verosimiglianza con la realtà evoluzionistica che i vari sceneggiatori
immaginavano, e anche perché sui computer Star
Trek ha sempre avuto un’attenzione e una cura del particolare maggiore
rispetto ad altre serie televisive. Facciamo
un esempio pratico: se osserviamo la proiezione della realtà tecnologica
che in una serie come Spazio 1999
si immaginava sarebbe avvenuta dalla messa in produzione a vent’anni
circa, non si può fare a meno di sorridere. Infatti, ci si trova ancora
a fare i conti con gli enormi “armadi” a dischi magnetici che sfornano
biglietti traforati a codice, pensando così che l’evoluzione dei computer
si sarebbe avuta solo in ampiezza di dimensioni, e non in miniaturizzazione
della componentistica (un mito vivente della fantascienza come Arthur
Clarke, che aveva immaginato allo stesso modo il suo gigantesco HAL di
2001 Odissea nella spazio,
ebbe modo di ammettere che mai avrebbe immaginato un progresso di questo
tipo nei computer). Vero è che molte di queste cose le ritroviamo anche
negli episodi della CLA, ma già se consideriamo lo schermo visore di Spock
o gli strumenti medici di Bones, si può notare, ovviamente col senno di
poi, una propensione a “indovinare” forme di progresso scientifico ben
al di là della semplice inventiva fantascientifica. Dal
computer duotronico della CLA siamo poi passati, attraverso intere generazioni
di macchine pensanti e parlanti, ai circuiti a gel bioneurali, con una
dovizia di particolari tecnici e ingegneristici senza pari. E ancora una
volta, la realtà sembra più vicina alla fantasia di quanto non si possa
credere. Una
ricerca pubblicata sulla rivista americana Proceeding
of National
Academy
of Sciences
illustra l’esperimento di un gruppo di ricercatori dell’Università di
Princeton, i quali hanno messo a punto il primo computer a molecole organiche,
una macchina cioè che non usa il silicio come base per i propri microchip,
ma un codice basato su Dna e Rna, vale a dire le molecole del codice genetico. Il
funzionamento di un simile computer era stato ipotizzato fin dal 1994,
ma solo nello scorso febbraio si è arrivati alla realizzazione pratica.
Ci si è basati sul parallelismo tra lettere e numeri usati per il funzionamento
del Dna e dei processori: il Dna immagazzina tutte le sue informazioni
combinando quattro lettere, A T C e G, mentre i computer usano combinazioni
di numeri 0 e 1 (ricordate l’episodio TNG sui binari 1001001)?
Partendo
da queste premesse i ricercatori hanno sciolto in una provetta molecole
di Rna e hanno collegato la provetta ad un elaboratore del tipo di quelli
usati per le analisi dei tessuti. Per
testare questo “computer biologico” si è utilizzato un classico (per i
test sugli elaboratori) problema di scacchiera: trovare cioè quanti cavalli
possono entrare in una scacchiera senza che si possano attaccare l’un
l’altro, determinando ovviamente anche la loro posizione. In
questo esperimento ogni molecola di Rna presente nella provetta rappresentava
una possibile soluzione; i ricercatori hanno poi aggiunto un enzima di
Dna capace di leggere l’Rna scegliendo solo le risposte giuste. Alla
fine il computer ha individuato 43 soluzioni esatte, sbagliandone una.
Un computer a chip di silicio non avrebbe mai commesso anche un solo sbaglio,
ma gli scienziati avevano già considerato la necessità di dover provvedere
a correggere eventuali errori. Oggi
come oggi l’utilizzo pratico di un simile computer è praticamente impossibile,
soprattutto se paragonato alle possibilità offerte dagli elaboratori classici;
l’intento di queste sperimentazioni è rivolto invece verso le possibilità
per gli elaboratori di gestire autonomamente la loro programmazione e
la loro diagnostica quando ce ne sia bisogno, limitando l’intervento del
programmatore ad una basilare immissione di informazioni primarie. Un
computer biologico sviluppato potrebbe evitare futuri mastodontici e dispendiosi
interventi per problemi simili all’Y2K, poiché sarebbero gli stessi elaboratori
ad avere la capacità di escludere a priori programmazioni simili. Applicazioni
più consone a noi trekker, inoltre, sono quelle previste per la gestione
di satelliti e navicelle spaziali esplorative, per evitare che la mancata
ricezione di un comando per l’apertura di un’antenna mandi in fumo progetti
da milioni di dollari (caso ultimo quello della “Mars
Endevour”). Ovviamente
da qui ai gel bioneurali la strada è ancora lunga e difficile, ma non
impossibile. Ci basti pensare che ancora una volta Star Trek non ha solo immaginato il futuro: lo ha anticipato come
un moderno e affidabile veggente. Alla
prossima. Se volete commentare questo articolo scrivete a Warp Mail |
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